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Reviews - Lebowski
:: Lebowski - Cinematic - (Autoprodotto - 2011)
Strepitoso. Incommensurabile. Diceva il mio beneamato docente di Storia della Musica che sono poche le opere liriche in cui è possibile trovare bella musica: una di queste è la Bohème, l’altra è la Carmen. Poco importa che mio padre, pucciniano ma soprattutto verdiano fino al midollo, abbia commentato che la Carmen è musica “per cafoni”: il succo dell’affermazione resta. E se tutti i fans sfegatati di Yann Tiersen commenteranno che un genio contemporaneo delle soundtracks esiste già, non posso che essere d’accordo con loro. Ma accanto a lui e ai busti di Bizet e Puccini va collocata l’effigie di quattro distinti signori polacchi che rispondono al nome di Lebowski. Risparmiatevi facili battute sull’assonanza con il capolavoro dei fratelli Coen, anche se alla lontana il nesso c’è. A parte la definizione di “capolavoro” tranquillamente affibbiabile a “Cinematic”, il sottotitolo dell’album recita solenne “Music to a non-existent movie” ed è tutto dire, perché dietro il concept dell’album c’è il tributo pagato dai Lebowski alle grandi figure del cinema internazionale, in particolare a quelle provenienti dalla Polonia, patria della band.
Si inizia con “Trip to Doha”: secchi accordi di chitarra elettrica a disegnare spazi progressive sorretti da un tappeto di tastiere che assume connotazioni floydiane nel finale e un sapore da guitar work ingentilito da arpeggi aperti. È la title-track che funge da compendio dell’intero album: piano, sfuriate di chitarra ritmica e immancabili estratti cinematografici in un incedere spezzato che sfocia verso un climax aperto ed arioso.
L’analisi delle singole tracce in ogni caso non renderebbe piena giustizia ad un lavoro da ascoltare nella sua totalità, pur se in ognuno dei suoi pezzi si nasconde un piccolo capolavoro. Tuttavia, su singole note si fonda un commento, ed ecco dunque la dolce “Old British Spy Movie” e la francesizzante “Encore” con un organetto in ostinato e atmosfere tanto care ai Blonde Redhead. L’inquietante incipit di “Aperitif for breakfast” evolve in un pattern ritmico di basso e batteria che richiama gli Yes degli anni ’70. “Human Error” è la degna chiusura di un vero e proprio viaggio, affidata a hammond e percussioni con un salto indietro nel tempo che ci riporta ad atmosfere decisamente settantiane, senza che per questo la band perda la sua verve sperimentale. Se siete anche voi un po’ figli di \"Kieślowski\" e del suo visionario operare, non mi resta che augurarvi buon viaggio…
Voto: 9/10
Francesco Faniello

Contact
www.lebowski.pl
www.myspace.com/worldofcinematic
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