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Reviews - Le Maschere Di Clara
:: Le Maschere Di Clara - 23 - (Jestrai - 2010)
Direttamente dalla tradizione più classica della musica approdano al rock che più sperimentale è difficile da immaginare: Le Maschere di Clara che con il loro primo ep dal titolo 23 presentano 4 brani di puro godimento estetico e sonoro, per la durata... bè... di 23 minuti ovvio!
La successione progressiva dei primi accordi di \"Porpora\" incanta e inganna col virtuosismo del violino di Laura Masotto a corde tesissime e nervose (pertanto, magistrale), che non fa rimpiangere affatto l\'assenza di chitarre ma ti trascina in un vortice di sperimentazione artistica che non si risparmia affatto.
In questo loro primo capolavoro i tre ragazzi veronesi c\'hanno buttato dentro tutto: anni di studi classici, passione per il rock, voglia di spingersi oltre e di sfidare le frontiere del \"classificare per forza di cose i generi musicali\" e inquadrarli per forza di cose dentro degli schemi.
Cantano così Le Maschere di Clara, nel brano \"Frammenti\" (il più viscerale dei 4 pezzi) si sfogano e urlano \"bramando di spezzare la logica del suono\". Geniali.
Voto: 8/10
sara centaro

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www.myspace.com/lemascherediclara
www.jestrai.com
:: Le Maschere Di Clara - Anamorfosi - (Black Widow – 2011)
Brutta gatta da pelare l’esordio sulla lunga distanza de Le Maschere Di Clara. Mettere su carta la descrizione del suono di una band non è mai impresa semplice. Bisogna raccattare a piene mani esempi da ciò che il lettore ha già ascoltato. Ma in questo caso non è facile individuare dei termini di paragone. Le Maschere propongo un qualcosa di unico a livello nazionale, e non solo. Quindi per descrive quanto composto dal trio formato da Lorenzo Masotto (piano, basso, voce), Laura Masotto (violino, voce) e Bruce Turri (batteria, voce), butto giù i primi aggettivi che mi vengono in mente: criptico, acido, complesso, snob e intrigante. Per quanto concerne la prima qualità, il gruppo tende a nascondersi, a giocare con l’ascoltatore. E qui viene in mente non solo il termine anamorfosi utilizzato nel titolo ma anche quel Gustavo Rol a cui è stato intitolato un brano. Il sound è acido, si rifà in parte al noise anni 90, e in molti passaggi isterico. Conseguenza naturale delle prime due caratteristiche è una certa complessità di fondo, quasi progressiva. L’attitudine snob del gruppo è evidente sin dal monicker, omaggio a Clara Josephine Wieck, pianista e compositrice tedesca dell’800, moglie di Robert Schumann. Questa contrapposizione clasicco-moderno (attenzione, non ci troviamo innanzi al solito polpettone volgare, pomposo e stucchevole che si incrocia spesso in ambito power-black sinfonico) rende il tutto intrigante. Passiamo alle similitudini, il primo nome da tirare in ballo è quello dei King Crimson: Le Maschere ricordano Fripp e compagni in più di un passaggio, certo la matrice noise va ad affievolire le similitudini, scongiurando il rischio di considerare il gruppo dei Masotto una semplice clone band. Il secondo nome che mi è saltato in mente è quello dei Primus, l’attitudine musicale è simile a quella del trio capitanato da Les, anche se ai nostri connazionali manca quell’ironia che caratterizza i lavori degli statunitensi. Terzo e ultimo nome è quello degli High Tide, il violino di Laura in più parti mi ha ricordato il suono acido di Simon House. E quando si parla di Anamorfosi non si può tirare in ballo lo strumento ad arco, vera e proprio elemento caratterizzante di tutto il lavoro. Se di pregi il lavoro ne ha a iosa, non mancano alcuni difetti: una certa ripetitività e un certo specchiarsi nella propria bravura. Da questo punto di vista, una maggiore linearità potrebbe giovare l’ascolto. Il mio pezzo preferito dell’album è “Gustavo Rol”, ma anche “Acheronte” e “Piombo”, entrambi arricchiti dalla presenza di Nicola Manzan (Bologna Violenta), risultano notevoli. Un grande esordio che lascia presagire interessanti evoluzioni future.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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:: Le Maschere Di Clara - L’alveare - (Materiali musicali - 2012)
Possono convivere Alda Merini, Quasimodo, Pirandello, Levi, Haendel, Prokofiev insieme ad un basso distorto, una batteria e un violino elettrico? Certo che sì, e il risultato di questa convivenza è grandioso. Arrivati al traguardo del secondo album dopo il debutto “Anamorfosi” e l’ep “23”, il trio veronese composto da Lorenzo (voce, basso e piano), Laura (voce e violino elettrico) e Bruce (batteria) insieme a un quartetto d’archi e alla preziosissima collaborazione di Andrea Battistoni, il più giovane direttore d’orchestra mai salito sul podio del Teatro alla Scala, offre alle orecchie dei fans vecchi e nuovi un riuscitissimo connubio di letteratura, rock e musica classica.
La fusione tra la musica classica e il rock in Italia ha una felice tradizione, e tra gli episodi più conosciuti e riusciti ricordiamo i tre Concerto Grosso dei New Trolls; nell’alveare delle Maschere vari sono gli episodi dove le distorsioni del trio dialogano con il quartetto d’archi, alternando momenti più melodici e di ampio respiro, ad episodi più tesi e cupi: “Il Fu Mattia Pascal”, “Se questo è un uomo”, “Satura”, “Notturno”, “Collezione di sabbia”, “Fatti non foste per viver come bruti”. L’incontro tra i due generi non si ferma al rielaborare le parti scritte dal gruppo, ma porta temi cari alla musica classica in un contesto elettrico: tra gli altri, troviamo il tema del Lawrence d’Arabia e il quintetto di Schumann.
Colonna portante di questo disco è lo stile di Bruce (batteria): dialoga con gli strumenti ad arco, trascina le parti elettriche e spesso e volentieri utilizza arrangiamenti cari ad altri generi come il metal o il rock progressive.
Un disco davvero riuscito, scritto da un gruppo che ha qualcosa da dire. Bravi.
Voto: 7/10
Enrico Cazzola

Contact:
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