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Reviews - Le Cose Bianche
:: Le Cose Bianche - Sadomanticonvulsion - (Naked Lunch Records - 2014)
Disturbati, cercatori di sonorità sempre più estreme, esploratori dei recessi più reconditi dell’animo e affini, la cena è servita. Piatto del giorno Le Cose Bianche, un monicker sufficientemente evocativo di sensazioni disgustose e di recessi fungosi da essere più che eloquente. No, non mi sto rimangiando quanto detto in sede di recensione di “A World Lit Only By Fire” dei Godflesh: i Maestri restano i Maestri, ma è pur vero che sin dai tempi di Genesis P-Orridge e dei suoi Throbbing Gristle l’avanguardia industrial/elettronica non si è mai posta in contrasto con se stessa, e ha sempre mirato al sovvertimento puro, guardando semmai con diffidenza a chi si erge a facile profeta di un sound “arrivato” e definitivo. Non è certo il caso di questo progetto nato nel 2008, sostanzialmente una one-man band in cui gli intenti power electronics sono ovviamente accompagnati spesso e volentieri da immagini di impatto, ma (ed è l’aspetto preoccupante) vivono comunque di vita propria nella dimensione sonora, proprio come avviene per i “colleghi” E-Aktion, vecchia conoscenza di queste pagine. “Sadomanticonvulsion” è il disco di cui ci occupiamo, ristampa a cura della Naked Lunch dell’originale pubblicato su Crepuscole du Soir: trentuno minuti di delirio lancinante, con connotazioni urbane senza velleità pre- o post-apocalittiche, ma radicate su coordinate crude e reali. Simili giri di parole rendono solo parzialmente il vociare ossessivo di “What can you find in bad procured”, rievocato su “Shitcracker” e riasserito definitivamente sulla marziale title-track, con feedback lancinanti. O le fiamme di “Protesta Negra”, che vede la partecipazione di E-Aktion in un ideale scambio di collaborazioni che è anche declinato in un climax che lascia spazio all’oscurità più nera. Altro esempio è “Motherkey”, che ci restituisce in tre minuti e mezzo un suono laminato, grezzo e quasi memore delle suggestioni espresse da Moroder nella sua interpretazione di Lang. Affreschi di realtà, suoni ossessivi e la fine delle regole armoniche; se non fate parte della schiera citata in apertura e vi sentite comunque pronti a concedervi un viaggio nel parossismo di LCB, assicuratevi di tenere ben stretto il biglietto di ritorno.
Voto: SV
Francesco Faniello

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