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Reviews - Lacuna Coil
:: Lacuna Coil - Broken Crown Halo - (Century Media - 2014)
Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quell’edizione del Gods Of Metal durante la quale i Lacuna Coil furono accolti dalle bottigliate del pubblico, impazienti di avere sul palco gli Slayer. E ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Amy Lee assistette ad un loro live storcendo il naso e considerandoli palesemente una presenza di passaggio in quell’universo che la sua creatura dominava maestosamente. E ne è passata di acqua sotto questi dannati ponti da quando una band sconosciuta, chiamata Ethereal rilasciava il suo demo tape cercando il giusto spazio nello spietato mondo del metal. Ne è passata di acqua è vero, e tanti hanno cambiato la loro vita. Probabilmente tanti idioti che in quel fatidico Gods of Metal giocarono al tiro al bersaglio, sono diventati dei grigi impiegati in qualche anonima azienda ed hanno smesso di seguire la musica ed il metal. Altri (Amy Lee) hanno smesso di sfornare dischi degni di nota, cadendo in una crisi compositiva profonda. Ed i Lacuna Coil? Beh, la truppa italiana è là al suo posto, esattamente dove dovrebbe essere: a lanciare questo nuovo disco, l’ennessima fatica che ancora una volta dividerà il popolo del metallo italiano tra chi li osanna e chi (in realtà in numero sempre decrescente) li accusa di non essere metal, di non essere originali, ed altre cose similari che già conoscete, perchè, del resto, passano gli anni ma il lessico di molti che si ergono a Defender of The Faith resta sempre lo stesso!
Ma veniamo a questo “Broken Crown Halo” e rompiamo ogni indugio. La formula del disco è pressochè identica a quella del suo predecessore “Dark Adrenaline”, nonostante il produttore Don Gilmore sia stato sostituito da Jay Baumgardner, e questo dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che la band ha sviluppato una forte identità che prescinde dall’eminenza grigia dietro le quinte. Tutto sommato l’atmosfera generale si spinge su corde più cupe e sofferte rispetto al lavoro precedente, con un pizzico di modernità in più, evidente soprattutto in un ben dosato utilizzo di loop industrial e nelle chitarre che si spingono sempre più verso sonorità di matrice americana.
Si parte subito forte con la strepitosa “Nothing Stands in Our Way”, brano già ascoltato un paio di mesi fa con il teaser rilasciato dalla band. Pezzo potente, cattivo, lineare e coinvolgente, con una Cristina particolarmente ispirata e con Andrea che ringhia e trascina. Se il buon giorno si vede dal mattino, sarà una gran bella giornata! Con la successiva “Zombies”, il clima diventa più sulfureo. Grandissima prestazione di Maus alla chitarra, che tiranneggia con un cupissimo riff in drop e con un solo in cui affonda la giusta dose di tecnica. Il brano seguente “Hostage to the light” è, a mio avviso, il meno riuscito del disco con un intro di synth che richiama alla memoria fantasmi di alcune produzioni dell’ex Gilmore (Linkin Park su tutti) ed un refrain, comunque, molto orecchiabile. Ma la band riaggiusta subito il tiro con la malinconica “Victims” e la coinvolgente “Die and Rise”, dimostrando di aver trovato il perfetto equilibrio tra la vena decadente degli albori e quel sound più altermative ed elettronico che aveva caratterizzato il periodo “Karmacode” e “Shallow Life”. Convincente anche la successiva “I Forgive” (Eccellente la performance di Cristina in questo frangente), ma il capolavoro della band arriva con la track numero 7: “Cybersleep”, brano di fattura assolutamente sperimentale, soprattutto per le sue venature elettro-dark e le composizioni delle linee vocali che mostrano una maturità mostruosa nel songwriting della band. I Ragazzi della spirale spingono ancora il piede sull’acceleratore nella successiva rabbiosa “Infection”, prima di assestare il colpo finale con il trittico da 10 e Lode: “I Burn in You”, “In the End I Feel Alive” e “One Cold Day” (Il mood di quest’ultima è molto vicino ai tempi di Comalise).
Di acqua ne è passata sotto i ponti, ed i Lacuna Coil lo sanno bene mentre si crogiolano nei riflessi di questo Broken Crown Halo, ennesimo disco capolavoro di un combo che, per strane ragioni, è molto più apprezzato fuori dai patri confini che non in territorio italico. Il capitolo numero 7 della loro discografia rappresenta una vetta altissima, con una maturità compositiva, tecnica e sonora frutto di anni di lavoro duro, trascorsi on the road a confrontarsi con i più grandi del mondo (System of a Down, Moonspell, Ozzy, Disturbed e chi più ne ha più ne metta...), ingoiando indici accusatori di censori oltranzisti, bifolchi tavestiti da metallari, pregiudizi e quant’altro. I Lacuna Coil sono tornati e se non vi fosse chiaro... ”Nothing Stands in Our Way”.
Voto: 8/10
R. Doronzo

Contact
www.lacunacoil.it
www.centurymedia.com
:: Lacuna Coil - Shallow Life - (Century Media – 2009)
Come già preannunciato in svariate interviste , l’album “Shallow Life”, nuovo cd dei Lacuna Coil, segna il passaggio del gruppo nel mondo del “metal commerciale”. Infatti secondo me il termine adatto è questo visto che i pezzi non suonano più come suonavano una volta, anche solo rispetto a “Karmacode”. A dirla tutta l’album non mi spiace affatto, nonostante queste sonorità un po’ diverse dal solito. Scivola via bene, ben ascoltabile con la Scabbia ovviamente protagonista assoluta. I pezzi tipicamente stile Lacuna Coil sono pochi: “I Survive” che apre l’album è uno di questi e la hit “Spellbound”, con ritmi tenebrosi e atmosfere oscure. Ci sono canzoni anche più ritmate, ma con tempi più pop che metal, come “I Won’t Tell You” e “Not Enough”. In tutto questo si riesce a trovare anche una canzone alla Linkin Park: “I’m Not Affraid”, anzi sinceramente le note sembrano a tratti quelle di “Runaway” proprio di quest’ultimi. Una metamorfosi sinceramente inaspettata, soprattutto ricordando il precedente lavoro. Probabilmente neanche non dettato dalla propria volontà, nonostante nelle interviste abbiano dichiarato il contrario. In definitiva questo album non mi spiace e ei sono contento di avere loro come esponenti del metal made in Italy (anche se di made in Italy c’è molto poco). Un lavoro tutto sommato sufficiente e soddisfacente.
Voto:6.5/10
Christian

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