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Reviews - Kupid’s Kurse
:: Kupid’s Kurse - Decahedron - (Revalve Records - 2013)
Con un nome come Kupid’s Kurse, mi aspettavo qualcosa di più sdolcinato; invece non è così! La band in questione aveva pubblicato un mini-cd dal titolo “A New Beginning” nel 2008 (autoprodotto), invece “Decahedron” è il loro primo full-length; questa è una giovane band proveniente dalla vicina Svizzera, e grazie alla nostrana Revalve Records pubblica un disco che possiamo tranquillamente collocare nella scena del Death Metal. Va subito detto, però, che i ragazzi si ‘rifanno’ a band con suoni più moderni, rispetto ai classici cliché del genere; ma col tempo, dopo ripetuti ascolti, riusciranno a catturare anche l’attenzione di qualche fan oltranzista! Non passa inosservata anche la pulizia del suono, elargendoci quell’aspetto glaciale che arricchisce l’atmosfera del disco (e perché no, anche fantasy, vista la copertina e parti dei temi trattati). Il disco inizia con un’ispirazione più melodica (vicina appunto al Melodic Death Metal) con l’opener “Corrupted”, con varie ed interessanti parti di chitarre e break-down care anche al metalcore, e con il cantante che alterna growl e scream con tanta tranquillità. “Foreboding Dawn” (la seconda traccia) è meno veloce della precedente, e chiude con il pianoforte; “The Blight”, invece, è trascinante… con alcune parti, che ricordano (ancora) il metalcore. “A Dreamless Machine” è melodic death metal con alternanze di blast-beat, ed ancora alternanze di scream e growl! “Engulfed by Darkness” inizia con un arpeggio di chitarra acustica, poi si trasforma, con arpeggi distorti (elettrici), per poi esplodere in una tempesta di voci (anche in questa traccia, i Kupid’s Kurse non nascondono le loro ‘influenze’ metalcore)… saltando alcune tracce (per evitare di essere ripetitivi – anche se non mancano parti interessanti), passiamo alla penultima “The Modern Prometheus”; il brano inizia con il ‘fischio’ di un macchinario (medico?), per poi ‘correre’ tra riff e ritmi, sempre più veloci, sempre più freddi e con le partiture moderne – che gli svizzeri non nascondono. Infine abbiamo “Lunar Mutation”, la prima traccia che inizia con un po’ di sinfonia (con un leggero accenno a qualche band ‘melodic black metal’); ma subito si torna a pestare, con le chitarre metalliche e i ritmi del metalcore che seguono a gran velocità… e con un organo che entra a portare un tocco di orrore e malinconia al sound. Forse il minutaggio per qualche brano è un po’ eccessivo, ma per il primo disco glielo concediamo. Come prima prova, possiamo dire che i Kupid’s Kurse abbiano svolto un bel lavoro; sono riusciti a miscelare le loro influenze in un genere spesso ripetitivo e monotono. “Decahedron” non sarà un capolavoro, lo ammettiamo; ma se continuano così, non si tarderà a parlare di loro. Continuate così, a noi piace!
Voto: 7,5/10
Giovanni Clemente

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