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Reviews - King Diamond
:: King Diamond - Abigail 2 - (Metal Blade Records - 2002)
Roberto, mastermind e \"capo\" di Raw & Wild, ha insistito tanto nel volermi affidare questa
recensione, pur sapendo del mio non piu\' totale \"coinvolgimento\" nell\' heavy-metal, che mi accingo a narrarvi, anche se in modo un po\' \"distaccato\", dell\' ultima fatica del Re, uno degli idoli della mia adolescenza… musicalmente, le coordinate sono sempre le stesse: metallo con i coglioni fumanti, ora speed, ora + cadenzato, dalle tinte orrorifiche, condotto per mano dalla \"Sua\" inimitabile voce, un falsetto beffardo e maligno…da segnalare, come di consueto, \'ottima performance di tutti gli strumentisti, dotati di tecnica sopraffina. Volendo scendere nello specifico, ho gradito particolarmente trax quali \"Miriam\", \"Slippery Stairs\" e \"Broken Glass\", davvero molto evocative. Come al solito, si tratta di un\'opera curata nei minimi dettagli, un concepì \"da paura\", con tanto di albero genealogico all\'interno del booklet, riguardante la famiglia \"La Fey\". Sicuramente, King Diamond sta invecchiando nel migliore dei modi, sfornando una serie di prodotti dall\'elevato tasso qualitativo, anche come Mercyful Fate, senza mai risultare patetico o ripetitivo, capace di iniettare quel malsano feeling che da sempre contraddistingue le sue opere. Massimo rispetto.
P.S. Saro\' mica stato troppo accondiscendente rispetto ai miei soliti standards? Nooo, è tutto Meritato. Alla prossima.

A
:: King Diamond - Dreams Of Horror - The Metal Blade Years - (Metal Blade - 2014)
Mi sono avvicinato speranzoso a questo disco, proprio perché oltre ad avere un’autentica venerazione per il Re Diamante e il suo Fato Misericordioso ho enormi lacune sulla produzione post reunion con i vecchi compagni di avventura negli anni ‘90. Pur abituato ad ascoltarne gli album per intero, logico che una compilation dal sottotitolo “The Metal Blade Years” sia apparsa come il viatico più adatto per conoscere i trascorsi di Diamond e della sua band degli ultimi quindici/vent’anni, ossia di tutta la fase discografica da me saltata a piè pari. Ahimè, nulla avviene per caso, come ho avuto occasione di constatare anche in questa occasione: il fatto che nelle collezioni dei “Grandi Vecchi del Metallo” la discografia degli Helloween non abbia mai sfiorato “Pink Bubbles Go Ape”, quella dei Venom non sia mai andata oltre “Possessed” e il Ronnie James Dio solista sia stato lasciato in buona compagnia dei suoi album degli anni ‘80 significherà pur qualcosa, dico io. Lo stesso vale per il nostro simpatico danese, che dopo aver rievocato Abigail LaFey, messo su la saga di King, Missy e della nonnina, e cantato le poco edificanti gesta di Father Picard e Jeanne Dibasson era tornato alla grande in casa Mercyful Fate con “In The Shadows”, un disco ispirato e in grado di competere alla pari sia con i precedenti che con l’ottima produzione solista sino ad allora realizzata. Le vecchie abitudini sono però dure a morire, e così il buon Diamond rimette su il progetto solista (stavolta in parallelo, data anche la leggera diversità di intenti con la band madre) e torna nel 1995 con “The Spider’s Lullabye”: il resto è storia, e comunque è quello che trovate in questo “Dreams Of Horror - The Metal Blade Years”. A mio parere Diamond e il fido Andy LaRoque avevano già detto tutto con i primi cinque incredibili dischi, e in effetti quello che avviene nei successivi non è altro che la riproposizione di uno schema ben rodato, ma che non gode più dell’ispirazione dei precedenti capitoli, sia a livello compositivo che esecutivo (le armonizzazioni e gli assoli di LaRoque e dei suoi colleghi degli anni ‘80 – Denner in primis – sono e restano mitici). Quindi… i pezzi? Sono qui presenti vari estratti da ognuno dei dischi del periodo in oggetto, e si parte con un’opener tutto sommato classica come “Dreams”, incentrata sul magnetismo vocalico di King Diamond, a cui fanno seguito l’orrifica “The Spider’s Lullabye”, le incursioni nello speed di “Waiting” e “Heads On The Wall” (caratterizzata da un bell’intro che torna nel pattern ritmico dell’intera traccia), la carica evocativa di “Voodoo” e la bella atmosfera “Help!!!”. Il quattro quarti di “Black Devil” ricorda da vicino “Holy Water” dei Mercyful Fate, mentre il refrain di “Spirits” ci riporta ai tempi di “Them” o “The Eye”, per poi approdare alla dinamicità tipica di “In The Shadows” con “The Puppet Master”, e sono solo alcuni degli esempi della già citata ciclicità della produzione del Re Diamante, a testimonianza di come l’alchimia magica creata dallo stesso insieme a Shermann e Denner sia replicabile ma difficilmente eguagliabile senza gli stessi elementi. Chiusura discreta affidata a “Blue Eyes”, alla successiva “Never Ending Hill” (molto simile a “Painkiller” nel suo incedere) e al valzerino macabro che costituisce l’ossatura di “Shapes of Black”: siamo al 2007, anno di “Give Me Your Soul… Please”, e ora attendo, più che un altro album in studio, la calata di King e soci in Italia, in qualsiasi incarnazione essi siano, in modo da mettere la parola fine ad un’attesa che dura da tanto, troppo tempo. Per quanto riguarda il mio giudizio complessivo su questo disco, basti prendere la tracklist di una qualsiasi compilation del periodo di Diamond alla Roadrunner e la stessa vincerebbe a mani basse… e non bisogna neanche andare lontani, poiché questo non è altro che il Disc 2 di una raccolta ben più vasta che vede nel primo capitolo estratti del calibro di “Family Ghost”, “Black Horsemen”, “The Invisible Guests”, “At The Graves”, “Eye Of the Witch” e “Insanity”: il King Diamond migliore era tutto lì, e se siete al vostro primo approccio con il Re Diamante è lì che l’orrore è servito. Quello vero.
Voto: SV
Francesco Faniello

Contact
www.kingdiamondcoven.com
:: King Diamond - The puppets master - (Metal Blade Records - 2003)
Mmmhhh, recensire un disco del re diamante, artista tra i miei preferiti, devo dire che mi è risultato davvero arduo. Non che il disco sia particolarmente difficile da assimilare o fuori dagli schemi “diamondiani”, solo che non so da dove iniziare. Proviamo dall\' inizio. Dopo l\'uscita di capolavori come Abigail, Them e Conspiracy, il re continua a produrre album di un certo spessore, come Voodoo e House of God, lontani dall\'eguagliare i tre lavori sopra citati, ma assolutamente degni di nota più che positiva. Dopo queste uscite più che buone arriva il tanto evitato passo falso: Abigail II: il disco piu\' inutile che King abbia mai dato alle stampe. Non brutto, ma totalmente fotocopiato dai suoi due più vicini predecessori. Passo falso fatto, cosa di cui si è accorto di sicuro anche lui è tempo di tornare a suonare musica di valore. E con Puppets, ci è pienamente riuscito. Tralasciando il titolo che mi suona un pò di gia sentito (chissà perchè) ed il concept piuttosto stupidino, l’album va che è una meraviglia. Midnight, Emerencia, No more me, dimostrano che il passato può anche essere ricordato con meno nostalgia, mentre Living dead, Darkness e la bella title track ci trasportano tra i folli sogni di uno dei geni più produttivi del Metal. La voce è sempre la stessa la si ama o la si odia, le chitarre taglientissime grazie ad un La Rocque molto ispirato e ad una produzione molto buona, e il tutto scorre senza cali di tono.
Ottimo lavoro senza ombra di dubbio che consacra il re ad autentica icona Metal. Ma ce n\'era ancora bisogno???
Detto questo è tempo di dire che dopo tutte le belle parole spese un po’ d’amaro in bocca rimane. C\'e un fottuto qualcosa che non mi soddisfa al 100%...Ma cosa?
Il concept? Noooo. Il titolo? Noooo. L\'ascoltare la stessa cosa da 7-8 anni? Nooo???! Aaarrghhh!!

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