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Reviews - Killswitch Engage
:: Killswitch Engage - As Daylight Dies - (Roadrunner - 2006)
Questa band statunitense fortemente dedita ad un metal-core di stampo moderno, tocca sempre buoni livelli del sound ultralaccato, proposto in questi ultimi anni da svariate band. Questo album fortifica la discografia dei KE e non disdegna di ripetere le melodie e i riff possenti del predecessore \"The End Of Heartache\", con l’inconfondibile voce di Howard Jones e le granitiche partiture della band. Anche in questo full-lenght, le orecchiabili atmosfere, piazzate nel pieno di possenti accorgimenti, rinnovano sia il carisma della band che le critiche positive alzate sul loro conto. L’opener è affidata alla titletrack, che si scaglia veloce e al tempo stesso melodica (in pieno stile KE) sull’ascoltatore. Riassume l’intero disco grazie alle soluzioni di accostare parti forti ad altre melodiche succitate in precedenza. Pezzi validi come “My Curse” e “Break The Silente” avvalorano la tesi che la band ha ancora molto da dire grazie anche all’ottima produzione che pompa il disco vertiginosamente e un artwork di tutto rispetto. I brani su questo As Daylight Dies, raccolgono devoti da tutte le parti del mondo e, cosa insolita, lo stile adottato raccoglie fans di diverse fazioni: si pensi alla musica pop e ci si scontra con ritornelli alla Laura Pausini intervallati da distorsioni appesantite. D’impatto.

Stefano De Vito
:: Killswitch Engage - Killswitch Engage - ( RoadRunner - 2009)
Purtroppo è anche questione di gusti.
Per quanto possa adorare il metal pesante e non disdegni né il black né il death metal, l’ultimo album dei Killswitch Engage \"Killswitch Engage\", il quinto per la band del Massachussets, ha qualche nota thrash di troppo.
Il loro metalcore è sicuramente ben riuscito: l’hardcore punk si fonde perfettamente con il thrash, il death e il melodic death; tecnicamente ineccepibile, sia la band che Howard Jones, il vocalist del gruppo, non sono tuttavia riusciti ad entusiasmarmi più di tanto, facendomi malignare sul fatto che questo gruppo appartenente alla New Wave of American Heavy Metal, sia una variante più piatta di artisti di altro livello come gli AC/DC e perché no, anche i Dimmu Borgir, a cui mi è impossibile non pensare quando si parla di black metal.
Ma la musica, come tante altre cose, è un fatto di emozioni, e i Killswitch Engage me ne hanno suscitate poche. Qualcuno potrebbe anche dissentire da quello che dico, ma in fondo, come dicevano i latini…De gustibus non disputandum est!
Voto: 5,5/10
Freddie.A.

Contact
www.killswitchengage.com
www.roadrunnerrecords.it
:: Killswitch Engage - The end of hearthache - (Roadrunner - 2005)
Con \"the end of hearthache\", probabilmente ci troviamo difronte ad un prodotto che si colloca
ai vertitici di quel movimento ormai noto come new wave of american heavy metal.
Le caratteristiche di un disco commercialmente vincente ci sono tutte e la roadrunner, consapevole dell\'attuale target, ha puntato molto sui killswitch engage, cosa facilmente intuibile già dall\'artwork. Doppio disco con contenuti speciali (video e versioni live), copertina 3d ed un immancabile booklet completo di testi, info e ringranziamenti (sono citati gruppi come Arch enemy, in Flames, Soilwork, Cradle of Filth, HIM, Kitty ecc..), la scuderia è sicuramente di prim\' ordine. Inutile sottolineare l\'eccelsa produzione, dall\'impeccabile sound in stile \"rectifier\" delle chitarre, agli inserti di doppia cassa super triggerati, caratteristiche essenziali dell\'attuale standard.
Ai metallers di vecchia data risulteranno chiare alcune citazioni: è comunque di crossover che
stiamo parlando. A livello tecnico-compositivo la band sfoggia qualità elevate, fermo restando
che la voce, nella totalità dell\'opera, ha sicuramente un ruolo di primaria importanza.
Il pezzo che più rende l\'idea di ciò che il gruppo è capace di fare è proprio il singolo \"the end of
hearthache\" (presente anche in resident evil 2), dove sulle chitarre che non si limitano al solito unisono la voce del frontman, Howard Jones, mette in secondo piano lo scream per dedicarsi ad aperture melodiche intelligenti ed originali che, mio malgrado, finiscono per ripetersi nelle successive tracce. Nel lettore le 12 songs scorrono dinamiche ed incalzanti, ritmicamente potenti, accattivanti tanto da piacere anche ai palati più delicati.
Il range tonale su cui giocano tanto le linee di chitarra quanto le linee vocali, pur risultando limitato, non inficia la buona qualità del prodotto.
Non un disco per true metallers ma sicuramente qualcosa per chi ama il giusto compromesso tra nuovo e vecchio, pugno e carezza, potenza e melodia... a Voi l\'ascolto.

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