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Reviews - Katatonia
:: Katatonia - The Fall of Hearts - (Peaceville - 2016)
“The Fall of Hearts” segna l’ennesima tappa del cammino evolutivo per i Katatonia… in venticinque anni, spaziando dal metal oscuro, al metal progressivo/malinconico – in parallelo con i connazionali Opeth! Non è facile (almeno per il sottoscritto) isolare uno o più brani per sintetizzare la bellezza di questo disco – e sono certo che sarete d’accordo, se avete amato l’ultima incarnazione/evoluzione della band! Da lodare il lavoro delle chitarre: gli arpeggi, le parti acustiche, le atmosfere e l’energia. Citiamo qualcosa, come antipasto – poi spetta a voi scoprire il resto… come ad esempio l’opener “Takeover”, un brano di sette minuti ove gli elementi cupi si fanno epici con alternanza di emissioni dovute alle chitarre distorte e alle chitarre delicate – belle le atmosfere, che riprendono quelle degli ultimi dischi. Bella anche la chitarra acustica (soprattutto) nella parte centrale di “Decima”, che si amalgama con malinconia e bellezza alla voce di Renkse; un brano delicato, che anticipa la più ‘energica’ “Sanction”, con una parte strumentale al limite del post rock! “Serac” invece è la traccia più lunga del disco, con chitarre pesanti e l’orchestrazione che rende le atmosfere più morbide – mentre le chitarre si fanno corrosive. Una sirena apre “Shifts”, brano ‘delicato’ e dal sapore malinconico – con un contorno post rock/shoegaze… le percussioni dal sapore tribale si fanno apprezzare in “Pale Flag” – oltre alla chitarra acustica, quasi monocorde ed ossessiva (bellissima l’atmosfera)! A chiudere questo bellissimo disco è “Passer”, un altro brano ricco di chitarre energiche – che duellano con maestria con la sezione ritmica e la voce ammaliante di Jonas Renkse. Una band intelligente, che ha saputo osare senza rinnegare il passato; che ha saputo ‘incastrare’ una voce malinconica a dettagli melodici e con arrangiamenti interessanti; come dicevo in apertura, un percorso parallelo agli (ultimi) Opeth, ma anche agli Anathema (di qualche disco fa) senza però rinnegare un tocco di personalità! E allora, se avete apprezzato/amato l’ultima svolta della band svedese, non resterete delusi di fronte a diversi brani di cotanta bellezza… non indulgiate, accorrete a comprarlo – j’adore!
Voto: 9/10
Giovanni Clemente

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:: Katatonia - The Great Cold Distance - (Peaceville - 2006)
Se, il precedente disco degli svedesi Katatonia, intitolato \"Viva Emptiness\", aveva lanciato l’amaro in bocca, il nuovo lavoro soddisfa in pieno, Tutto quello che mancava nella produzione precedente e tutto il meglio di “Dance Of December Souls” e “Brave Murder Day” è tutto qui concentrato.
Il disco è composto da dodici magnifiche tracce scure e circondate da oppressive atmosfere ghotic anche se nel complesso il sound ricalca molto lo stile e le sonorità dei Tool.
L\'opener \"Leaders\" è un chiaro esempio di tutto questo, chitarre pesanti e aggressive, per spostarsi su un ritornello.
Quasi tutti i brani sono impostati su questa soluzione però non cadendo nel banale e ripetitivo.
Sicuramente i brani migliori sono la quarta traccia, My Twin\", molto melodica e con un ritornello di quelli che subito si stampa in mente, ottimo l’undicesimo, \"The Itch\", uno dei brani più vari, gioca molto sul fatto che si struttura in due principali parti, una più melodica e di atmosfera e l’altra più aggressiva e veloce con schitarrate virulente e doppia cassa sparata, bellissima la parte C che viene letteralmente spezzata dalle virulente chitarre prima citate.
L’ultimo brano è il più decadente, lento, doom di tutto il disco, richiama molto le atmosfere dei primi lavori.
Ottimo lavoro, sicuramente uno dei migliori, si ascolta senza noi o cali di stile, da questo disco è stato estratto un singolo dal brano “My Twin” dove la band ha realizzato anche il suo primo video clip.

BF

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