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Reviews - Kamelot
:: Kamelot - Ghost Opera - (Spv/Audioglobe - 2007)
“Ghost Opera” è il nuovo album del gruppo di progressive metal fondato nel 1992 e proveniente dalla Florida. Come al solito, i Kamelot non si smentiscono e realizzano un altro album pieno di sorprese e cose “sfiziose”. Il che è molto facile per i Kamelot in quanto abbiamo a che fare con un gruppo dalle superiori qualità compositive e tecniche. La particolarità del loro sound è dovuta all’estrema perizia di costruzione di ogni brano che sembra passare attraverso il vaglio di più fasi di composizione. C’è un senso di monumentalità al dir poco impressionante e che esce fuori con fare imperioso in tutte le undici canzoni di “Ghost Opera”. Sembra che lo spirito immortale di Richard Wagner abbia trovato nuova dimora nell’anima di questi cinque musicisti. Altro fatto importante è la loro capacità di sperimentare nuove strade e con strumenti musicali non appartenenti alla dimensione rock.
I Kamelot hanno colpito di nuovo...

Emanuele Gentile
:: Kamelot - Ghost Opera – The Second Coming - (Spv/Audioglobe - 2008)
Si tratta della ristampa dell’album più rappresentativo della carriera per il gruppo americano, ma con quel quid che lo renderà un c.d. “must to have”. Infatti “Ghost Opera – The Second Coming” viene pubblicato accompagnato dal primo live ufficiale. Il live è la fedele riproduzione di un concerto tenuto a Belgrado e contiene tutti i classici dei Kamelot. L’atmosfera che riescono a produrre ed emanare i Kamelot è un qualcosa di magico. Il sound si alterna fra momenti epici ad altri più forti. Su tutto si erge la grande capacità espressiva di Khan, uno dei vocalist più rappresentativi della nuova generazione metal. E’ con piacere che riascolto “Ghost Opera”, “Mourning Star”, “Abandoned” o “Epilogue”. Interessanti le outtakes “Pendulous Fall” oppure il remix di “Rule The World”. Insomma, un reissuing di classe per un gruppo maestoso.

S.V. (l’arte non deve essere sottoposta a giudizio…)

Emanuele Gentile
:: Kamelot - Haven - (Napalm Records - 2015)
Sono passati 3 anni da quando i Kamelot avevano messo sul mercato “Silverthorn” primo capitolo che ha visto alla voce Tommy Karevik, talentuoso vocalist svedese; “Silverthorn” è stato un disco acclamato, in quanto ha riportato la band statunitense ai vecchi fasti compositivi dell’epoca di “Karma” ed “Epica”, che l’avevano a suo tempo portata sull’Olimpo delle band power symphonic. Karevik ha saputo non far pesare la mancanza di Khan, cercando modderatamente di ispirarsi vocalmente a lui per non snaturare l’approccio caldo ed evocativo del suo predecessore, caratteristica che ha contraddistinto i Kamelot negli anni. Ora ecco “Haven”, nuova fatica di Youngbood e soci! Che dire di questo nuovo capitolo Kamelot? Ho ritardato la recensione per darmi il tempo necessario per giudicare al meglio questo disco, che a primo impatto mi aveva spiazzato non poco. La prima traccia che la band ha messo in rete non mi aveva soddisfatto al meglio, la canzone in questione è “Veil Of Elysium”, classica cavalcata alla Kamelot di quelle che ho sempre tanto amato, ma che rischiava di essere il preludio ad un disco ripetitivo. Niente paura, “Haven” non è solo questo, ma un album sensazionale, scuro, esplosivo, cupo, melodico e sinfonico… un condensato di pura goduria per l’orecchio dell’ascoltatore. Se “Black Halo”, “Ghost Opera” e “Poetry For The Poisoned” per me erano mezzi flop, per la particolare influenza gothic che li contraddistingueva, “Haven” è davvero fantastico, e lo è proprio per la sua componente gothic! Nel disco precedente Karevik si era limitato ad imitare Khan, questa volta (senza snaturare troppo la melodia e l’approccio melodico dei Kamelot) ha fatto suo il lirismo, mettendosi più a suo agio, rendendo più personale l’esecuzione, dando un tocco di maggior classe, il tutto reso vincente da melodie azzeccate e cantabili all’infinito… si parte con “Fallen Star” introdotta dalla magnifica voce di Karevik, brano dalle sonorità epiche; ma sono il primo singolo “Insomnia”, accompagnato da un videoclip da una bellezza allucinante, e “Citizen Zero” a dare spazio alle sonorità buie cupe e dark che caratterizzano l’album, specie quest’ultima, accompagnata com’è da riffoni in stile doom; si passa per la succitata “Veil Of Elysium” da me maltrattata all’inizio ma apprezzata col tempo per il suo fantastico ritornello, uno dei più belli mai composti dalla band; spazio alla classe canora di un immenso Karevik che emoziona tutti nella bellissima ballata dai sapori medioevali di “Under Grey Sky”, dove lo troviamo a duettare con una altrettanto brava Charlotte Wessels; si torna a picchiare ma con classe con “My Therapy” brano accompagnato da un riff di chiara estrazione prog, e con ritornello che non sfigurerebbe nei migliori H.I.M., grazie a queste melodie gothic che si susseguono per tutto “Haven”. Un disco che vi lascerà senza fiato, con la mastodontica “End Of Innocence”, le sperimentali e prog “Beautiful Apocalypse” e “Liar Liar”: si passa per l’acustica di “Here’s To The Fall” ma subito dopo è “Revolution” a dare una scossa, per poi chiudere con una malinconica “Haven”, la title track strumentale. Tiriamo le somme: “Haven” è un disco straordinario, moderno, al passo con i tempi e soprattutto non annoia mai, grazie alla varietà musicale che questa volta i Kamelot ci hanno proposto; un Tommy Karevik più a suo agio rende il tutto ancor più di qualità, una produzione potente e cristallina rende piacevole l’ascolto, e soprattutto una giusta scelta delle melodie rappresenta la carta vincente per questo nuovo capitolo dei Kamelot. Semplicemente da avere!
Voto: 10/10
Antonio Abate

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www.kamelot.com
:: Kamelot - Silverthorn - (SPV/Steamhammer - 2012)
Riassunto delle puntate precedenti: dopo l’ottima triade composta da The Black Halo-Ghost Opera-Poetry for the Poisoned, il cantante dei Kamelot, Roy Khan, decide di abbandonare la band in seguito a un esaurimento nervoso.
La conseguente ricerca di un nuovo frontman porta a Tommy Karevik, cantante dei Seventh Wonder, già presente con i Kamelot nel tour di supporto a Poetry for the Poisoned, insieme a Fabio Lione (Rhapsody, Vision Divine) e Simone Simons (Epica), durante la pausa di riflessione richiesta dal buon Roy Khan.
Arriva il 2012 e porta negli scaffali dei negozi di settore “Silverthorn” nuova fatica del gruppo, la decima per l’esattezza. Una grande delusione.
Ho divorato il precedente album, “Poetry for the Poisoned” per via di quel suo alone oscuro, “gotico”, un disco curatissimo che portava la musica dei Kamelot verso una strada diversa da quella precedentemente percorsa. Tutto questo in “Silverthorn” non c’è.
Probabilmente Thomas Youngblood, chitarrista e mente della band, ha preferito riportare la musica del gruppo verso lidi più sicuri, ma la sicurezza qui è un po’ troppa. Quest’album è decisamente sottotono con una caduta di stile vergognosa che risponde al nome di “Song for Jolee”, ballata tendente al pop, semplicemente agghiacciante. Siamo distanti anni luce da “Abandoned”, per intenderci.
Il resto del disco scorre via senza lasciare grandi emozioni, qualcosina di buono lo si può trovare in “Ashes to ashes”, “Torn” e “Veritas” e nel singolo apripista “Sacrimony” che mi aveva fatto ben sperare, ma siamo di molto sotto la media.
Nulla da dire su Tommy Karevik, ottima voce, fa il suo lavoro, purtroppo in certi punti capiterà all’ascoltatore di chiedersi se Roy sia davvero uscito dalla band in quanto le somiglianze sono inquietanti ma sicuramente non sarà stata una sua scelta. Il problema è che anche la musica fa solo il suo compitino, e questo lascia un bel po’ di amaro in bocca, soprattutto considerando i mille commenti entusiastici apparsi sui vari social network di Youngblood e Palotai (il tastierista) durante la lavorazione dell’album, presentandolo come qualcosa di assurdo, ecc., ecc.
In conclusione non mi sento di consigliare quest’album ai fans della band, soprattutto a chi come me ha apprezzato gli ultimi tre lavori, in particolare “Poetry for the Poisoned”; in questi momenti di magra per il portafoglio conviene portare la propria attenzione altrove.
Voto: 5/10
Enrico Cazzola

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