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Reviews - Jacula
:: Jacula - Pre Viam - (Black Widow – 2011)
Quando una band torna dopo una lunga assenza sulle scene, è legittimo porsi domande tipo che musica conterrà l’album? Come suoneranno i nuovi “x”? Tutti questi interrogativi, nel caso degli Jacula, il cui ultimo lavoro risale a lontano 1992 (Anno Demoni), hanno minor senso. Gli Jacula sono Antonius Rex, e l’artista da qualche hanno ha ripreso la sua carriera solista con uscite costanti. Quale sia stata l’evoluzione stilistica del nostro, è cosa risaputa. Conscio che per gli Jacula la musica è il mezzo non il fine, avevo preventivato di ritrovarmi tra le mani un album che avesse dei suoni moderni e non una mera riproposizione del classico sound 60-70. Perché se AR è stato un innovatore una quarantina d’anni fa, lo è anche ora, e al momento della composizione utilizza tutto il potenziale tecnologico a sua disposizione. Per quanto concerne il fine, questo è rimasto immutato: creare musica esoterica. Come ogni buon stregone, Antonius Rex ha un assistente. Nel caso di Pre Viam (per gli amanti dell’enigmistica sarà un gioco da ragazzi scoprire cosa si cela dietro questo anagramma) questo ruolo non è rivestito da Doris Norton, tradizionale compagna del nostro nei lavori precedenti, ma da Rexanthony, che qualcuno di voi ricorderà per alcuni tormentoni datati anni 90. L’apprendista stregone altri non è che il figlio del cuore pulsante degli Jacula. Fatte queste premesse, passiamo ai contenuti: l’album è concept che narra le vicende di una ragazza posseduta. Per questo suona come una sorta di colonna sonora oscura, ossessiva e magica. In questa guisa nulla è cambiato nella proposta di Antonio Bartoccetti. Se l’iniziale “Jacula is Back” è una sorta di manifesto dalle atmosfere gotiche e goblinane, la title track ha un forte sapore rituale. Quasi celtica, e dal vago sapore oldfieldiano, “Blacklady Kiss” forse il brano più propriamente rock di Pre Viam. “Deviens Folle” è un pezzo romantico (nel senso di struggente), “In Rain” si assapora un misticismo pari a quello che permea gli album dell’Hilliard Ensamble. “Godwitch” ha una coda prog (non ho mai considerato gli Jacula un gruppo progressivo tout court). “Possaction” è un orgia di suoni e campionamenti, il giusto finale per un’opera così oscura. A me l’album è piaciuto, e non poco. Certo molto dipende dall’approccio che si ha al momento dell’ascolto, se si desidera riassaporare i suoni di In Cauda Semper Stat Venenum e di Tardo Pede in Magiam Versus, allora meglio stare alla larga. Se invece si è alla ricerca dello spirito che avvolgeva quegli album, Pre Viam non deluderà.
Voto: 7,5
g.f.cassatella

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