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Reviews - Jackal
:: Jackal - ...like a jackal - (Autoprodotto)
Ottime idee e ben messe in opera, fanno di questo primo demo, un disco ascoltabile e diretto. Legati ossessivamente alla Nwobhm, il quartetto napoletano mette in mostra cinque pezzi ben suonati, con uno splendido arpeggio nella seconda traccia “The Age of the Beast” e un ottima introduzione nella quinta “Rise From the Dust”. Gli assoli di chitarra non convincono pienamente ma, per il resto, tutto è pronto per costruire un discreto seguito a questo Like a Jackal. L’opener “Jackal” è veloce e tagliente mentre “Torquemada”, mostra una cadenzata partenza che affonda il suo sound nelle note centrali. La band è molto legata a sonorità maideniane e, in alcuni momenti, si lascia trasportare in note poco originali che sanno di già sentito. E’ del tutto normale come prima esperienza, l’importante è avvicinarsi al genere con la dovuta calma per cercare sonorità sempre più avvincenti. Un segno tangibile di personalità rimane senza dubbio l’ultima “Rise From the Dust”, con varie sfumature e un buon assolo di chitarra; le diverse atmosfere definiscono la linea musicale usata dalla band e, con questo ultimo pezzo, chiudono il loro primo lavoro nel migliore dei modi.

Ignis fatuus

Contact
www.jackal.org.uk
info@jackal.org.uk
:: Jackal - Black Inside - (Autoprodotto)
Dopo aver già recensito il debutto con il demo “…Like a Jackal” dei Jackal, si può costatare una certa deviazione che ha contraddistinto la band dall’esordio e cioè, l’allontanamento dalle sonorità maideniane e le partiture arrangiate in maniera migliore. La scena Nwobhm, è sicuramente la spina dorsale del quartetto napoletano che si esibisce in 6 tracce di questo album. La partenza con “Empire Strikes First” sottolinea la buona trovata di contornare la voce del cantante con dell’eco, durante il ritornello. I vocalizzi sono da rivedere, vista l’attitudine della band ad alzare la tonalità senza però fare i conti con la voce del cantante. Alcune partiture riescono a colpire (un esempio “She’s so Bad”), altre rimangono ancora un punto interrogativo come la malinconica “Ardent Sighs And Blazin Tears” che non ha nulla a che fare con quello che si è cercato di creare sino a questo momento. Un groviglio di accordi già sentiti e mal suonati. Si chiude con “I Raise my Hands” per riportare il disco nuovamente sulla strada intrapresa. C’è ancora da migliorare sulla personalità della band, che in alcuni momenti risalta e in altri scompare.

Stefano De Vito

Contatti:
www.jackal.org
info@jackal.org.uk
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