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Reviews - Ivan Mihaljevic
:: Ivan Mihaljevic - Destination Unknown - (SG Records – 2010)
Ivan Mihaljevic è un giovane chitarrista croato componente degli Hard Time, band hard rock con all’attivo la partecipazione al Wacken Open Air del 2005. “Destination Unknown” è la sua seconda prova da solista, 11 tracce alternate tra strumentali e non (alla voce c’è lo stesso Ivan, accompagnato in questa sede dalla band dei Side Effects). Nonostante lo stile a tratti un po’ acerbo, le potenzialità ci sono davvero tutte, a livello sia tecnico che compositivo. Il giovane axeman si cimenta in varie sfaccettature del rock duro, dalla ballad al brano prog, per giungere agli strumentali di rito, in cui è evidente l’influenza di padri putativi come Vai, Petrucci e Bettencourt, oltre di Paul Gilbert, per cui è stato opener nella tour croato del 2008.
Dopo la opener “Instant Star”, per la verità un lezioso esercizio easy listening sulla scia degli Extreme, “The Curse” irrompe con la sua carica di malinconia e le doppie voci in stile AOR, subito seguita da “Choosh Pies”con il suo incedere tribale e zappiano, poche vocals e una buona prova tecnica. “Post-apocalyptic Images” è un interessante intermezzo di pura poesia con voce e piano, mentre “Dreamscapes” presenta interessanti spunti di armonie vicine a Marty Friedman, con scale arabeggianti bene eseguite sia sulla plettrata alternata, sia sugli sweep.
In “Shadows” fa capolino un flauto, quasi a strizzare l’occhio alla tradizione balcanica, con una chitarra acustica in ostinato e la voce di Ivan molto a suo agio in queste atmosfere.
Sulla stessa linea, in chiave prog, è “The Pirate Song”, per la verità un pelino al di sopra delle capacità tecniche di Mihaljevic, che appare più a suo agio nel rock stradaiolo e nei momenti acustici rispetto alle incursioni nei tempi spezzati e negli arzigogoli dello stile che ha fatto la fortuna di Dream Theater & Co.
Un arpeggio ben costruito introduce la prima parte di “Sorry”, sorta di compendio dello stile del guitar hero croato, nel quale si predilige la dimensione acustica e soffusa al “wall of sound” costruito nel corso del lavoro.
Un CD che restituisce lo spaccato di un artista con ottime prospettive, seppur con qualche margine di miglioramento, ma soprattutto con la speranza di sentire ancora parlare di un esponente di una scena giovane e in crescita com’è quella del sud-est europeo.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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www.ivanmihaljevic.com
www.myspace.com/imihaljevic
:: Ivan Mihaljevic - Sandcastle - (Attic Room – 2008)
Ci son molti virtuosi o guitar hero preferite voi (non ho ancora capito se davvero esiste una differenza tra i due termini), ma ogni qual volta ne ascolto uno rimango sempre esterefatto. Nel caso di Ivan Mihaljevic le cose però sono ancora più pazzesche: per la giovane età, per l’impegno che ci ha messo negli studi ed ovviamente per l’incredibile bravura. A soli 22 anni Ivan, giovane croato, dà alla luce un album letteralmente pazzesco sia per ciò che lui è capace a fare con la sua sei corde e sia per la sorprendente facilità d’ascolto con cui questo cd si porge. A 14 anni inizia la sua passione, poi la frequentazione della Rock Accademy e alla Highschool for Jazz and Popular Music dove studia anche piano e canto, tutto questo culmina in un primo album incredibile. La title track apre l’album e lo apre nella maniera più azzeccata possibile intonando di continuo un motivetto di facile ascolto e soprattutto facile da ricordare soprattutto per il numero delle volte che viene effettuato. Si passa poi alla più melodica “Cascading Mirrors” per poi passare ai ritmi più incisivi e cattivi quasi black di “Bulldozer”. I veri capolavori sono le due “Questions in my Mind part.1 e part.2” uguali, o quasi, di titolo ma completamente diverse nello svolgimento: una più complessa ed articolata che arriva quasi alle soglie del prog della prima parte alla più melodica ed affascinante parte due. Lo stile è diretto ed esplicito, per nulla complicato da ascoltare, anzi. A me a tratti ricorda molto Paul Gilbert, ma ovviamente ogni accostamento è del tutto fuori luogo visto la giovane età del ragazzo e l’enorme esperienza dell’altro, poi ovviamente è tutto puramente soggettivo, quindi per far si che anche voi vi facciate un idea ascoltatelo perché ne vale proprio la pena.
Voto:7.5/10
Christian

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