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Reviews - Iron Maiden
:: Iron Maiden - Brave new world - (EMI - 2000)
So già che con questa recensione attirerò le ire di molti, ma mi sento onestamente e senza remore di dire che l’ultimo degli Iron Maiden è una cagata immane! ; prima che possa venir sbranato vivo, è giusto informarvi che fino a 3 anni fa circa ero un grandissimo estimatore della band inglese, ma se è vero che sputerei su chiunque si ostinasse ipocritamente e vilmente sulle scene, senza la benchè minima convinzione(si vede e si sente!), allora gli Irons sarebbero tra i miei bersagli preferiti(dopo i Metallica, of course!), adesso indegni di un passato furioso. Passiamo al disco: stendo un velo pietoso sui volti da extracomunitari di Smith, Dickinson e McBrain nel libretto e sul retro, e si parte con “The wicker man”, il singolo apripista, un brano di rock duro, poco ispirato, con Dickinson che non che non spicca a dominare come una volta, con 3 chitarre che ne valgono una in quanto ad aggressività, ed un coro finale (same old oh-oh) che sa tanto di boa di salvataggio; “Ghost of the navigator” ricalca cose già ascoltate, ma ciò non sarebbe del tutto un male se non fosse pesantemente carente di adrenalina e feeling: pollice verso; la title-track fa veramente schifo, moscissima e con un refrain ripetuto fino allo sfinimento(tra l’altro con un testo pateticamente buonista), “Blood brothers” mi fa solo ridere (e chi mi conosce sa), cercando di fondere del rock con strumenti di ispirazione classica, con lo stesso risultato che otterrebbe un gruppo rap con dietro la “Philarmonic Orchestra” di Berlino: incompatibili ed inconciliabili ! “The mercenary” ha un ritornello che recita “Nowhere to run, nowhere hide…” riferendosi forse a colui che, sentendo il full lenght, viene sommerso dalla piattezza dei suoni e dalla prolissità ed inconcludenza delle tracks.
“A dream of mirrors” prima di arrivare al dunque lascia trascorrere quasi 2 minuti e mezzo di chitarra – voce da romanticone; forse però non è un male perché il testo fa pena. Il brano n. 7 addirittura scomoda il nero monarca in persona nel titolo: “The fallen angel”, forse carina, vuole un pò troppo riproporre atmosfere cupe alla “Powerslave”. “The nomad”, la successiva, prima di essere ascoltata tutta in un sol respiro, ha necessitato di non pochi tentativi falliti: 9 minuti!!!!!! Gli Irons forse qui vorrebbero esprimere tutta la loro riflessività (o paranoie dovute all’ età) combinate con i classici scossoni elettrici: per me la noia continua a regnare sovrana.“Ourt of the silent planet” ruba l’intro ai Guns’n’Roses più melensi e poi si dipana su cardini tutto sommato coerenti col loro stile: credo sia una delle meno peggio, almeno un po di ritmo….. l’ultima song ha per ritornello una ideale ed azzeccata colonna sonora da serie TV americana quale “Dawson’s Creek” o menate simili………PUAH!!Conclusioni: mi aspettavo davvero faville dal ritorno di Dickinson, invece il gruppo mi pare stanco, annoiato e noioso, pseudo-intellettualoide, con scarsa ispirazione e mordente, nonostante 3 chitarre(?) non c’è alcun “wall of sound”; traspare poca volontà di imporsi e primeggiare……..salvo la produzione e la tecnica (ci mancherebbe altro dopo 20 anni)….cercate di non comprarlo, o se lo avete già, incastratelo sotto il piede ballante del vostro divano.

A

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:: Iron Maiden - Dance of death - (EMI - 2003)
..e finalmente eccolo,il nuovo album della Vergine di Ferro!!!!!!!! Sono passati tre anni e quattro mesi da quel trenta maggio 2000 ,data d\'uscita del grandissimo \"Brave New World\",disco che segnava il ritorno di Bruce ed Adrian ,disco molto diretto ma allo stesso tempo ricco di emozioni e passione.3 anni,dicevo ,che mi/ci hanno \"sfiancato\"..ma adesso ce l\'ho tra le mani..oh,bambino!!!!!!La fottuta attesa non è stata affatto vana,dato che \"Dance of Death\" è un disco di una grandezza \"sconfortante\".I sei Maiden,hanno sfornato uno dei loro più grandi album,mixando Heavy classico,prog rock\'70,e teatralità;un album secondo solo alla maestosità di \"Powerslave\" o di \"Somewhere in Time\".un album mooolto vicino ,per quanto riguarda atmosfere e composizioni a \"Seventh Son\".Adesso eccovi \"Dance of Death\" track by track : Wildest Dreams: singolo apripista,epico e trascinante che ha già infiammato i cuori dei Maideniani italiani il 15/06 ad Imola.Dal vivo il pezzo rende ma su disco è molto più dirompente. Voto 7
Rainmaker:primo gioiellino dell\'album;epica e veloce,questa canzone va,coinvolge ed avvolge,grazie ad una prestazione di un Dickinson immenso(cosa che si nota su tutto l\'album).Da notare la somiglianza con i lavori solisti di Bruce. Voto 8
No more Lies: figlia del genio di Steve Harris(.che nome celestiale.) \"No more\"vi farà cantare dalla prima all\'ultima nota.Grande chorus,grande pathos .Splendente.Voto 8
Montsegur:mamma mia che canzone..ascolto obbligato .Il riff d\'apertura,che ricorda \"Powerslave\"accostata a \"Fallen angel\" e\' un macigno. Voto 8+
Dance of Death:cosa dire? Una suite di più di 8 minuti,chorus maestoso,assoli ispiratissimi,e un Dickinson...inimagginabile.Immensa..Voto 9
Gates of Tomorrow:dopo un inizio un po\' altalenante , la canzone si riprende diventando trascinante e molto accattivante.Il pre-chorus sembra un jet in fase di decollo. Voto 7
New Frontiers: prima song scritta da Nicko dopo il suo ingresso nella band(1983!!!!).Speed track molto epica con un stacco strumentale centrale tipico Iron Maiden.Bello il Chorus e gli assoli. Voto 7+
Paschendale:spettacolare perla.Epica,proggheggiante a tratti,potente e passionale.Il vero volto dei Maiden di oggi.Perfetta. Voto 9
Face in the Sand:meravigliosa track dai tratti un po\' atipici per i Maiden,con una veloce figura di doppia cassa a sostenere un tempo cadenzato,quasi come una marcia .Ascoltate Dickinson..Voto 8,5
Age of Innocence:forse uno dei riff più pesanti mai scritti da Dave Murray;apre una song meravigliosa..che potrebbe stare tranquillamente su \"The X Factor\"o su \"Chemical Wedding\" di Bruce,tanto è variegata;Emozionante il chorus .Commovente. Voto 8+
Journeyman:per la prima volta i Maiden ci regalano un brano acustico.,una semi-ballad dal sapore epico-triste davvero introspettiva.Atipica me davvero unica. Voto 8
E cosa dire di più?\"Dance of Death\" e\' un nuovo grandissimo album della più grande Metal band mai esistita,la Heavy Metal band per eccellenza,che non sbaglia un colpo .che è incapace di deludere i propri fans.\"Dance of Death\",l\'esatta prosecuzione di \"Seventh Son\",per un verso,la totale maturazione di una band per un altro.Iron Maiden..and the legend lives on! Up the IRONS!!!!!!! Voto complessivo:9,5

IN

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:: Iron Maiden - Dance of death - (EMI - 2003)
Dopo circa tre anni dall\'uscita del loro ultimo studio album, i Maiden ritornano più granitici che mai, proponendo un lavoro dai sapori lontani, ben fusi con le ultime raffinatezza stilistiche presenti nel precedente Brave New World.
Erano un pò di anni che i Maiden non riuscivano a sfornare un disco convincente e travolgente come questo, riff trascinanti e potenti, fantastici arrangiamenti, una eccellente performance vocale di Dickinson, raffinate melodie, fantastiche soluzioni stilistiche, cavalcate di chitarra elettrica, epiche costruzioni armoniche, una insolita presenza di archi sinfonici, insomma, direi che sfiora quasi la perfezione, se non fosse per alcune piccoli cali presenti in un paio di pezzi.
I brani sono lungni come nel precedente, talvolta un pò prolissi e compiaciuti, ma l\'emozionante energia che riescono a sprigionare è quella di The Number of the beast, Powerslave e Seventh Son.
Ma iniziamo subito ad entrare nel vivo con il primo brano intitolato Wildest Dreams e già famoso ai fans più affezionati perchè reso disponibile dalla band su internet ancor prima della distribuzione del disco, e presentato per la prima volta in Italia dal vivo durante la tournèe del \"Vision of the beast tour\" nella data di Imola del 16/06/2003.
E\' il classico brano di apertura, sinceramente non mi aveva fatto un ottima impressione, anzi, sarò sincero, mi ha fatto accapponare la pelle, non mi ha trasmesso nulla, solo orrore, però ora devo dire che non è niente male, un coinvolgente ritornello e un fantastico solo per tre minuti di pura energia targata Iron Maiden, anche se comunque il brano non è nulla di eccezionale.
Ma l\'album vero è proprio ha inizio dal secondo brano intitolato Rainmaker. Fantastico dall\'inizio alla fine, quasi un tuffo nel passato, ottime le chitarre, esplosiva la batteria del simpaticissimo Niko, emozionante l\'arrangiamento vocale, piacevole la leggerissima presenza di un suono synth durante il ritornello.
Segue No More Lies, già inserito dal sottoscritto tra i classici della band. Un intro stile Brave New World apre il brano, arpeggio di basso, accordi di chitarre puliti, un leggero suono di archi synth ci introducono nell\'esplosivo e accattivante ritornello accompagnato da martellanti timpani all\'unisolo con le chitarre distorte. Un brano potente chefa tornare alla mente album come Seventh son... e Powerslave.
Il brano che segue è intitolato Montségur, forse qui si può assaporare una delle migliori esecuzioni di Mr. Dickinson che ancora sa involarsi tra acuti quasi imprendibili, ma sempre con gusto e raffinatezza. Una massiccia ritmica accompagna il brano che vi farà sicuramente scuotere la testa.
E\' arrivato il momento della title-track, Death of Dance, al primo acchitto può lasciare interdetti, si apre con un epico intro arpeggiato ma dopo circa tre minuti possiamo assaporare nuove sonorità fin ora estrane ai Maiden. Ecco il primo brano dove è presente l\'orchestra.
Personalmente credo che questo tipo di accostamento è di difficile riuscita, vedi l\'ultimo lavoro dei Kiss in Alive IV, ma in questo caso il connubio rasenta la perfezione riuscendo ad amalgamarsi a pennllo con tutta la struttura del brano. Mitici gli assoli dei tre.
Il brano che segue è intitolato Gates of Tomorrow, non l\'ho trovato particolarmente intrigate, già la band è solitamente accusata di essere molto ripetitiva, in questo brano anno riunito tutto il peggio della loro carriera, arrangiamenti banali e un ritornello preso pari pari a Dejavu presente in Somewere in Time, se lo potevano risparmiare per un b-side per dare subito spazio al primo brano dove compare il nome di Niko Mc Brain, New Frontier, anche questo in chiave Somewere in Time, ma sicuramente meglio riuscito rispetto al precedente.
Siamo ormai arrivati all\'ottava traccia, Paschendale, dove è possibile riassaporare, anche se in chiave più ridotta, apocalittici archi fusi ai marmorei riff e ai classicissimi soli made in Maiden che compongono questo articolato brani, con numerosi cambi di tempo, una struttura originale per otto minuti e ventisette secondi, che non fanno mai stancare l\'ascoltatore.
Passiamo alla traccia successiva che mi ha ricordato subito Blood Brothers, inizia quasi alla stessa maniera per poi stravolgersi nel suo corso, stiamo parlando di Face in the Sand, dove per la prima volta Niko utilizza per tutto il brano una cadenzata doppia cassa che si fermerà solo durante il solo di chitarre, tutto accoppiata ad ascuri riff di chitarra e tappeti di tastiere.
Eccoci al penultimo brano, Age of Innocence, composto in maniera molto classica, gradevole anche se nulla di eccezionale, unica nota dolente il ritornello, troppo melodico.
Journeyman, il brano che chiude l\'album, è difinibile come la ciliegina sulla torta, non perchè ci riporta alla memoria cose del passato, ma perchè è completamente diverso dalle solite composizioni, potremmo definirla un\'epica ballata di chitarre acustiche e archi, un sound mai proposta dalla band ma di ottima riuscita.
E\' dal 1983 che ascolto i Maiden, mi reputo un vero e proprio estimatore, immaginate che questa recensione è stata fatta non dal cd ma da un trioplo pic-disc, sono rimasto veramente affascinato dai nuovi orizzonti stilistici presenti in questa piccola perla musicale.
Ora non dobbiamo fare altro che aspettare la nuova tournèe italiana, in ottobre la band suonerà il 27 a Milano e il 28 a Firenze, noi ci saremo convinti che sarà come sempre fantastico, non vediamo l\'ora di ascoltare i nuovi brani dal vivo.
Up the Irons !!!

BF

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:: Iron Maiden - Iron Maiden - (EMI - 1980)
Questo è il primo capitolo di un’interminabile serie di produzioni che formeranno milioni di metal kids, stiamo parlando di Iron Maiden, il primo lavoro della band uscito nel lontano 1980, quando band come Deep Purple, Led Zeppelin, E.L.P., UFO… furono messi letteralmente da parte per dare spazio al fenomeno punk che vide nascere come dal nulla, un sound più irriverente, aggressivo, duro, selvaggio, stiamo parlano dell’heavy metal e in particolare dell’inizio della New Wave of British Heavy Metal.
E proprio in quegli anni la band pubblico il suo primo singolo intitolato Running Free, seguito dal loro omonimo lp.
I quegli anni erano scambiati per un gruppo punk metal garzie al look di Paul, tipicamente punk, ma ai loro concerti non c\'erano tipi con i capelli a punta, o se ne trovavi qualcuno era molto raro, ci trovavi solo gente che amava l\'hrd rock e che si stava avvicinando al metal e in queo periodi era possibile ascoltare band come i Maiden, Motorhead, def Leppard, Saxon, Angelwitch e Samson, stava nascendo, quasi spontaneamente, un vero e proprio movimento.
Sicuramente uno dei migliori album della band inglese, sfrenati riff heavy misti a intense melodie, un basso che formò il gusto di milioni di bassisti, una batteria eccezionale tutto impreziosito da un’affascinantissima registrazione in stile anni ’70 che rende questo lavoro ancora più particolare degli altri.
Altro punto a suo favore è la presenza dell’inimitabile Paul Di Anno alla voce, che riesce ha dare con la sua timbrica e alla sua ruggente performance, un ulteriore tocco di personalità.
L’album si apre con Prowler, dove si iniziano ad assaporare un primo set di energia nello stile che poi caratterizzerà tutta la loro discografia.
Segue Sanctuary, riff accattivanti da headbanging scatenato per poi passare a Remember Tomorrow, brano più melodico che da una buona metà in poi sfocerà in un crescendo heavy.
Segue uno dei più grandi classici della band, Running Free, con il suo riconoscibilissimo intro di basso e batteria, un brano d’altri tempi per passare ad un altro classico, Phantom of the Opera, uno dei brani più ispirati di tutto l’album, con numerosi cambi e riff che hanno segnato la storia dell’heavy metal, un concentrato di stile e idee che oggi possono essere ritrovate in migliaia di composizioni dei vari derivati del metal.
Segue Transilvania, brano totalmente strumentale caratterizzato da chitarre che eseguono controcanti all’unisolo e un fantastici assoli per poi passare ad un brano molto melodico e intenso come Strange World, forse per preparare l’ascoltatore alle seguenti cariche di energia che saranno scaturite da Charlotte the Harlot e dall’ultimo brano intitolato Iron Maiden.
Un album che ha fatto la storia, inimitabile, dall’elevato contenuto stilistico, sicuramente oggi alle orecchie dei nuovi metal kids può sembrare banale, scontato, per certi aspetti anche buonista, ma di sicura importanza nel formamentis di tutti i musicisti della scena metal mondiale e sicuramente tra i primi posti nel panorama heavy metal mondiale.

BF

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:: Iron Maiden - Live al Ruskin Arms - (5/11/79)
Gli amori miei, eccoli qua, in una delle vesti discografiche che più mi aggradano: il bootleg, la registrazione dal vivo, quella selvaggia. Ma qui bisogna fare un discorso a parte per il luogo del concerto, che è un po’ la nicchia del gruppo del buon vecchio Steve Harris: infatti il bootleg è stato registrato nel lontano 5 ottobre del 1979 al Ruskin Arms, un locale dell’east end londinese, dove gli Iron Maiden cominciarono a muovere i primi passi .
La line up è decisamente diversa da quella che conosciamo dalla prima release ,di appena un’ anno dopo: Steve Harris, neanche a dirlo, al basso, Dave Murray, neanche a dirlo alla chitarra, Paul DiAnno, neanche a dirlo alla voce, Tony Parson alla chitarra e Doug Sampsono alla batteria. La registrazione fa schifo veramente, cioè nel senso che dopo un po’ ti viene il mal di testa per i picchi e i ronzii di bassa frequenza; tuttavia la scaletta è da sogno e qui la devo proprio elencare:

Ides of March
Wrathchild
Sanctuary
Prowler
Remember Tomorrow
Running Free
Another Life
Transylvania
Strange world
Invasion
Charlotte the Harlot
Phantom of the opera
Iron Maiden
Innocent exile
Tony Parson solo
Dave Murray solo
Drifter
I’ve got the fire

Da impazzire. Purtroppo, come ho detto, la qualità della registrazione è molto scadente, ciò non toglie il grande valore di questo documento. La storia di una band che dettava e detta ancora le regole del heavy metal, se non proprio dal versante discografico almeno da quello live sicuramente. E’ sempre una grande emozione sentire sentire i primi lavori degli Iron suonati dal vivo, non so come ma acquistano una magia particolare, tutta loro. Da sentire…

Murnau

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:: Iron Maiden - Powerslave - (EMI - 1984)
Gli IRON MAIDEN sono il Metal, sempre lo saranno, e Powerslave ne è l\'assoluta prova. Non mi sento di recensire quello che secondo me è il più bell\'album mai composto, il più in tutto ciò che è positivo. Insieme a Number of the beast, Piece of mind, Somewhere in time, Seventh son, No Prayer, Fear of the dark, e Brave new world (ho omesso Iron Maiden, Killers, X Factor e Virtual XI solo perchè i veri Maiden possono esistere solo ed esclusivamente con Dickinson alla voce, non perchè non siano buoni album, anzi, Killers e X Factor sono due assoluti capolavori), Powerslave rappresenta l\'Heavy Metal! So che molti non saranno d\'accordo e se devo essere sincero, non è che me ne importi molto...! Imparziale? Sicuramente!... se potessi dare un voto da 1 a 10 agli album che ho appena citato, darei certamente almeno 10 ad ognuno di loro (a Powerslave magari 11). E\' difficile spiegare ciò che provo per i Maiden, mi hanno dato tanto, e sono sicuro che mi daranno ancora tantissime emozioni, a me come ai milioni di altri fans nel mondo. Thanks Maiden! UP THE IRONS!

IN

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:: Iron Maiden - Rock in Rio - (EMI)
Premetto, chi scrive questa recensione si definisce uno dei più grandi fans della band inglese a partire del 1983, quando comprai per sbaglio il mio primo LP, \"Killers\". Prima di acquistare quest\'ultimo lavoro della vergine di ferro ho potuto leggere numero recensioni ed interviste che sinceramente questa volta, forse la prima, mi hanno molto influenzato. Comunque ho acquistato con molto piacere più di una copia di questo ennesimo live (la versione su doppio CD e il triplo LP picture e il DVD, per molti forse sarò un pazzo) che sinceramente non è nemmeno la punta di lp come \"Live After Death\" e i successivi live che del mio punto di vista sono un ottimo reports di tutte le loro esperienze live al contrario di molti che criticano questa enorme presenza di produzioni rigorosamente dal vivo nella discografia della band, peccato che non abbiamo iniziato a sfornare live sin dal primo album... comunque, la produzione non è delle migliori, non terribile come molti hanno scritto, addirittura hanno definito \"un suono degno di bootleg di media lega\".
Sicuramente discutibile la scaletta della serata brasiliana che su CD non rende per la presenza di troppi brani estratti dall\'odiato e amato \"Brave New World\", addirittura sette. Non che Brave... non sia di mio gradimento, anzi è fantastico, ero anche presente a Monza per l\'unica data italiana del Gods, ed è stata grandiosa, ma questo CD non mi riesce e dare nessuna emozione, al contrario il formato DVD che rende nella maniera contraria, ha sicuramente tutto un\'altro senso.
Sicuramente consigliato agli appassionati dela vergine di ferro (particolarmente la versione DVD), sconsigliato al resto degli ascoltatori.

BF

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:: Iron Maiden - The Number of the Beast - (EMI - 1982)
Gli amanti della NWOBHM che hanno vissuto in pieno il 1982, ebbero la fortuna di poter degustare fresco fresco di stampa, forse uno dei migliori album della scena heavy metal inglese. Un lavoro ricco di spunti, di brani che sono entrati a far parte di diritto nella storia del rock, apprezzati o non, stiamo parlando della terza produzione degli Iron Maiden, il leggendario e perchè no, anche provocatorio, The Number of the Beast, che un paio di anni fa è stato anche stampato un dvd documentario sulla storia della registrazione dell\'album.
\"Pensavo di fare un buon album, non di fare un album storico\", Questo fu il pensiero di Steve Harris quando si rese realmente conto fino a che punto fosse arrivato questo \"buon album\".
Oltre tutto, in questo album nella line-up della band un nuovo componente sostituisce l\'affascinante voce di Paul Di Anno, stiamo parlando di uno dei più grandi cantanti della scena heavy metal mondiale, Bruce Dickinson, che da subito inizierà a dare i numeri con le sue performance canore.
Si comincia subito con una carica di energia, pensate che comprai The Number... nel 1983, quando misi il disco pensai che il piatto fosse rimasto su a 45 giri, era a 33.
Il brano in questione è Invaders, velocissima, supportata da un\'ottima sezione ritmica, il basso di Harris ne fa da padrone con veloci e compressi arrangiamenti, da subito Dickinson da prova di se.
Si passa a Children of the Damnead, sicuramente un brano più caldo e sentito, che alterna melodia, aggressività e veloci cavalcate, anche in questo caso la performance vocale è eccezionale, dinamica, mai fuori luogo. Fantastici gli assoli di Murray e Smith.
Il brano basa i propri contenuti sulla storia di un film di A.V. Sellwood, intitolato come il pezzo.
Segue uno dei più grandi classici, The Prisoner, tratto da una nota serie televisiva anglosassone di carattere puramente visionaria. Se avete visto qualche puntata deditaca alla storia del \"numero 6\", riconoscerete subito l\'intro vocale che apre il brano, \"Non sono un numero, sono un uomo libero !!!\". Come nacque quel brano, nella maniera più semplice e diretta possibile, erano in studio e Clive Burr non era ancora arrivato, così Dickinson, che strimpellava un po la bbatteria, si mise dietro lo strumento e annoiato dalla lunga attesa, suonò il giro che poi diventò la paret di apertura del brano, poi seguì una delle due chitarre con il suo vigorossissimo riff che lasciò Harris sbalordito, e così ebbe inizio tutto. Un piccolo episodio che riguarda la stesura del brano, la band dovette chiedere il permesso a Patrick Mc Gohan, la persona che possiede tutti i diritti della serie e che ne è anche il protagonista, Rob Smallwood dovette rivolgersi a lui, lo telefonò a Malibù, era nervosissimo perchè sapeva che Mc Gohan non era un tipo affabile, anzi...
Gli spiegò cosa volevano fare, lui rimase in silenzio per qualche secondo e disse \"va bene\", rimase sbalordito dicendo \"è un grande uomo\".
E\' il momento di 22 Acacia avenue, il primo brano di Smith, che già suonava con un arrangiamento leggermente diverso all\'età di 18 anni con gli Urchin, una sua ex band, e può essere definita come la seconda parte di Charlotte the Harlot, brano dedicato ad una donna che dovrebbe vivere in un bordello dell\'East End. Una ritmica granitica e potente e un assolo sinuoso ed un conivolgente ritornello caratterizza il brano.
\"Guai a voi, terra e mare, poichè il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di furore, sapendo che gli resta poco tempo, chi ha l\'intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un numero umano. E tal cifra è 666\" è il momento della title track, The number of the Beast, un brano perfetto, grandioso l\'arrangiamento della batteria, malvagi gli assoli, corposi i riffs del ritornello, antologico il malefico urlo di Bruce. Provocante ed irriverente per l\'argomento che trattava, spesso portò la band ad essere visti come satanisti. Una curiosità che riguarda il brano, nel video compare una persona vestita da diavolo, sapete chi è?
Quella è stata la prima volta che Nicko Mc Brain ha lavorato con i Maiden.
E finalmente si parte al galoppo, la cavalcata per eccellenza, stiamo parlando di Run To The Hills, quale titolo più azzaccato, una violenta e veloce cavalcata fa impazzire la mano di Harris che sembra quasi disintegrare le proprie dita, sicuramente uno dei più grandi classici che lancia la sua folle corsa con un intro unico e inconfondibile. Prima dell\'uscita dell\'album, in occasione della tournèe inglese, il brano fu stampato come singolo ed arrivò in un attimo in classifica al settimo posto, invece l\'album arrivò al primo posto.
Aimè siamo arrivati al penultimo brano Gangland, forse quello che passa più inosservato, peccato perchè è un misto di energia esplosiva in classico stile Iron Maiden. Sfrenate melodie, anche in questo caso un\'eccellente cantato, due divertentissime chitarre all\'unisolo, tutto sommato un buon brano.
Per conclusione un ennesimo classico, uno dei miei brani preferiti, Hallowed be thy Name, una piccola perla di sette minuti in una album capolavoro. Emozioni forti, rintocchi di capmpane, malinconici arpeggi, un atmosfera quasi teatrale, grandissima l\'interpretazione di Dickinson, le due chitarre superano ogni aspettativa fino all\'esplosione dei solos dove è impossibile non iniziare a scuotere il culo e le testa.
Fino a The Number... erano parte di un movimento, da lì in poi sono diventati la heavy metal più famosa del mondo, merito ancor aggi confermato.
Up the Irons !!!

BF

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