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Reviews - Ira
:: Ira - Chaotic Regression - (Autoprodotto - 2005)
Thrash-death metal in un demo di cinque tracce che parte con un intro per poi sfociare in una forte tempesta di note con “The Syndrome of Decline”, dall’impatto diretto e dalla forte e incisiva atmosfera creata. Non c’è molta originalità negli arrangiamenti di “Shattered Soul” ma, nella successiva “Other Dimension of Reality”, il feeling dei musicisti pone dei riff pesanti e diretti, che saltano immediatamente all’orecchio dell’ascoltatore. L’album si chiude con un outro e lascia ben sperare per il futuro di questa band, data la personalità espressa nel sound. La chitarra pone un suono distorto che sembra quasi stonare al primo ascolto ed invece, se il cd viene ascoltato più di due-tre volte, ci si accorge che può essere un espediente ottimo per la ricerca del sound.

Stefano De Vito

Contatti:
www.ira-band.com
:: Ira - Dawn of world redempion - (Autoprodotto - 2007)
E’ intitolato “Dawn of world redemption” ed è il nuovo lavoro degli IRA, band nata nel 1997 da Giuseppe “Rex” Caruso, chitarrista e cantante, Alessando Caruso, chitarrista e Mattia Sciutti, batterista.
Il cd è stato autoprodotto nel 2007 e promosso dalla Kick Promotion e include tre tracce che non molto hanno a che fare con il precedente “Chaotic Regression”, cd che a paragone di quest’ultimo è meno maturo e complesso ma che lasciava intravedere un’ottima attitudine musicale.
A primo ascolto questo lavoro mi ha lasciato interdetto, non sapevo che pensare perché mi è sembrato di ascoltare dei brani “quasi” inediti degli ormai defunti Death del geniale Chuck Schuldiner, ma dopo il terzo ascolto a ripetizione la cosa ha iniziato ad essere molto piacevole.
La composizione dei brani è fatte in maniera che tutte le armonie, cambi di tempo, riff e strutture vocali siano impeccabili l’una con l’altra non presentando nessun calo di attenzione nell’ascolto, i brani sono sicuramente supportati da una buona registrazione che fa rendere al meglio il tutto.
Personalmente credo che il risultato finale è un ottimo mix tra il Death style e l’interessante voglia di fare che si è fatta notare nel precedente cd.
Promossi a pieni voti sperando però che il sound e gli arrangiamenti del prossimo lavoro siano più personali e studiati in modo tale che non possano ricordare così tanto i leggendari Death… non che la cosa non sia piacevole ma credo che possa limitare l’interesse di un probabile discografico.

BF

Contact
www.ira-band.com
vankaar@hotmail.com
:: Ira - The Syndrome of Decline - (Autoprodotto - 2012)
Giungono all’album di debutto dopo un paio di demo “critically acclaimed” (come si dice in gergo), questi Ira. E pensare che appena ho aperto la busta contenente il cd ho pensato sulle prime a una band rediviva dalla scena thrash anni ’80, tanta è la forza di associazione tra il monicker e quell’epoca. Tra Ira, Irax e Vendetta il passo è anche breve, ma non è questo il caso. Gli Ira appartengono alla schiera dei deathsters più incalliti, e non perdono neanche occasione di dimostrare quanto alle due parole “death metal” sia d’uopo, nel loro caso, anteporre la definizione “technical”. Non sono solo gli assoli di chitarra ad innalzare il livello tecnico del quartetto, quanto piuttosto la costruzione generale delle nove tracce presenti in “The Syndrome of Decline”, alcune delle quali dotate di una struttura così variegata da giustificare anche l’aggettivo “progressive” in riferimento alla musica del quartetto.
L’opener “Lost In Pain” è di per sé chiara vetrina degli intenti degli Ira, densa com’è di cambi di tempo e soluzioni ritmiche che non esitano a spezzarsi a beneficio della dinamicità delle parti strumentali. L’ascolto prosegue con l’intricata “Emotionless” e la più diretta “Un-Existence”, accompagnate da un cantato che parte da timbriche cavernose per poi avvicinarsi allo stile di Chuck Schuldiner. Un’affinità, questa, che non riguarda solo il cantato, ma che informa di sé anche le parti chitarristiche, a metà tra certi esperimenti math core e il death melodico più avanzato, anche se a tratti compiono scelte un po’ azzardate negli assoli. Il perno del disco è di sicuro costituito dalla suite in quattro parti “Occult Doctrine”, la cui seconda parte “The Creature” richiama “The Sound of Perseverance” dei compianti maestri di Orlando, per poi assumere connotazioni epiche nella quarta parte, “Past Returns”. In chiusura troviamo “Searching myself” e “No hope”, in cui le influenze svedesi e floridiane vengono sapientemente rimescolate con risultati personali, complice un ottimo lavoro di chitarra che non disdegna le parti arpeggiate. Conclusioni scontate: se avete amato i Death e se i loro ultimi quattro album sono stati sul vostro personale Olimpo per un tempo sufficiente a sviscerarli a fondo, allora amerete anche gli Ira. Garantito!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.iraband.com
www.facebook.com/IraDeathMetal
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