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Reviews - Interceptor
:: Interceptor - One with the Beast... Meet with the Damned - (Autoprodotto - 2011)
È incredibile quanta lezione di filologia sia presente nel nostrano movimento di revival thrash. Non solo si riprende a piene mani la lezione del passato, si sceglie anche di volta in volta a quale frangia ispirarsi. Non so se si tratti di una strategia reale, o semplicemente di una mia fisima di cronaca, fatto sta che questi Interceptor si ispirano decisamente al versante più ruvido e oscuro del thrash, inseriti come sono sull’asse Whiplash/Sodom. E dire che con un nome così mi sarei aspettato qualche gruppo pesantone alla Watchtower/Sanctuary, pronto a scandagliare i recessi della mente e a denunciare eventuali possessioni aliene che influenzano le decisioni dei Potenti del Pianeta. Come? Quelli sono gli Agent Steel? Ok, fa lo stesso. Comunque, meglio così: di certo c’è che il quintetto pescarese non le manda a dire, e le cose sono chiare sin da “2012”, un brano in cui le abrasive linee vocali e i cori di matrice New York HC si alternano a samplers vocali nello stile dei Megadeth. È la volta della overkilliana “Drag me to hell”, con le vocals di Fausto Di Persio che strizzano l’occhio alla melodia rendendo il brano più dinamico, un discorso che viene approfondito nelle parti strumentali di “Take it out!”, intricata cavalcata thrash con rifferama Bay Area e soluzioni ritmiche senza troppi fronzoli. Gli Interceptor alzano il tiro con la title-track, in cui la band raggiunge il giusto compromesso calibrando la lezione del thrash con una decisa varietà ritmica. La roboante cover del classico dei Grim Reaper “See you in hell” sembra eseguita dai Raven, tanta è l’energia viscerale presente nei riff e nei cori (ricordate la loro versione di “Born to be wild” insieme a Udo? Ecco, qualcosa del genere); in ogni caso, un degno tributo alla consuetudine thrash di coverizzare brani della tradizione hard rock/NWOBHM. Un ep che non aggiunge nulla di nuovo al genere, ma che si presenta sicuramente godibile per le tante nuove leve giunte a celebrare un pezzo di storia dell’heavy metal.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.reverbnation.com/interceptorthrashspeedmetalfrompescara
:: Interceptor - Wise is the Beast... but the hunter doesn’t know - (Stormspell Record - 2014)
A volte mi capita un gruppo da recensire che, fra le altre qualità, ha anche quella di aver scelto un nome davvero azzeccato alla propria musica, un vero riassunto di tutto quello che è proposto nel proprio disco. Il monicker degli abruzzesi Interceptor infatti rende davvero l’idea del loro sound, ovvero una folle e veloce corsa alternata a momenti di tensione, battaglia e trionfo nonostante le avversità. C’è tutto quello che ci deve essere per rendere giustizia a un tale monicker, che i cultori di un certo tipo di cinema avranno già riconosciuto nella V8 usata nei film della serie “Mad Max”, ovvero un’auto dalle capacità incredibili, con delle modifiche speciali che le conferivano una potenza di centinaia di cavalli, basata su una Ford Falcon XB GT del 1973 nera, lucida e fiammante nel primo film quanto spartana e “vissuta” nel secondo.

Gli Interceptor riescono quindi ad esprimere tutto questo tramite una velocità folle dei pezzi, vere plettrate a 16 valvole quando c’è da correre sul serio ma anche solide parti in 4/4 quando c’è da manovrare più stretti. Tutto questo è ottenuto grazie a un motore (basso) e una trasmissione (batteria) di matrice speed/punkmetal (DRI, Municipal Waste, Toxic Holocaust), solidi, affidabili, minimali e sincronizzati, che non perdono un colpo, mentre il telaio e la carrozzeria sono rappresentati da coinvolgenti riffs e assoli di chitarra che vanno dall’heavy-power (Manowar, Judas Priest, Helloween, Manilla Road, Hammerfall, Running Wild) al thrash metal (Kreator, Metallica, Slayer, Overkill, Testament, Annihilator, Megadeth, Sodom, Exodus, Anthrax), semplici e primitivi quando c’è da sfrecciare a testa bassa o intrecciati e tecnici quando bisogna sfoggiare la propria maestria nella guida; a dare il carburante a un tale bolide abbiamo una voce fiammeggiante, vulcanica, un vero ruggito da drago che sputa fiamme, lava e scintille in forma di testi di aggressiva attitudine alla ribellione cosmica, una furiosa concretezza di imponente spiritualità “hardcore” sapientemente incastrata nella musica. Nota a parte meritano inoltre le varie guest vocals registrate da vari “colleghi” della scena metal, pescarese e non, su alcuni dei brani del disco.
Stabilita questa “monoliticità cazzuta” del loro sound, bisogna però dire che la struttura dei pezzi è variabile e assolutamente non monodimensionale, e la qualità degli arrangiamenti denota una buona intelligenza ed esperienza nella composizione: fra i componenti della band infatti vanno segnalati in particolare Fausto Di Persio (ex frontman del combo power metal Thy Gate Beyond), Riccardo Gramenzi (ex chitarrista degli storici pagan metaller abruzzesi Draugr) e Christian D’Onofrio (attuale bassista con i blacksters old style Black Faith). Per esattezza devo però aggiungere che l’unico e (ahimè) significativo neo di questo disco è, a parer mio, una produzione che rende il suono troppo compresso e non gli dà la giusta ampiezza e definizione. Per fortuna, mentre si fa headbanging sui brani questo è un particolare che potrebbe sfuggire, ma sul lungo ascolto può rivelarsi una pecca che impedisce di gustarsi appieno la musica di questo interessante gruppo giunto finalmente al primo full length.
Fra i pezzi più notevoli, oltre a una coinvolgente intro sinfonica che apre il disco, è d\'obbligo segnalare la veloce, epica e marziale “Sturm und Drang” (dedicata dal gruppo a Jonny Morelli, ex batterista dei Draugr recentemente scomparso a causa di un incidente stradale); la “priestiana” (nel ritornello) “Steelbreaker”, con riff fra Metal Church e Exciter; “Flag ov the fallin\' peace”, dalla ritmica nevrotica e spezzata, con un uso “petrozziano” degli stop\'n\'go e dei cori; la title track “Wise is the Beast... but the hunter doesn’t know”, una dichiarazione d’intenti thrash’n’speed con un inserto azzeccatissimo di melodie e fraseggi epic-black; la maestosa e furiosa “Cryptonomicon”, un assalto all’arma bianca dalle ritmiche serrate e arricchito da cori guerrieri nel coinvolgente chorus.
In conclusione, un bel disco di metal duro e puro, fiammante, veloce e senza compromessi, al quale assegnerei un 8/10 meritatissimo. Full speed or no speed!
Voto: 8/10
WOLVIE

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