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Reviews - Inhale Your Hate
:: Inhale Your Hate - Terrorized By Reality - (SG Records – 2010)
Altro giro, altra band veronese. Questa volta si tratta di un combo dedito al metal core di novantiana memoria, con composizioni dense di stop’n’go e stacchi di basso sulle strofe a definire i confini di quello che eravamo soliti definire “modern metal” circa quindici anni fa e che ora si chiama più prosaicamente “Nu Metal”. In ogni caso, gli Inhale Your Hate suonano un corposo crossover tra metal e NY hardcore, molto quadrato il primo, molto cattivo e cupo il secondo. Niente scanzonatezza alla DRI/Suicidal Tendencies (ma questo si era già capito), piuttosto un muro di suono pesante come un macigno e alquanto diretto nella sua esposizione, figlio degli incubi di fine anni ’80 di aficionados del CBGB come Agnostic Front e Madball. I quattro, supportati da un’immagine alla Slapshot che a sua volta sa molto delle suggestioni poi riprese in Reservoir Dogs del buon Quentin Tarantino, sono al loro debutto sulla lunga distanza, dopo il demo “Demostraight” del 2007: “Terrorized by reality”, questo il nome del full-lenght, presenta nove tracce ben aderenti ai dettami del genere, ben suonate e prodotte ancora meglio. Sin dalle prime battute di “Flames of my Vendetta” la voce di John Gaucho emerge nell’economia della band, districandosi camaleonticamente tra il timbro più disperato e “core”, il growl di metallica discendenza e brevi accenni melodici sparsi qua e là nelle linee vocali. “Lie by Lie” è un episodio cadenzato che deve molto a soluzioni ritmiche e plettrate prettamente metal, mentre in “Endorsed by Respect” la band usa sapientemente gli ingredienti della propria formula, mescolando parti mosh all’irruenza hardcore dei riff portanti. Buone anche le intuizioni presenti su “Separate”, con una linea vocale ben distribuita, e che permette di distinguere tra strofa e ritornello, mostrandosi più accattivante rispetto alla media. Forse è questo uno dei punti deboli della band, l’eccessiva presenza del cantato nei brani di “Terrorized by reality”. Un po’ più di attenzione alle parti strumentali conferirebbe maggiore respiro alle composizioni, permettendo anche di cogliere altre potenzialità negli Inhale Your Hate, ed evitando episodi pesanti come “Russian Roulette”, con il classico tempo schiacciasassi alla Coal Chamber che tende ad appiattire il tutto.
Un lavoro che non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto in un genere ampiamente sviscerato, ma che restituisce comunque il quadro di una band precisa nell’esecuzione e convinta delle proprie idee in capo musicale.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact
www.myspace.com/theinhaleyourhate
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