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Reviews - Inert Project
:: Inert Project - Heartburn - (Tarock Records - 2013)
I chilometri si accorciano notevolmente (a portata di clic!) là dove è la musica a fare da filo conduttore e nel caso del disco che sto per presentare la musica ha creato un feedback unico, un ponte virtuale tra la Puglia e New York. L’ideatore e curatore di questo audace progetto è Beppe Massara della Tarock Records e il disco in questione è “Heartburn” degli Inert Project, un duo che nasce dall’incontro tra Raffaele “Macete” Cileo, elettronica e programming, e Alessio “U’American” Lottero, chitarre, basso, dobro e arrangiamenti (originario di Genova ma che vive a New York). Il feeling che si è creato tra i vari musicisti che si sono “prestati” a questo disco e che hanno collaborato con Cileo e Lottero è indiscutibile e ben chiaro già dal primissimo ascolto di “Police Radio” in cui la batteria (protagonista indiscussa) di Francesco “Frums” Dettole non dà il tempo di schiacciare play al lettore che subito ci trascina con sé nel groove potente e vorticoso che tende a prevalere sull’armonia di questo pezzo facendo pensare ad un inseguimento poliziesco, un sound che dà un forte imprinting a tutto l’album; una nota preziosa è data dal sax di Marco Nicolini, suggestivo e raffinato, complice di una trama che coinvolge i sensi e si fa via via sempre più accattivante. La stessa alchimia la ritroviamo in altre tracce: con toni apparentemente più pacati nella complessa “The Enchman”, di non facile ascolto e per orecchie sofisticate, e in “Smokey”, con la sua melodia rarefatta e nebbiosa e con un inaspettato finale duro e picchiato. Nuovi generi si mescolano nell’incedere di “Wolf at Vespers” che vede l’alternarsi di sonorità noise, funk pressante e ambientazioni noir. In questa kermesse di musicisti che si alternano in “Heartburn” è la volta della batteria precisa e incisiva di Paolo Ormas che si esibisce anche in “Call the Coroner” e nella riflessiva “Bad Strings”, quasi una ballad, quasi fusion, una sperimentazione in chiave blues dove tutto appare comunque subito orecchiabile e tutto ben incastrato. “White Coffin Blues” (divisa in due parti) conclude l’album in grande stile: la parte elettronica e quella suonata si fondono alla perfezione, la bellissima chitarra funk di Alessio Lottero ci riporta alle note della prima traccia e si ha la sensazione di assistere allo scorrere dei titoli di coda di un film poliziesco appena finito. “Heartburn” è un disco riuscitissimo, molto ambizioso il cui compito di comunicare è affidato solo alla musica e alle atmosfere ricreate, senza l’uso di parole che sarebbero risultate superflue.
voto: 8/10
sara centaro

Contact:
www.fecebook.com/inertproject
www.tarock.it
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