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Reviews - InSpiral
:: InSpiral - Habitat - (Autoprodotto - 2012)
Inizia con “Habitat” il percorso musicale degli InSpiral, gruppo di Ferrara creatore di una proposta musicale a mio parere validissima, difficilmente identificabile, figlia dell’incrocio tra differenti generi musicali e estremamente personale. Dal punto di vista tematico l’album analizza il rapporto tra la Terra e l’uomo come già suggerito dall’ottimo artwork ma non vado oltre, lascio all’ascoltatore il gusto della scoperta; dal punto di vista musicale la carne al fuoco è tanta e nulla va bruciato,la musica degli Inspiral è fatta di atmosfere oscure, di dettagli fondamentali, di pieni e di vuoti.
“Perfect Blue”, “Hunt”, “Mother”, ”Epistula”, “Primal” portano dentro di loro il vero significato del termine progressivo in ambito musicale, ovvero il creare una musica il più possibile personale attraverso l’incontro tra differenti generi musicali e differenti esperienze musicali, discorso che sembra ovvio ma non così valido negli ultimi tempi.
Tutto in “Habitat” è al servizio della singola canzone, non c’è niente in più né in meno, la sezione ritmica composta da Marco Cappellazzi al basso e Simone Vancini alla batteria è estremamente dinamica, potente quando dev’esserlo e delicatissima quando è il momento, la chitarra di Dario Silvestri è perfettamente inserita nel contesto musicale, il solismo viene concentrato in un unico brano “Primal” e che assolo, le tastiere di Mattia Paterna risultano fondamentali a livello di atmosfere sia considerando i singoli brani sia a livello globale analizzando le tematiche affrontate nell’album.
Dal punto di vista vocale, l’interpretazione è il fulcro del lavoro del cantante Sandro Chiozzi, qualche esempio? Il ritornello di “Perfect Blue”, l’esecuzione in “Mother” ,il recitato su “Radio” a mio parere fantastico, in generale ogni brano contiene un intelligente uso della voce e un altrettanto intelligente trattamento a livello di effettistica, inoltre ascoltare nella stessa canzone il ritornello interpretato in modi differenti non è esperienza quotidiana. Doveroso impiegare due righe di questa recensione per “Habitat”, strumentale posto verso la conclusione dell’album, un fiume di melodia, archi e pianoforte che non ha nulla da invidiare in termini di potenza emotiva a strumentali quali “Violence” degli Anathema o “Pluvius Aestivus” dei Pain of Salvation.
Se questo è il primo disco provate a immaginare il secondo.
Voto: 8/10
Enrico Cazzola

Contact:
www.inspiralmusic.com
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