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Reviews - Imperial State Electric
:: Imperial State Electric - Reptile Brain Music - (Psychout Records/Soulfood - 2013)
Generalmente, quando si mette su un disco, è consuetudine controllare immediatamente etichetta, numero di brani, titoli e quanto altro, al fine di stilare uno schemino di base. Ciò non è successo con gli Imperial State Electric, e va a loro favore. Perché è stato uno di quei gruppi, al di là del genere suonato, in grado di rimanere nel lettore così com’è, senza avvertenze aggiuntive. Significa che mi sono piaciuti al primo cenno di musica, ecco cosa significa. Nella circostanza, come svegliato da una secchiata d’acqua, mi sono precipitato a controllare cosa stesse succedendo; che razza di gruppo fosse, insomma. Beh, è presto detto: quando ti accorgi che sei alla traccia undici, nella fattispecie il piccolo capolavoro “Nothing Like You Said It Would Be”, e non sei stanco, capisci che hai dinanzi più che un buon disco. O almeno, che hai dinanzi un disco di fattura eccezionale, come possono esserlo solo gli album a firma Nicke Andersson! Un nome, un marchio di fabbrica, una certezza: del resto, dopo la recente uscita di “Avatarium” a firma Leif Edling, si può essere sicuri che come fanno le cose questi svedesi, nessun altro! E poco importa se sin dalla seconda traccia “Underwhelmed” sono i Kiss a fare capolino, con una di quelle melodie che sembrano proprio tratte da uno dei primissimi album del quartetto newyorkese, oppure non sia difficile chiudere gli occhi su “Faustian Bargains” e immaginarsi nel bel mezzo del deserto d’oltreoceano con gli ZZ Top periodo “Tejas” come colonna sonora: sin dalla successiva quasi title-track “Reptile Brain Music” è il classico Hellacopters sound a tenere banco, e se non lo sapete stiamo parlando proprio di quell’uomo che quel suono lo ha inventato una ventina d’anni orsono, mutuandolo dalla migliore tradizione del rock’n’roll e portando in esso un bel po’ dell’esperienza maturata come batterista degli Entombed, nonché polistrumentista ad uso e consumo della scena death svedese. Le sorprese si infittiscono con “More Than Enough Of Your Love”, che porta nel proprio scrigno quelle twin guitars d’annata degne dei Thin Lizzy, e con “Dead Things”, una delle gemme dell’album con il suo horror/psych rock tipico di certa west coast. E ancora “Stay The Night”, altro bel verso fatto a Paul Stanley (ai posti più alti dell’Olimpo personale della band) per una track che sembra proprio una di quelle power ballad dei Kiss ottantiani. In sostanza, finiti gli Hellacopters, il sogno americano/renziano degli anni d’oro di Andersson e soci continua in un’ideale coast to coast scandinava; quando però si è tentati di dire che “si scrive Svezia, si legge America”, a darci la soluzione ci pensa una manciata di tracce come “Born Again”, la già citata “Nothing Like You Said It Would Be” con il suo irresistibile mood malinconico, e la conclusiva “Down In The Bunker” con le sue atmosfere futuristiche e fumettistiche intinte nel glam (alla “Atomic Punk”, insomma): gli Imperial State Electric hanno tirato fuori uno dei migliori dischi del 2013, una raccolta di dodici tracce nuove di zecca che non hanno paura del tasto repeat, perché forgiate a fuoco nell’immaginario collettivo e comunque sempre portatrici dell’indelebile firma dei propri autori. Non fa più trendy parlare di “nuovi Beatles”, anche perché il termine è ormai appannaggio del brit-pop albionico, con tutte le connotazioni negative del caso, ma è proprio quello che ho pensato alla fine di uno dei tanti ascolti di “Reptile Brain Music”. Fatelo vostro.
Voto: 9/10
Francesco Faniello

Contact
www.imperialstateelectric.se
www.facebook.com/imperialstateelectric
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