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Reviews - Impülse
:: Impülse - Let Freedom Rock! - (Music Force - 2013)
Sotto sotto… c’è Impülse! Battutacce a parte, il quintetto teatino giunge al debutto sulla lunga distanza (dopo un precedente ep) con questo “Let Freedom Rock!”, dieci tracce con una copertina in stile fumetto Marvel. Classic rock/metal suonato un po’ nello stile dei grandi vecchi italiani (Fingernails, Astaroth e Vanadium sono i primi nomi che mi saltano in mente), per un sound che è comunque fortemente radicato negli anni ‘80, complici le cavalcate strumentali che mi hanno ricordato in più di un’occasione quanto fatto dalla band di Scotto, Tessarin e Zanolini. Se la roboante “Rockrider” è un’opener heavy che più classica non si può, convince sicuramente di più il massiccio incipit di “Worth fighting for, worth dying for”, track densa di un’epicità di stampo americano che dilaga anche sul successivo strumentale “Raise up the flags”. Si continua con “Whisky’n’roll” e il suo approccio più scanzonato, vicino ad un certo speedy hard rock mischiato al glam, si prosegue con le forti tinte Manowar delle solenni “Awake… /Along a nightmare”, fino a giungere alla conclusione anthemica in stile Accept della title-track. Fin qui, tutto bene: certo è che “Let Freedom Rock!” non è esente da una serie di nei, alcuni dei quali sono probabilmente già emersi tra le righe precedenti. In primo luogo, la proposta musicale degli Impülse appare a tratti sin troppo eterogenea, sospesa com’è tra la rocciosità tipica di NWOBHM e affini e le suggestioni stradaiole di matrice statunitense, il tutto coronato da un’epicità a intermittenza, quasi che la band preferisca non essere “risucchiata” da tale componente. Inoltre, non posso non fare una tiratina di orecchie per la pronuncia inglese, altro punto di collegamento (in negativo, purtroppo) con la tradizione italica degli anni ‘80. Per carità, riascoltando i dischi di allora è la sensazione di esotico a prevalere, ma riproporre lo stesso schema oggi porta al grosso rischia di emulazione dei Gogol Bordello e della loro tipica cadenza est europea! Un difetto che non manca di inficiare “I had a dream”, bella track lenta nello stile degli UFO con ottimo lavoro chitarristico di cesello, nonché “Rock never dies”, title track del precedente ep che richiama un po’ le cose di Tenacious D; per la verità non amo molto le chitarre pulite equalizzate con quell’effetto un po’ sguaiato (e ancora una volta, tipico dei dischi italiani…), ma è un punto di vista del tutto personale. In definitiva, un disco interessante che nell’insieme forse difetta ancora di incisività, ma che ci consegna la fotografia di una band con varie potenzialità: sta a loro metterle a frutto.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

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