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Reviews - Immortal rites
:: Immortal rites - Art of devolution - (Morbid records - 2004)
E\' una lieta sorpresa trovare abbastanza interessante questo cd degli Immortal Rites nonostante le premesse di un moniker poco fantasioso e nonostante le mie personali perplessità riguardo ad una scena come quella del death\'n\'black proveniente dal nord Europa ormai carente di importanti passi in avanti. Per carità, questo quartetto, autore di un mini cd del 1999 Beyond The Gates Of Pain, non dimostra certo di essere campione di originalità, tuttavia il loro lavoro, oltre ad essere sufficientemente valido nel complesso, denota a sprazzi buone soluzioni a livello compositivo, in un songwriting dove è chiara la matrice di un death metal di stampo svedese, mentre vengono spesso inserite in tale contesto componenti melodiche le quali smorzano le sfuriate più propriamente brutal.
Poi, ospiti come Alex Krull degli Atrocity o soprattutto Liv Kristine ex Theatre Of Tragedy passano alquanto inosservati.
Un album che si lascia ascoltare senza troppe difficoltà, ma che per certi versi risulta essere un po\' troppo omogeneo in alcune sue parti.

R
:: Immortal rites - For Tyrant’s Sake - (Medusa Productions - 2007)
Il Death melodico è un genere duro a morire, che, nato è cresciuto in Svezia nei primi anni ‘90 grazie alla seminale opera di At The Gates, In Flames e Dark Tranquillity, si è poi diffuso come un’epidemia prima nel resto del continente, e poi oltreoceano. Sebbene i maggiori interpreti del genere, a mio modesto parere, restino sempre le compagini scandinave sopraccitate, altre band nel corso degli anni hanno saputo cimentarsi con queste sonorità ottenendo buoni risultati. E’ questo il caso dei teutonici Immortal Rites, giunti con “For Tyrant’s Sake” al terzo full-lenght della loro ormai decennale carriera. Il quintetto di Alfdorf, che in patria gode di una certa popolarità, tanto da aver già suonato al Summer-Breeze festival, si fa subito notare per l’impostazione molto dura, marziale ed incisiva del sound rispetto alla media delle band Death melodiche, impostazione chiaramente debitrice dalla lezione degli Hypocrisy di Peter Tàgtgren, i cui riff ripetitivi, cadenzati ed alienanti, nonché l’utilizzo dei ritornelli in voce pulita, sono stati ampia fonte d’ispirazione per gli Immortal Rites. Questo “For Tyrant’s Sake” non è un disco fondamentale per una scena mainstream quale quella del melodic-death, tuttavia si lascia apprezzare per la sua genuinità, in quanto non traspare mai la voglia di strafare, di ricercare soluzioni alternative che potrebbero snaturare eccessivamente il sound (certi sperimentalismi infatti è meglio lasciarli soltanto a mostri sacri quali In Flames e Soilwork), e, soprattutto, è da apprezzare la brutalità ben misurata di brani quali la title-track e “Mindfield Evergreen” , veramente lodevole.
Voto: 7.5/10
Marco Cramarossa

Contact
www.myspace.com/immortalrites666
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