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Reviews - Immolation
:: Immolation - Atonement - (Nuclear Blast/Warner - 2017)
“Lasciate ogni speranza voi che entrate” - così disse il sommo poeta. Lasciate ogni speranza voi che ascolterete questo magnifico album degli Immolation - esattamente il decimo della loro carriera più che quindicinale. Questo ennesimo lavoro dimostra la loro superiorità in ambito death, tanto che possono posizionarsi tranquillamente tra le prime cinque realtà a livello mondiale.
Un album scritto e suonato dentro gli inferi dove ogni canzone può essere accostata ad un girone di dantesca memoria. La forma canzone nella sua velocità esecutiva, nella sua atmosfera, a volte rallentata, a volte con odore di zolfo, a volte semplicemente perfetta, produce quel fascino di bellezza infernale (per chi ci crede) quell’emozione che ti fa sentire in un regno di lamenti strazianti dove non c’è speranza ma solo la meravigliosa musica degli Immolation con una produzione tanto potente quanto cristallina. Già dall’arpeggio sinistro della prima traccia, “The Distorting Light”, ci si trova completamente avvolti nell’incredibile maelstrom creato dal gruppo attraverso riff precisi, ritmiche aggressive e la costante ricerca dell’assenza di luce. La successiva “When the Jackals Come” dimostra quanto i nostri sappiano giostrarsi tra tempi medi, cambi di ritmo e dissonanze. Ma anche di insana brutalità e complessità tecnica in puro stile death come in “Fostering The Divide” e “Rise The Heretics” (da autentico godimento lo stacco finale con chitarra clean). L’emozione continua con il doom oscuro pesante di “Thrown To The Fire” che da quella sensazione di smarrimento. Caos controllato con un finale nervoso e sospeso in “Destructive Currents”. Nella prossima traccia “Lower” le chitarre di Robert Vigna e Alex Bouks ci portano ancora più a fondo nei gironi danteschi dove vi si descrive una dimensione di “non speranza”. Arriviamo alla titletrack e la batteria di Steve Shalaty risulta essere tanto precisa quanto ricca di sfumature per rendere la canzone ancora più oscura nel suo finale. La cupissima “Above All”, è caratterizzata da un ritmo e da un incedere del cantato di un carismatico Ross Dolan (anche bassista del gruppo) quasi ritualistico, ma tutt’altro che un pezzo semplice o dallo svolgimento scontato. Le ultime due tracce del disco “The Power Of Gods” e “Epiphany” sono ancora estreme dello estremo nel loro lavoro ritmico impressionante e capace di una dinamica ricca di potenza ma anche altrettanto scorrevole. In definitiva un album di diritto nei must del 2017 a dimostrare che la musica anche estrema quando ben suonata e ben prodotta può resistere negli anni. Gli Immolation sono qui a dimostrarlo con questo album tra l’altro con una copertina molto intrigante e degna del death più puro e nello stesso vario e edificante.
Voto: 8/10
Mugnai Daniele

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:: Immolation - Majesty and Decay - (Nuclear Blast – 2010)
L’ingorda Nuclear Blast si è accaparrata anche gli Immolation. Se da un lato le nuove leve danno poca soddisfazione (vedi i terribili Avatar), i dinosauri continuano a spargere terrore (Overkill). Gli Immolation rientrano sicuramente in questa seconda categoria, se è vero che la band del duo Ross Dolan-Robert Vigna (ai quali si accodano gli ormai compagni di lungo corso Bill Taylor e Steve Shalaty), pur non avendo mai avuto grossi black-out durante la propria carriera, stampando in media ogni due anni un nuovo lavoro, non ce la ricordavamo così informa da un bel po’. Pur mantenendo le peculiarità del proprio sound, compattezza e pesantezza, oggi gli Immolation si presentano più dinamici e vari (sempre nei limiti del trade mark del gruppo). Il risultato è un disco che si mantiene in costante equilibrio tra tradizione e novità. Sembrano gli Immolation filtrati attraverso un mestolo forgiato nel sound di Behemot e Nile. Ma attenzione, qui non ci troviamo innanzi a una tardona che gioca a fare la ragazzina: gli Immolation le proprie rughe le mostrano tutte, fieri di essere una delle compagini che agli inizi degli anni 90 ha dato il via al tutto. Queste novità non possono neanche essere rintracciate in avvicendamenti dietro la console perchè ancora una volta ci si è affidati al produttore di sempre, ossia Paul Orofino (Millbrook Sound Studios), mentre la masterizzazione è toccata a Zack Ohren. Quindi questa è tutta farina degli Immolation, o del diavolo, se preferite. Sono certo che alcuni della dozzina di pezzi che compongono Majesty And Decay rimarranno per lungo tempo nella scaletta dei live del gruppo americano. Per il momento qui c’ solo la Maestà indicata nel titolo, la decadenza sembra lontana. Tanto lontana.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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