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Reviews - Il Fauno di Marmo
:: Il Fauno di Marmo - The Rebus Years: 2001-2012 - (Andromeda Relix – 2015)
Nel 2013 Il Fauno Di Marmo è apparso dal nulla, portando scompiglio tra gli amanti del prog tradizionale tricolore. Come avviene molte volte per i successi cinematografici (o televisivi, visto che il nome della band si rifà a quello di un vecchio teleromanzo della RAI), ecco che arriva il prequel: con The Rebus Years: 2001-2012, scopriamo l’infanzia del Fauno. Sotto l’ala protettrice dell’Andromeda Relix sul mercato giunge la ristampa, in formato doppio cd, dei primi due album dei Rebus, la precedente incarnazione degli autori di Canti, Racconti e Battaglie. Editi originariamente come autoproduzioni, reperibili solo ai concerti, Rebus e Acroterius sono andati esauriti quasi del tutto negli anni, diventando così oggetto da collezione. Se amate Il Fauno di Marmo e non avete abbastanza denari per recuperare una delle versioni originali, ecco qui la soluzione dei vostri problemi. Entrando nel merito, il primo cd, l’omonimo del 2002, si presenta meno omogeneo del precedente e mette in evidenza una band non ancora matura. Alcun degli elementi che caratterizzeranno il sound del periodo successivo al cambio di nome ci sono già tutti, in particolare quelli di un certo prog di scuola italiana: per esempio, l’attacco del primo brano, “Ronchi Calibro P.N.P.”, mi ha ricordato gli Osanna, mentre alcuni riff presenti sull’album possono riportare alla mente l’hard rock del Rovescio della Medaglia. Da più parti potrete leggere anche di una somiglianza con i Jethro Tull, paragone che ci sta, però questo è lo scotto che pagano un po’ tutte le band con il flauto in evidenza. Altri generi che fanno capolino, sono il beat e il blues, anche se non in modo eccessivamente invasivo. Tornando alla disomogeneità di cui parlavo prima, la spiegazione di questa peculiarità viene svelata nelle note interne, alcuni brani provengono dal repertorio de Il Treno degli Specchi, la band precedente di Luca Sterle. Un notevole passo avanti è riscontrabile nel secondo, Acroterius, ben più omogeneo e maturo. Un album che farà la gioia dei progster, con il suo suono senza tempo, che ci riporta all’epoca d’ora del prog italico. Pur se di basso minutaggio, i brani sono mutevoli e vari. Le trame intricate e coinvolgenti. Se devo fare un appunto, non sempre la voce mi convince, ma questo è da sempre il tallone d’Achille delle nostre band progressive. In questo lavoro non viene persa la componente blues, come prova “Three Women Blues”, brano che si discosta in parte dal resto. Due bonus track: “Metamorphosys” (splendida) e “About To Die”, brano eseguito da Il Fauno di Marmo, che sarebbe dovuto finire in un tributo ai Procol Haurum edito dalla Mellow (se non erro, poi la compilation è uscita in versione digitale). Tanta carne (non di Fauno, spero) al fuoco, un must per gli amanti del prog!
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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