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Reviews - Ibridoma
:: Ibridoma - Goodbye Nation - (SG Records - 2014)
Lo si legge ovunque, lo si ripete all’infinito: il terzo album è la vera prova del nove per ogni band che si rispetti, e che punti perlomeno a raggiungere lo status di gruppo “di culto”. È stato valido per nomi storici come Metallica, Iron Maiden e Manowar, è valso per i nostrani Rhapsody Of Fire (che allora vantavano il solo monicker Rhapsody) e ora il discorso potrebbe applicarsi agli Ibridoma, attivissima realtà del metal nostrano. “Goodbye Nation” è uno di quei dischi che punta alla consacrazione, o se non altro a lasciare un segno nel pur saturatissimo panorama nostrano, e lo fa partendo da due fattori non da poco: la presenza di ospiti di lusso e la buona fama di cui il quintetto gode presso la critica nostrana. Poi ci sono i pezzi, e a quelli giungeremo a tempo debito. Se devo essere sincero, l’elemento che mal sopporto nella formula della band marchigiana sono proprio le vocals di Christian Bartolacci; riconosco che la voce rappresenta un tratto distintivo non da poco per gli Ibridoma, e che quindi la critica che muovo è un po’ come quelle mosse a Lemmy o a Dave Mustaine, ma – ahimè – de gustibus. Se la title track presenta uno stile vocale alla Placebo (no, non sto scherzando….), in alcuni frangenti sembra di rinverdire i fasti del pop punk, e l’affermazione sarebbe anche credibile se non ci fossero i barocchismi tipici del classic a riequilibrare decisamente la formula. In generale, la sensazione è quella di un’atmosfera da manga giapponese, che farebbe grande fortuna nel Sol Levante (e questo non sarebbe affatto male!), e tuttavia va osservato come il trasformismo dello stile di Bartolacci dà il meglio di sé in episodi del calibro di “You Are A Liar”, in cui viene sperimentato un registro medio/basso che accosta il singer a storici nomi dello US Power come John Bush (fatte le dovute differenze) o addirittura James LaBrie. Detto questo, devo dire che la band ci dà dentro, e lo fa anche abbastanza bene, offrendo all’ascoltatore composizioni discretamente memorizzabili nonostante le strette maglie del classic metal di riferimento, grazie anche ad una produzione cristallina e all’ottimo lavoro della coppia di axemen. In generale fatico a trovare il senso di tante collaborazioni esterne, se non nell’aggiunta di carne al fuoco, ma va bene anche così: per la verità, Fabio Lione su “Land of Illusion” quasi non si distingue, e in effetti le due voci all’unisono si annullano a vicenda – bene fecero i Riot all’epoca di “The Privilege Of Power” far cantare una strofa a Tony Moore, un’altra a Joe Lynn Turner, in modo da esaltarli entrambi, ma questa è un’altra storia… d’altronde, “My Dying Queen” con Ralf Scheepers superospite non è neanche male, rocciosa, diretta e con un bel chorus a metà tra Maiden e Queensryche, che ne fanno una delle punte di diamante del disco insieme all’opener “City of Madness” e alla già citata “Land of Illusion”, perfetto contraltare a quella “Arcobaleno” che invece sposta la lancetta su coordinate davvero troppo pop e mielose per i miei gusti: insomma, va bene tutto, ma se all’ascolto mi vengono in mente Grignani e i Timoria più sdolcinati allora qualcosa di strano c’è! Per concludere, fatti salvi i miei gusti personali “Goodbye Nation” è un disco con vari spunti interessanti, che di sicuro portano la band su un livello differente rispetto al precedente “Night Club”; se il giro di boa del terzo disco sia stato rispettato, solo il tempo saprà dircelo…
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact
www.ibridoma.com
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:: Ibridoma - Night Club - (SG Records - 2012)
Gli Ibridoma, band italiana di Macerata, arrivano con “Night Club” al traguardo del secondo album con alle spalle l’esperienza di un tour di spalla a Blaze Bayley e date di supporto a vari artisti italiani e stranieri.
L’album si muove su coordinate stilistiche ben precise: hard rock e heavy metal classico, nessun compromesso. Ogni componente del gruppo porta la sua esperienza nel proprio strumento a favore della singola canzone ed il risultato è un prodotto compatto, potente senza sbavature. A mio parere gli episodi meglio riusciti dell’album sono quelli in cui prevale la componente heavy come in “Eagles from the sky”, “Cold light of the moon”, “Night club” e “Last supper”. A questo proposito va una nota di merito alla produzione che porta avanti il discorso musicale e le idee del gruppo: equilibrata, potente, “live”.
Due righe sono d’obbligo per il cantante di questa band, Christian Bartolacci: voce squillante, grintosa che punta all’interpretazione rifiutando acuti improbabili, forte di un timbro particolare che si sposa alla perfezione con la proposta musicale del gruppo.
Discorso dolente, almeno secondo il mio parere, l’artwork a cui si poteva dedicare più attenzione.
Voto: 7/10
Enrico Cazzola

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www.myspace.com/ibridoma
:: Ibridoma - Page 26 - (Autoproduzione – 2008)
“Page 26” è il secondo E.P. prodotto dai marchigiani Ibridoma, dopo “Lady Of Darkness” del 2005, ed è un lavoro di heavy metal classico con una spruzzatina qua e là di thrash, in particolare sono evidentissime le influenze dei Megadeth per quanto concerne il riffing delle chitarre e soprattutto l’impostazione vocale del singer Christian Bartolacci. La prima traccia del dischetto, “Alone In The Wind”, promette bene sin dall’inizio: linee di chitarra sostenute, un Mustaine italiano dietro al microfono ed un ottimo ritornello, purtroppo però già a cominciare dalla seconda traccia si nota una perdita di mordente e di grinta che perdurerà per tutta la restante durata di questo lavoro. Gli Ibridoma hanno senza dubbio le capacità per comporre brani ben strutturati ed interessanti, tuttavia non riescono a sporcare il loro sound con una giusta dose di aggressività, risultando così spesso sovente piatti e monocordi, e non bastano i virtuosismi solistici del nuovo chitarrista Marco Vitali a risollevare la situazione. “Page 26” è un lavoro di classic metal più che discreto, ma è lecito aspettarsi qualcosa di più vivace e coinvolgente da un gruppo con le capacità tecnico-compositive quali gli Ibridoma. Rimandati al prossimo lavoro.
Voto: 6/10
Marco Cramarossa

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