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Reviews - Hybrid Circle
:: Hybrid Circle - A Matter of Faith - (PR Lodge - 2014)
Rieccoci a parlare degli Hybrid Circle, già intercettati in occasione del precedente “Before History”, suggestivo concept di argomento fantascientifico che aveva allargato gli orizzonti della band abruzzese permettendole al contempo di battere in lungo e in largo l’Europa per portarne in giro il verbo quadrato, metallico e industriale. A dispetto di una veste di presentazione accattivante (davanti ai concept di fantascienza mi commuovo parecchio…) il disco ci consegnava una band sì rodata ma ancora con qualche margine di miglioramento, specie per quanto riguarda la quadratura del cerchio di un sound possente ma ancora fortemente debitore di modelli in stile Fear Factory e Meshuggah. Ecco perché ascoltare l’EP “Science Fiction” prima e questo “A Matter of Faith” poi è stato uno shock: uno shock positivo, ovviamente, che ci presenta gli Hybrid Circle in una veste talmente rinnovata da rappresentare essa stessa la quadratura sopra citata. Inizio con il dire che “A Matter of Faith” è un disco meno duro del precedente, e la perdita di pesantezza si accompagna ad un’acquisizione di melodia che conferisce incredibile fluidità all’insieme: ecco cosa vuol dire staccarsi dai modelli metallici senza perdere un grammo di credibilità, ma anzi acquisendone a volontà! Dopo aver orchestrato insieme a tutta la ciurma l’intro “Son of Galileo”, sono le tastiere di Giuseppe Costantino ad avviare in modo inesorabile il motore di “My Twins” con il consueto piglio epico che non è mai pomposo; siamo dinanzi ad un poderoso impianto di prog/death subito coronato dall’entrata in scena del nuovo acquisto dietro il microfono Antonio Di Campli, che prima fa la voce grossa, poi marca un’effettistica alla Megadeth e infine si profonde in un intento melodico che non vi sembrerà nemmeno per un attimo scimmiottare tutti gli innominabili modelli del Nu Metal melodico che mi rendono allergico tutto l’anno, figuratevi in inverno. Incredibilmente, con gli Hybrid Circle non è così, ma ciò succede anche per via di un solido riffing e un’attenzione alle geometrie musicali fuori dal comune. Se pensate di aver visto tutto, vi state perdendo il meglio, perché “The Impossible” sarebbe stata la colonna sonora ideale dopo la celebre esibizione di Lady Plavalaguna nel Quinto Elemento… gran parte del merito va alle linee vocali, pianificate con attenzione certosina al fine di raggiungere quegli effetti ipnotici che dovrebbero essere prerogativa di ogni progetto di argomento fantascientifico: è il caso di “Eternity”, ma anche di “The Parallax”, su cui viene realizzato un ideale ponte tra il presente e il passato, tra gli Alterbridge e i Voivod, con un pattern ritmico iniziale che richiama con semplicità sia i Tool che i Radiohead più ispirati. E soprattutto è il caso di “Trail Of Trust”, ambizioso trittico in cui l’ascoltatore passa dalle sicure architetture dei Dream Theater al genio folle mutuato da Steven Wilson e alle atmosfere diluite cantate da Jonathan Davis dei Korn su “Queen Of The Damned”. Certo, farei un torto all’operato della band se non citassi il lavoro di arrangiamento strumentale che ci consegna ottimi brani del calibro di “Age of Rationality” e “Digi-Christ” (impreziositi da un buon lavoro di lead guitar, che non guasta mai), e che firma in stile Hybrid Circle una versione di “Headup” dei Deftones. In definitiva, gli Hybrid Circle hanno compiuto un deciso passo in avanti, sfornando un disco definitivo e multiforme, che potrete collocare tranquillamente accanto ai vostri esemplari dei Protest The Hero e degli Strapping Young Lad senza che il sestetto sfiguri per inventiva e realizzazione di soluzioni compositive sagaci ed efficaci. Ottimo lavoro, ragazzi!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

Contact
hybridcircle.bandcamp.com
www.facebook.com/hybridcircleofficial
:: Hybrid Circle - Before History - (Buil2Kill - 2012)
Non faccio in tempo ad occuparmi delle tre leggi della robotica per questioni puramente “lavorative” ed ecco che compare sulla scrivania quest’album nuovo di zecca degli Hybrid Circle, incentrato su un’ennesima deviazione dallo stretto canone di regole ideato da Isaac Asimov. “Before History”, terzo album della band, è dunque un concept vero e proprio basato su un racconto a firma degli stessi componenti, con atmosfere che richiamano la saga di “Matrix” e l’ampia letteratura apocalittico/distopica del Novecento.
L’intro catapulta l’ascoltatore direttamente nell’incubo postmoderno di una società in cui gli esseri umani hanno lasciato lo scettro del potere alle macchine, e il pathos declamatorio del narratore ricorda da vicino i Dream Theater di “Scenes from a Memory”. In effetti, la passione per i tempi spezzati di matrice prog metal è parte integrante del sound della band abruzzese, ma la parte del leone nella lista delle influenze è indiscutibilmente giocata dai Fear Factory, da cui è tra l’altro mutuato un uso intelligente e mai invasivo delle tastiere. A testimonianza di simili scelte troviamo l’impatto frontale di “The Preacher”, che ben condensa nei suoi tre minuti la freddezza del classico industrial metal con la violenza del death, e le soluzioni chitarristiche di matrice Voivod/Glacial Fear di “Not different from us”, che conferiscono maggiore dinamicità al cadenzato tappeto sonoro in cui sono inserite. A tratti, l’album appare eccessivamente prolisso e “monolitico”, e tuttavia l’atmosfera generale che permea “Before History” è oppressiva al punto giusto, nonché funzionale all’interessante narrazione proposta. Per il resto, tra le quattordici tracce presenti spiccano senz’altro “Teamwork” e “Project Bait”, giusto connubio tra aggressione e melodia con chitarre in evidenza e una scelta di doppie voci sicuramente al passo con i tempi. Personalmente, ritengo che un po’ di sana e iconoclasta velocità in più non avrebbe fatto male, qua e là; in generale, è auspicabile che le buone doti tecniche dei musicisti vengano in futuro impiegate per un maggiore ampliamento delle parti strumentali, un campo in cui gli Hybrid Circle dispongono di vari spunti di interesse (ne è esempio l’outro dell’album), e che presenta ancora tanti margini di esplorazione.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.hybridcircle.net
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