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Reviews - Hung
:: Hung - Progeny - (Autoprodotto – 2008)
Diciamoci la verità, è vero che è difficile trovare sotto casa l\'albero su cui nascono gli In Flames, vale a dire dei geniacci pazzoidi, capaci di riscrivere, con un altro manipolo di band made in europe, i dettami della musica estrema (tanto che qualcuno li ha definiti Post-Death, a sottolineare come il loro approccio sia stato una pietra miliare nell\'evoluzione del metal), ma, sinceramente, da questi Hung mi aspettavo molto di più. Propongono un Death Metal Melodico, che, sicuramente, non è avaro di iniziativa e di buone intenzioni, come la più o meno innovativa introduzione di un violino a d accrescere il mood malinconio e triste del sound, ma che, spesso, si lancia in brani da un tessitura talmente complessa, che i musicisti, stessi, non riescono a sostenerla a causa, soprattutto, di una sezione ritmica, che rappresenta a mio giudizio l\'anello debole della catena. In molte parti dal ritmo serrato, la chitarra ritmica è assente o poco in evidenza, ma in generale si ha la sensazione che, mai, il chitarrista Evil Jon sia in grado di prendere la band per mano. La batteria è povera, troppo povera e spesso scontata, incapace di dettare i ritmi sulle parti più death-orienteted. Non mi sorprende la notizia di questi giorni che gli Hung sono alla ricerca di un nuovo batterista, chiunque tra voi fosse interessato può consultare il myspace della band. Il bassista Sam Roon è l\'unico della famigerata sezione ritmica, a portare la pagnotta a casa, facendo il suo sporco lavoro. Fatta questa premessa, devo, comunque, sottolineare come in questo “Progeny” ci siano delle buone idee e dei buoni spunti, soprattutto quando la band si cala nelle parti più lente, malinconiche ed ossessive, dove risulta evidente una certa influenza degli Opeth. Ne è un esempio “Sediment Of War”, un pezzo che dimostra una certa capacità nel songwriting ed anche nell\'arrangiamento. Ottimi gli intrecci chitarra -violino, e bella la prestazione di Lyris Hung e dello screamer russo Dmitry Kostitsyn, a suo agio sia nel growl che nelle parti clean. Di contro abbiamo pezzi, come “Progeny” o “Desert Of Sad”, incapaci di essere incisivi o carpire l\'attenzione, proprio a causa dei difetti sopra elencati. In conclusione, “Progeny” mostra delle buone idee, seppur in fase embrionale, e dei limiti da superare assolutamente, per poter imporre la propria musica sulla scena estrema.
Voto: 5/10
R. Doronzo

Contact
www.myspace.com/hungrocks
www.hungrocks.com
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