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Reviews - Holy moses
:: Holy moses - 30th Anniversary - In the Power Of Now - (SPV/Steamhammer - 2012)
Non è passato poi tanto tempo da una discussione da bar (virtuale o reale, che importa) in cui l’argomento era la presenza delle frontwomen come specchietto per le allodole per gli ascoltatori. Sul banco degli imputati c’era la solita Angela Gossow e un amico provò a fare il classico fascio di tutta l’erba inserendo nella lista nera anche quella fattona perennemente accompagnata da alcool e sigarette neanche fosse Slash, connazionale delle due celebri Angelone dei nostri tempi, che risponde al nome di Sabina Classen. Grosso errore, risposi io con fare didascalico. Perché Sabina Classen era poco più che una mosca bianca in un’epoca in cui il maschiocentrismo del thrash metal aveva già pochi lead singers che non suonassero contemporaneamente uno strumento, figuriamoci una pulzella dietro il microfono. Comunque sia, quando comprai il vinile apribile di “World Chaos” degli Holy Moses la reazione generale fu lo stupore per la presenza di una cantante femminile, tanto abrasivo e cattivo era il timbro vocale che accompagnava brani come la title-track, “Deutschland (Remember the past)” e la velocissima cover dei Dead Kennedys “Too drunk to fuck”. Qualcuno obiettò anche che si trattava del classico gruppo thrash che ormai veniva reso obsoleto dal fiorire del death metal in tutte le salse, ma si tratta di un dettaglio. Il successo degli Arch Enemy ci avrebbe poi resi meno impressionabili, e sono in pochi quelli che ricordano il nome del combo di Aquisgrana capitanato dagli ex coniugi Classen, che ha avuto tra gli altri il merito di lanciare nel firmamento metal il batterista Uli Kusch, che ritroveremo poi dietro le pelli di Gamma Ray ed Helloween. A proposito, Andy Classen non è più della partita, ma figura comunque come compositore esterno, precisazione quasi superflua per questo “30th Anniversary - In the Power Of Now”, un doppio cd che vede gli Holy Moses impegnati nella riscrittura di gran parte dei loro classici. In che misura una simile operazione sia utile, lascio a voi deciderlo. Da parte mia, non posso che togliermi il cappello dinanzi all’oppressivo rifferama di scuola teutonica di “Jungle of Lies” e “Near dark” e all’incedere cadenzato di “Lost in the Maze” e “Disorder of the order”. Per il resto, la formula presentata lascia ben poco spazio all’immaginazione: thrash sparato a mitraglietta nella maggior parte delle restanti tracks, con i due inediti “Borderland” e “Entering the Now” perfettamente in linea con la produzione storica. Probabilmente, il difetto maggiore del nuovo lavoro degli Holy Moses sta nella tracklist, troppo lunga e con gli episodi migliori soffocati da troppi filler. L’elemento di novità più evidente è l’estremizzazione del cantato della buona Sabina, che ben si adatta alle riedizioni dei brani più recenti come la korniana “Symbol of Spirit”, ma che raschia completamente quella grezza e affascinante patina vintage che avvolgeva brani come la stessa “World Chaos”, qui priva di tutta la carica originaria di disperazione e denuncia. La produzione ovviamente ottima è l’altra croce e delizia dell’album: buona per far arricciare il naso ai puristi, ideale per accogliere nuove schiere di nipotini della zia Classen. E se posso esprimere un’opinione, è a loro che è rivolto “30th Anniversary - In the Power Of Now”, esattamente come è stato per “Still cycos after all these years” dei Suicidal Tendencies e per “The root of all evil” degli stessi Arch Enemy. Appunto. La zietta si ispira alla nipotina? È così che va il mondo…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.holymoses.de
:: Holy moses - Disorder of the order - (Century media - 2002)
Forse non tutti ricordano o conoscono un pò la storia dei tedeschi Holy Moses, progetto avviato dal chitarrista Andy Classen, nel lontano 1979 e coadiuvato un anno più tardi dalla sorella Sabina in qualità di singer; dopotutto il loro nome è tornato prepotentemente a circolare solo da qualche anno a questa parte grazie al mini cd apripista Master Of Desaster, dopo un lungo periodo di silenzio dovuto più ad episodi sfortunati che ad altro.
Gli Holy Moses insieme ai connazionali Living Death, Darkness o i magnifici Mekong Delta, sono stati negli anni \'80 una di quelle formazioni che in Germania hanno vissuto all\'ombra di gruppi ben più quotati quali Sodom, Kreator e Destruction, e nonostante ciò, i nostri si fecero notare non solo per la graziosa tutto pepe frontgirl, ma anche per lavori assolutamente interessanti (su tutti The New Machine Of Liechtenstein dell\'89).
Detto questo, il nuovo come-back discografico ci presenta degli Holy Moses dalla line up profondamente rivoluzionata, ma dall\'attitudine pressoché identica a quella del passato.
Il sound è chiaramente di derivazione \"old school\", ma tiene conto anche del calendario soprattutto a livello di registrazione e missaggio.
Fraseggi intricati di riffs granitici, vanno a formare una base ritmica incessante ed è questa la \"struttura portante\" di D.O.T.O. dove i solos guitar sono rari e l\'ossessiva e ruvida voce di Sabina Classen pervade a destra e a manca in una piacevole sensazione disturbante nell\'ascoltatore che alla fine sarà letteralmente spiazzato…e violentato.
Nelle 12 tracce contenute, non si viaggia quasi mai a velocità proibitive, ma il tutto è concentrato più su parti pesanti con repentini stacchi mosh ed il songwriting si dimostra come sempre originale o comunque non scontato pur nella sua semplicità.
Chi va alla ricerca della tecnica strumentale può rimanere deluso da D.O.T.O. poiché il suo obiettivo è la \"sostanza\" non la \"forma\".

R
:: Holy moses - Redefined Mayhem - (SPV/Steamhammer - 2014)
Ci sono recensioni che inizi in un modo, e non sai come finirai… ok, a parte l’intro in stile Maccio Capatonda, quello che mi conforta è che non è la prima volta che recensisco un disco degli Holy Moses, e che quindi posso saltare a piè pari il cappelletto Sabina/Andy/teutonici in seconda linea/Uli/thrash politicizzato, e chi più ne ha più ne metta. Sembra che certa gente (recensori?) abbia un vero e proprio bignami per ogni fenomeno musicale, e non posso dire di essere del tutto immune da simili derive riduttive, figlie dell’attuale età degli hashtag (e già posso dirmi soddisfatto di non aver elencato a colpi di cancelletto l’elenco di cui sopra. Quel che è certo è che gli Holy Moses possono piacervi o no, possono interessarvi o no, possono starvi simpatici o no, ma non sono poi quello che si dice un gruppo thrash metal ordinario. Personalmente, faccio il tifo per loro da sempre, nonostante non siano così facilmente digeribili e nonostante alcuni cali di qualità (e consequenzialmente di attenzione) indissolubilmente legati ai loro dischi. Ecco, prendete il trittico di attacco di “Redefined Mayhem”: perfetto, con “Hellhound” opening sufficientemente intricata ma sparata a mille, la brutalissima semisuite “Triggered” (compressissima nei suoi tre minuti e mezzo) e il pregevole compendio di thrash metal teutonico di “Undead Dogs” (con un refrain semplice e diretto, difficile da dimenticare). Tutto il grigio della Germania risale dalle note della band, e nonostante Sabina Classen sia rimasta sola al comando ha trovato in Peter Geltat il perfetto tessitore di armonie chitarristiche per perseguire il cammino del trademark Holy Moses. Ottimo il guitar work in generale, molto Megadeth in più punti (e considerando quanta poca stima io abbia per Broderick, quando dico “Megadeth” intendo Friedman o Poland, o il Mustaine più ispirato), senza dimenticare le tipiche sonorità di matrice Petersen/Skolnick che emergono su “Fading Realities” o le melodie sbilenche e voivodiane di “Liars”. Come dicevo, poi il disco tende a perdersi un po’, ma è anche vero che stilisticamente si pone una spanna più in alto di tutte le copie carbone del thrash che girano ai giorni nostri (alcune delle quali rappresentate dagli stessi gruppi storici, appositamente riformatisi). Se poi non siete soddisfatti, Sabina e soci ne hanno anche per voi: la conclusiva “This Dirt” è appunto dedicata ai detrattori della band, ed elenca molti degli elementi di criticità che io stesso ho espresso nel corso di questa e della precedente recensione… ne sono quasi onorato! Dal canto suo, è innegabile come il quartetto abbia avuto la capacità (e il coraggio) di portare innanzi quel processo di estremizzazione continua che già avevamo potuto osservare sulla raccolta “In The Power Of Now”; se con risultati convincenti o meno, dipende appunto dai gusti personali di ognuno. Poi però devo dirlo: ritrovarsi a scuotere la testa come un metto ogni volta che arriva il ritornello di “Undead Dogs” significherà pur qualcosa, no? Come dite? Devo farmi vedere da uno bravo?
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact
www.holymoses.de
:: Holy moses - Strenght, power, will, passion - (Armageddon Music - Audioglobe)
Ritornano sulle scene I mitici Holy Moses, band tedesca seminale di thrash metal capitanati dalla vocalist Sabina Classen già conosciuta per i lavori di Temple of the Absurd e Howlin’Mad.Il nuovo disco si intitola Strenght, Power, Will, Passion ed esce per Armageddon Music. Di fronte a noi abbiamo una band che per i thrasher più intransigenti è sempre stata riconosciuta come una della maggiori influenze del panorama thrash mondiale insieme a gruppi tedeschi quali Kreator,Deathrow,Protector …band che è in attività fin dai primissimi anni’80( il primo demo intitolato”Black metal masters” dovrebbe essere del 1980).
Il nuovo disco si apre con il pezzo “Angel Cry” mazzata devastante in pieno stile holy moses per poi proseguire con pezzi come “End of time”, “symbol of Spirit”, “Examination” e via dicendo..
Sinceramente non trovo un pezzo brutto in questo nuovo disco, infatti le canzoni sono spedite, veloci e Sabina Classen mi sembra particolarmente in forma, infatti la sua performance vocale è degna di nota. Ogni pezzo è in pieno stile holy moses, riff taglienti come una rasoiata, batteria veloce e precisa intramezzata da screaming gutturali della vocalist.Il disco continua con pezzi come “I will”,”Space clearing”, “sacred crystal”, dove mid-tempos si alternano a riff diretti come un pugno in faccia..
Sono molto felice di questo ritorno, che farà la felicità di tutti gli appassionati di thrash metal tedesco e non , infatti il nuovo holy moses spesso avvicinabile addirittura al death metal di vecchia scuola mette in evidenza una maturità artistica e compositiva superiore alle aspettative o comunque migliore di dischi di band storiche conosciute quali Destruction ,Venom., e gli stessi Kreator , gli holy moses infatti sono gli unici insieme a Sodom a portare avanti lo stesso tipo di discorso proposto fin dagli esordi senza cedere a compromessi musicali o comunque senza evolversi minimamente(anche se i suoni proposti dai loro esordi erano accostabili a territori maggiormente power/thrash stile primi Running wild/mekong delta..)e questo è una cosa che ammiro particolarmente in una band in quanto, suonando questo genere bisogna essere coerenti con se stessi ma soprattutto vivere il thrash metal come stile di vita.
Segnalo anche per i collezionisti di supporto vinilico(come me eh eh eh..), l’uscita del disco in versione picture lp limitata. Se siete dei fan della band , o comunque se vi piacciono i suoni grezzi e devastanti, non potete fare a meno di questo disco invece se preferite cose suonate meglio o comunque non di impatto, questo disco non è per voi. Direi comunque voto positivissimo per il ritorno degli holy moses, la speranza è che nel loro tour possano finalmente supportare la loro nuova uscita suonando anche in Italia. Aspetto con impazienza adesso il nuovo Onslaught( se ci sarà), visto che suoneranno in formazione originale insieme a Exodus e Unleashed al prossimo X-mass.

Ermanno

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