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Reviews - Helloween
:: Helloween - 7 Sinners - (Sony Music - 2010)
Ecco ritornare sul mercato i signori del Power Metal! Sì, perché gli Helloween sono i signori incontrastati di questo genere, e non i vari Gamma Ray, Blind Guardian e chi più ne ha più ne metta!
Certo, le zucche di Amburgo ne hanno passate di cotte e di crude, ma nonostante tutto eccoli qui con la voglia di rimettersi in discussione e reinventarsi, a volte con ottimi risultati a volte no… ma questo fa parte del gioco e comunque sono sulla cresta dell’onda ormai da anni e di line-up ne hanno cambiate tante; l’importante è riprendersi e non dimenticare di essere una grande band come lo sono sempre stati.
Una cosa che ho sempre apprezzato di Michael Weikath è la democrazia che ha costantemente avuto nel gestire le composizioni dei brani, dando spazio a tutti i membri della band cosa che ha reso possibile un continuo ricambio di suoni e stili. Questo aspetto degli Helloween si è sempre notato soprattutto durante i cambi di formazione avuti nel tempo, in quanto ogni singolo nuovo componente ha dato qualcosa di suo nella creazione dei pezzi. Col tempo Andi Deris, eccezionale cantante, è diventato il leader assoluto di questa fantastica band della quale è il maggior songwriter.
Oggi Deris e company, come si è già notato nei precedenti dischi, sono diventati meno diretti, più dark, ricchi di riff thrash, ma senza mai dimenticare la melodia happy (tipica del mitico bassista Markus Grosskopf, reduce insieme a Weikath della band originale) che negli anni li ha contraddistinti e resi oggetto di varie scopiazzature.
Tornando al discorso della democrazia compositiva la mano di Sasha Gerstner è molto presente; bravo chitarrista che ha portato una ventata di novità e di giovinezza negli Helloween, lavorando disco dopo disco fino ad arrivare al suo risultato migliore: 7 Sinners!
Questo nuovo album dei Power Metallers più famosi è un ottimo disco, meglio dei precedenti “The Keeper – The Legacy” e “Gambling with the Devil”, album che avevano un grosso difetto:la mancanza d’ immediatezza che li aveva per anni caratterizzati!
“7 Sinners” è potente, moderno, veloce, melodico… è Helloween! Grandi le prestazioni dei singoli; un Deris in grande spolvero che in alcune canzoni ricorda il God Rob Halford , specie nella prima traccia, “Where The Sinners Go”, in cui a un certo punto lo si sente urlare: Sinner-sinner-sinner… quasi ad omaggiare la grande e mitica “Sinner”, capolavoro dei Judas Priest. Un ottimo Dani Loble alla batteria, potente veloce e tecnico, che non fa rimpiangere i suoi predecessori. Da menzionare il singolo di questo album, “Are You Metal?”, inno all’Heavy Metal, in cui gli Helloween si trasformano addirittura in una band black, inserendo tanto di tastiere gothic e parti blast di batteria… missione compiuta!
Ma il loro inconfondibile stile happy ritorna con “World Of Fantasy”, brano che ricorda il loro passato in chiave moderna!
Che dire in conclusione… personalmente questa nuova veste degli Helloween mi piace. Qualcuno potrebbe storcere il naso ai riff più thrash, ma ascoltatelo più di una volta e riuscirete a gradirlo. In fondo oggi sul mercato di loro cloni ce ne sono troppi e sinceramente hanno un po’ rotto.
Complimenti agli Helloween!
Voto: 8/10
Antonio Abate

Contact:
www.helloween.org
:: Helloween - Gambling with The Devil - (Spv/Audioglobe - 2007)
Possibile che gli Helloween non sbaglino un colpo? Mentre un certo tipo di heavy metal melodico e pomposo segna il passo, gli Helloween, padri spirituali proprio di quel genere, sfavillano come pochi. Ogni album è una scommessa vinta su tutti i fronti. Oramai sono un classico e c’è sempre qualcosa da imparare da tali maestri. Come nel loro ultimo “Gambling with The Devil” dove riescono a far coincidere la tipica forza d’impatto, da sempre un loro trademark, con un sound più lavorato, moderato e raffinato. Anzi, in certi frangenti ho potuto notare rimembranze del rock progressivo di qualche decennio fa. Il tutto, al solito, curato in ogni particolare. Nel settore dell’heavy metal melodico, pomposo e potente gli Helloween sono davvero i numeri uno!

Emanuele Gentile
:: Helloween - Keeper of the seventh keys - The legacy - (SPV - Audioglobe - 2005)
Quando uscirono i primi due episodi di Keeper of the seventh keys, fu un miracolo in quanto quei cd cambiarono in modo radicale il modo di vivere vedere e interpretare il power metal, e come se non bastasse erano stracolmi di brani che divennero veri e propri inni/cavalli di battaglia della band. Come si sa tentare di dare un seguito ad un successo del genere è un rischio altissimo che nel 90% dei casi non riesce mai, per diversi motivi. Gli Hellowen ci hanno provato e a mio modo di vedere hanno toppato. Se i primi due episodi erano freschi potenti e “innovativi” per la band questo nuovo Keeper lascia il tempo che trova. Intendiamoci non che il cd, anzi doppio cd, non valga, assolutamente ci sono brani come le lunghe “The king for a 100 years” e “Occasion avenue” (entrambe poste all’inizio rispettivamente del primo e del secondo cd) davvero ottime e ancora “Mrs God” (del quale in coda la secondo platter potete trovare il video) che sono ottimi brani, ed anche i restanti viaggiano su ottimi livelli, ma non reggono assolutamente con quelli dell’inizio saga. Se questo Keeper non fosse un capitolo integrante dei cd degli anni ’80 sarebbe un bel sentire, ma il confronto non regge per nulla. Se volete comprarlo per dovere di cronaca accomodatevi pure, se vi piacciono gli Helloween fate, se volete completare la storia va bene, ma io un’ascoltata prima la darei.
Grande delusione.

Fabio Calandrino
:: Helloween - My God-Given Right - (Nuclear Blast - 2015)
Nuova fatica discografica per le zucche di Amburgo, per l’esattezza la numero 17… chiaramente non torniamo sempre sulle stesse cose e sulla solita storia dei Keeper che hanno fatto la storia, ecc.: gli Helloween oggi sono questi e sinceramente a me non dispiacciono, in quanto hanno saputo tenere nel bene e nel male un range comunque di buon livello senza mai arrancare e generosamente creando musica di qualità e soprattutto al passo con i tempi. Con la sua copertina alla “The Day After Tomorrow”, “My God-Given Right” è un disco che riporta la band tedesca alla melodia “happy” che tanto l’ha resa famosa e che tante band ha ispirato. Negli album precedenti, Weikath e soci avevano incattivito la loro musica, creando un power metal molto moderno e al passo con i tempi, dando alla luce anche ottimi lavori ma tralasciando la bella melodia che abbiamo solamente intravista in poche canzoni; questa volta la storia cambia, con i cinque che riescono a fondere il sound recente con il passato, creando un disco davvero dalla bellezza fantastica. Una band in grande forma, soprattutto Andi Deris, cantante amato e odiato dai fan, ma che con gli anni si è fatto rispettare creandosi un suo feudo e non facendo rimpiangere una reunion scontata quanto improbabile (in questo gli Helloween sono stati tra i migliori, senza cadere nel gioco delle reunion commerciali): l’ex Pink Cream 69 è in forma smagliante, macinando chilometri e ricamando melodie, con una grande prestazione che è tra le migliori dai tempi di “Better Than Raw”. Dopo due scialbe ma non brutte “Heroes” e “Battle’s Won” si recupera con la title track, dove ecco arrivare quello su descritto come il nuovo sound degli Helloween: moderno, potente e melodico… ritornello da cantare almeno una volta al giorno, e non finisce qua! Si passa per “Stay Crazy” canzone che avrebbe fatto la sua figura in un disco dei Pink Cream 69, con il suo metal melodico, a cavallo tra la tradizione teutonico e l’hard rock; si arriva a “Lost In America”, canzone che subito fa rizzare le orecchie a vecchi nostalgici, grazie a un riff di apertura in stile “Future World”; il sound poi si incattivisce subito con il riffone di “Russian Roulè”, senza comunque tralasciare la melodia (dal sapore russo, appunto…). Qualità e grande musica per chi ama il power metal! Chiaramente qui stiamo parlando dei signori del genere, di chi lo ha portato al successo, di chi ha dato le direttive definitive negli anni, anzi nei secoli. Una produzione di qualità impreziosisce ancora di più questa ultima fatica degli Helloween, confermando ancora una volta la band come i numeri uno del genere.
Voto: 8/10
Antonio Abate

Contact
www.helloween.org
:: Helloween - Rabbit don’t come easy - (Nuclear Blast - 2003)
Dopo aver recensito il distruttivo esordio dei Masterplan, eccomi a parlare dell’ultima fatica degli ex compagni di Grapow e Kusch. Rabbit è l’11° disco targato Helloween (se si considera anche l’EP “Judas”), successore di ottimi dischi dell’era Deris come Time of the oath, Better than raw e The dark ride, quest’ultimo a mio avviso forse il migliore dell’ultima produzione delle zucche di Amburgo, anche se rinnegato da daddy Weikath. Rabbits stilisticamente e qualitativamente può essere considerato come un anello di congiunzione tra Time e Better; l’impatto c’è, la voce di Deris è sempre ottima, molto espressiva e potente, daddy Weiky appare in ottima forma, e l’ultimo arrivato Gerstner mostra fin da subito di avere ottime capacità. A dire il vero, l’assenza di Grapow e Kusch non è che si senta molto. Da segnalare inoltre che la maggior parte delle parti di batteria è stata suonata da uno dei migliori batteristi metal mai esistiti: quella macchina da guerra conosciuta come Mikkey Dee (ex Dokken, ex King Diamond, attualmente nei Motorhead). Ma analizziamo Rabbit più in profondità:
1) Just a little sign: il primo singolo, pezzo veloce, in classico stile Helloween; davvero coinvolgente, con un refrain da mal di gola... voto 7
2) Open your life: bellissima canzone power con vari innesti proggheggianti, ad opera di un Gerstner davvero ispirato. Belli gli assoli, ottime le linee di batteria e il chorus: gran pezzo... voto 7,5
3) The tune: assolutamente inutile. Questo brano sembra essere stato rubato a qualche session dei Gamma Ray. Non un brutto pezzo, ma assolutamente privo di spunti interessanti e di personalità. Bocciato. Voto: 4
4) Never be a star: con un intro “copiato” da Perfect Gentleman (Master of the rings), Never be è un brano carino, ma che non coinvolge pienamente, forse perchè esageratamente prevedibile. Comunque, il coro è molto bello... voto 6+
5) Liar: ed ecco la vera bomba del disco: puro Helloween-Power, con la P maiuscola. Mostruosa la prova di Dee dietro le pelli, un Deris incazzatissimo e chitarre molto ispirate ci conducono verso un muro sonoro che non lascia prigionieri. Ottimo: voto 8
6) Sun 4 the world: con un inizio orientaleggiante che fa da intro per una chitarra vagamente dreamtheateriana, comincia uno dei brani più accattivanti del disco: molto particolari sono i breaks che precedono il coro, peraltro bellissimi. Voto: 7
7) Don’t stop being crazy: powerballad in stile Neverland (Time of the oath), Don’t stop coinvolge grazie alla splendida voce di Deris che davvero non si risparmia. Emozionante: voto 7+
8) Do you feel good: canzone un po’ strana, che non coinvolge mai completamente... forse perchè un po’ freddina. Niente di che, insomma. Voto: 5+
9) Hell was made in heaven: meravigliosa track. Ascoltatela. Qui gli Helloween dimostrano di avere ancora le palle. Da segnalare una prova di Deris a dir poco maestosa. Voto: 8
10) Back against the wall: bel pezzo, pesante e mai noioso, che mette in risalto ancora una volta la capacità compositiva della band. Niente di trascendentale, ma comunque un brano meritevole di nota. Voto 7-
11) Listen to the flies: anche questo gran pezzo, che dà carica e coinvolge. Bello il chorus, dove un Deris davvero in forma dimostra tutto il suo valore. Ascoltate, ascoltate... voto 7,5
12) Nothing to say: a mio parare è superfluo parlare di questo brano. E’ molto particolare, con parti blues e raggae... a me è piaciuto, non tutto, però... senza voto.
13) Far away: bonus track veloce e molto piacevole, forse un po’ scontata a volte. Ma tutto sommato, azzeccata... voto 7
In definitiva, un buon disco che però non aggiunge molto a ciò che gli Helloween hanno fatto in passato (con Deris). Rabbits contiene davvero ottimi pezzi, assieme ad altri un po’ sottotono, che però non inficiano un disco tutt’altro da ignorare. Meglio di The dark ride...??
Forse. Di sicuro più ispirato.

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