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Reviews - Hell In The Club
:: Hell In The Club - Devil On My Shoulder - (Scarlet Records - 2014)
Secondo capitolo di questa band dedita al sano hard rock di matrice anni ‘80 e affini! Ora, non sto a dirvi chi sono gli Hell In The Club, perché diventerebbe offensivo nei confronti di una band vera e propria come loro… guai a parlare di side project! Sì, perché gli Hell sono una band con una propria unicità, quindi andare a sindacare sulle band di provenienza dei singoli membri catalogherebbe questa bellissima realtà come, appunto, su detto: side project… una definizione che reputo offensiva per l’impegno che questi 4 ragazzi ci mettono in quello che creano!
Bene, bando alle ciance ed entriamo nel vivo di “Devil On My Shoulder”, questo secondo disco di hard rock made in Italy: ci eravamo lasciati con l’ottimo primo lavoro, dove la band era dedita a un sound più figlio di un hard rock al limite dello street e affini; in questo secondo lavoro troviamo una maturità artistica, in quanto la band rimane sempre sulle direttive dell’hard rock ‘80, ma lo arricchisce con un sound più, come dire, A.O.R. che va a dare una certa eleganza. Bellissime melodie scanzonate cori su cui chi come me ama queste sonorità avrà pane per i propri denti, sparando il tutto a mille! Refrain azzeccatissimi come l’elegantissima opener “Bare Hands”, la “bonjoviana” title track, per ritornare allo street di “Beware of The Candyman” fino al melodico di “Pround” e per passare alla violenta “Whore Point”… Senza tirarla per le lunghe, siamo davanti ad un lavoro di alto livello che può tranquillamente competere con i colossi del genere.
Voglio fare un unico appunto su Damna, cantante delle band (credo di averlo detto anche nella recensione del primo disco): lo trovo molto più a suo agio in questa versione, reputando la sua voce perfetta per queste sonorità.
Bene ragazzi e rockers… fate vostro “Devil On My Shoulder”: non vi deluderà!
Voto: 9/10
Antonio Abate

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:: Hell In The Club - Let The Games Begin - (Red Pony Records - 2011)
Prendiamo la sezione ritmica dei Secret Sphere: Andrea Buratto (basso), Federico Pennazzato (batteria) e fondiamola con la voce degli Elvenking: Damna e il session Andrea Piccardi (chitarra).ed ecco il risultato: Hell In The Club!
Stupenda perla di rock’n’roll!
Ma andiamo in ordine. Hell In The Club nasce dalla voglia di Andrea Buratto, bassista dei Secret Sphere di volere saziare il suo amore per l’hard’n’heavy anni ’80. Ecco che oggi quindi prende forma questo progetto che ha solamente una parola d’ordine: ROCK’N’ROLL!
Gli Hell sfornano un bellissimo contenitore per i nostalgici di quello stile a me tanto caro, un giusto connubio tra le melodie tipiche di giganti come Aerosmith, Bon Jovi e Def Leppard e lo street alla Skid Row, Motley Crue e Cinderella! Ma questo è un disco che non è apprezzato solo dagli amanti e nostalgici di quegli anni, ma anche da chi ha gradito la modernizzazione di questo genere grazie a band come Hardcore Superstar, Darkness e Blackyard Babies! Sì, gli HITC non hanno nulla da invidiare a questi nuovi giganti grazie a un cd fatto di una track list di 12 tracce eccezionali di stupendo hard’n’roll! Da menzionare, oltre all’immediatezza del disco, l’ottima produzione che dà un tocco veramente originale ai cori stradaioli e ai suoni di chitarra molto Mick Mars! Ottima la prova dei singoli; assoli di chitarra di Piccardi azzeccatissimi che, come già detto, tendono molto a ricordare il mitico Mars in versione rimodernata; un punto in più a Damna che si presenta in una veste veramente innovativa. La sua voce in questo frangente risulta estremamente piacevole e originale; sezione ritmica potente e perfetta dei due Sphere Buratto e Pannazzato che hanno il compito di dare violenza a questo disco: missione riuscita! Queste sono prerogative di successo! Il cd è un suonato montante sotto il mento! Veramente complimenti! Da avere assolutissimamente!
Complimenti ragazzi ottima prova!
Voto: 9/10
Antonio Abate

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:: Hell In The Club - Shadow Of The Monster - (Scarlet Records - 2016)
Più volte ho voluto sottolineare come gli Hell In The Club, pur venendo dalla fusione di componenti di due gruppi importanti del nostro panorama heavy metal, non siano un side project ma una vera e propria band con una sua anima. “Shadow Of The Monster” è il terzo capitolo per questi hard rockers, che si presentano con un vero e proprio capolavoro, per chi ancora ama le sonorità legate a quei bellissimi anni ’80. Come nei precedenti album, gli Hell rivisitano melodie e qualità compositiva dei vari miti degli anni ’80, ma mai come ora hanno cercato in tutti modi di avere una propria personalità, dimostrando una vera e propria maturità artistica e cercando di rendere un po’ più metal oriented le composizioni, ma sempre con un senso melodico vincente e facilmente assimilabile. Ascoltare l’hard rock anni ‘80, con un sound moderno e soprattutto una produzione moderna, è davvero una vera goduria! Questa nuova fatica targata HITC, è davvero molto bella, fresca e facile da ascoltare, da sparare in auto ad alto volume. Dieci tracce che renderanno felice di sicuro chi come me ama questo sound e ha tanta nostalgia di ascoltare roba di qualità, perché molto rara in questo genere di questi tempi. È inutile sottolineare la bravura dei singoli, anche se voglio ribadire il rendimento fantastico in questo frangente di Davide Moras (voce). Il disco si apre con “DANCE!” brano che ricorda i fasti e i riff di Dr. Feelgood, con tutta la sua potenza da far saltare i sederi; si passa per “Enjoy The Ride” e il suo ritornello da stadio, al riff country oriented di “Hell Sweet Hell”, alla cadenzata title track, alla stupenda “The Life & Death Of Mr. Nobody”, power ballad dai sapori Elvenking, per arrivare alla melodica “Naked” dal sound Bon Jovi ultima decade… Questo ultimo disco degli HITC ha tutte le carte in tavola per essere un must del genere degli ultimi anni, grazie di sicuro a una scelta compositiva di alto livello; bene, rockers… fatelo vostro e non vi deluderà!!!
Voto: 9/10
Antonio Abate

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