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Reviews - Hautville
:: Hautville - Le Moire - (SPQR - 2013)
Il 2013 sancisce il ritorno sulle scene di una compagine che m’aveva ben impressionato un paio d’anni fa, gli Hautville. Le Moire è un Ep di cinque brani che in parte conferma quanto contenuto nel precedente Numen Lumen e che in parte traccia la strada per quella che probabilmente sarà la nuova dimensione artistica della band. La formazione è rimasta immutata, Francesco, Leonardo e Paolo sono sempre al loro posto (rispettivamente all’organo e tastiere il primo, chitarra folk ed elettrica il secondo e basso e batteria il terzo), piccola differenza con il predecessore è l’ingresso in pianta stabile di Simona, comparsa in Numen Lumen solo in veste di ospite. Non so se le differenze rintracciabili nel nuovo corso della band siano imputabili al definitivo accoglimento nelle fila della cantante, però gli Hautville 2013, pur mentendo una certa predisposizione per le sonorità prog e folk, vedono un maggiore avvicinamento alla canzone italiana d’autore. Non spaventatevi, non ci troviamo innanzi a un disco easy listening, anzi la band ancora una volta cura in modo maniacale l’aspetto lirico, andando a tessere una trama tra aspetti musicali e concettuali che, pur non apparendo presuntuosa, si piazza un paio di spanne sopra la produzione italiana media. Non è casuale neanche la presenza di un musicista come Arturo Stalteri (Pierrot Lunaire), nelle vesti di ospite in due brani (“In Superficie” e “Caelum Et Terra”): il pianista ben incarna, con la propria storia personale, il prototipo di artista in bilico tra prog e canzone d’autore raffinata. L’Ep contiene non solo quattro brani inediti (i due citati con Stalteri e “Pro Salute Populi” e “Le Moire”), ma anche una cover del classico del BMS “Non Mi Rompete”, qui rivisitato in una versione con voce femminile dal fascino nuovo. Le Moire è probabilmente una pubblicazione di transizione, che lascia presagire interessanti sviluppi: non ci resta che attendere.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

Contact:
www.hautville.com
www.facebook.com/Hautville
www.spqrlabel.com
:: Hautville - Mater Dolorosa - (Autoprodotto - 2016)
A qualche anno di distanza dalla pubblicazione di Le Moire (2013) tornano i lucani Hautville con un album, questa volta, autoprodotto. La ricetta è la stessa che in passato m’aveva fatto apprezzare i due lavori precedenti, anche se in Mater Dolorosa qualcosa di diverso c’è. Il trio, a mio avviso, ha virato in modo discreto su sonorità più legate alla canzone d’autore italiana: nulla di trascendentale, sia chiaro, ma sono convinto che alcuni pezzi di MD potrebbero essere apprezzati anche dagli ascoltatori più distratti che normalmente bazzicano altri lidi. “Artemide” potrebbe un ottimo esempio in questo senso, con la voce cristallina e delicata di Simona Bonvita che dipinge un soave acquerello dai colori tenui. Però non lasciatevi ingannare da queste prime righe, la band mantiene sempre un certo appeal oscuro e sofferente, basti ascoltare le tetre “Le Ombre” e “Mater Dolorosa” (quest’ultima con il tenore Walter Matteuzzi alla voce), per tornare nel lato tenebroso della neo-classica in salsa Elend. La componente folk non è stata abbandonata, su tutte la bella “La Sposa” dal sopore antico e rurale. Qui e là la band ricuce il legame con il proprio passato, riprendendo una certa attitudine progressiva che ne aveva caratterizzato i primi capitoli discografici (non dimentichiamo che sul secondo c’era la cover del classico BMS “Non Mi Rompete”), con la chiusura in grande stile con Arturo Staltieri, che del prog italico ha scritto alcune delle pagini migliori con i suoi Pierrot Lunaire, che accompagna al piano Simona. Il compositore romano non è l’unico ospite sull’album, infatti troviamo, oltre al già citato tenore, Giulio Amico Padula (tromba), David Bisetti (percussioni), Daniela Ceccehetto (Cello) e Rebecca Dalloilio (violino), a dimostrazione di come l’autoproduzione non abbia ridimensionato le ambizioni degli Hautville, ma ne abbia rilanciato la candidatura nell’elite del neofolk italiano.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Hautville - Numen Lumen - (HR!SPQR – 2011)
Se nei primi mesi del 2011 la HR!SPQR ci aveva regalato il ritorno de Il Ballo Delle Castagne (il disco dell’anno per il sottoscritto), nei giorni che precedono il 2012 l’etichetta viennese lancia sul mercato il nuovo album degli Hautville. Nati nel 2006 per volontà di Leonardo L. (chitarra acustica) e Francesco D. (tastiere e voce), entrambi con background in ambito prog, nei mesi successivi i lucani hanno integrato nei propri ranghi Paolo B. (batterista e basso) e Simona B.. Quest’ultima apparsa nelle vesti di “special guest” nell’esordio, oggi è la voce femminile del gruppo. Il quartetto così composto si dedica alla produzione del primo lavoro, “No Milk for Babies” (Invisible Eye Productions - 2010), ricco di rimandi alla tradizione folk europea. Questo legame con il folclore musicale mediterraneo viene ribadito con il nuovo Numen Lumn, disco che si regge su trame acustiche che fanno da ideale tappeto per i testi, ben congeniati, che in parte riprendono opere di menti illustri del calibro di Giordano Bruno, Giuliano Kremerz e del poeta Domenico Bellocchio, originario di Ferrandina come i membri della band (quasi a ribadire ancora una volta il legame con le proprie radici). Questo Numen Lumen, prodotto da Diego Banchero (Egida Aurea, Recondita Stirpe), ha una doppia valenza, da un lato è una sorta di raccolta, in quanto contiene una selezione di brani già presenti nell’esordio, dall’altro propone tre pezzii nuovi di zecca (“Apparizione”, “In Lode All’Asino” e “Memoria di Felicità”). Proprio questo terzetto mette in evidenza come la band si distingua dalle altre che normalmente affollano la scena neofolk per un approccio maggiormente progressivo. Questa peculiarità, non solo arricchisce il sound, ma rende la fruizione dell’opera meno ostica per l’ascoltatore medio, magari non avvezzo a sonorità folk tout court. Dal punto di vista formale, l’album è ottimamente prodotto e si presenta molto bene in un formato digipack impreziosito da un booklet molto curato. Un lavoro in cui nulla è lasciato al caso e che mostra una band in grado di reggere il confronto con i nomi importanti del movimento neofolk europeo.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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