Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - Hatebreed
:: Hatebreed - Hatebreed - (RoadRunner - 2009)
Il 2009 si sta rivelando alquanto produttivo per gli Hatebreed, band che ormai da un po’ d’anni si è fatta notare e che ha guadagnato una posizione di rilievo nell’ambiente metal-core americano. Dopo il loro ultimo For The Lions, ecco l’omonimo Hatebreed.
Basato innanzitutto sul loro hardcore duro e serrato, che preme senza sosta per tutti e 14 i brani (forse leggermente alto il numero…), il platter dimostra subito all’ascoltatore di che pasta sono fatti i nostri. La qualità tecnica è un punto che non lascia mai a bocca asciutta; ottimale.
Il disco propone un metal-core tendenzialmente basato su contaminazioni dal sapore thrasheggiante, tipiche di band come Testament e Slayer (Become the Fuse, Hands Of A Dying Man, Words Become Untruth, No Halos For the Heartless, Between Hell And A Heartbeat, As Damaged As Me, Every Lasting Scar). Non mancano song in classico stile Hatebreed (Pollution Of The Soul, Merciless Tide, Not My Master), fatte di durezza e compattezza d’esecuzione.
La musica che riescono a riproporre questi ragazzi è sempre attuale e piena di carica, caratterizzata da un lavoro di riffing che esalta la concentrazione hardcore nell’album (Everyone Bleeds Now, Through The Thorns)
La vocalità di Jasta è sempre molto bella, si rende partecipe attivamente a tutte le esecuzioni, lasciandosi andare in parti vocali cattive e aggressive; si fa notare, specialmente in Become the Fuse e in Every Lasting Scar. Buona prestazione davvero.
Ritmicamente gli Hatebreed (Byrne dietro le pelli e Beattie al basso) possono fare scuola, grazie alle parti ben studiate. Le chitarre di Lozniak e Novinec sono allegre e galoppanti; assoli supersonici e molto precisi.
Presente anche un pezzo strumentale dall’anima sperimentale che si lascia assimilare anche da chi non è un patito del genere (Undiminished). Le melodie sono calde al punto giusto, rendendo il brano maturo e sentimentale.
Non sarà il lavoro più innovativo della carriera degli Hatebreed, ma pur sempre un disco valido. Consigliato soprattutto ai fan!
Voto: 7,5/10
N. Killex M.

Contact
www.hatebreed.com
www.myspace.com/hatebreed
www.roadrunnerrecords.com
:: Hatebreed - Supremacy - (Roadrunner - Universal - 2006)
Pionieri insieme agli Slipknot di provare alcune sonorità metal-core, gli Hatebreed aggrediscono già dalle prime note di Supremacy, con la possente “Defeatist” seguita dalla rabbiosa “Horrors of Self”. Rispetto alle releases moderne la melodia passa in secondo piano confronto ai riff granitici. Un album che scorre tutto uguale all’ascolto delle partiture ma, per gli amanti del genere, è sempre un\'altra musica. Il bridge finale di “To The Threshold” e d’impatto, e “Give Wings of my Triumph” è una perla che la band userà nei live. La produzione aiuta a spingere i brani direttamente nelle orecchie degli ascoltatori; sicuramente un arma potentissima in brani come “Destroy Everithing”, perché la possibilità di ritrovarsi a canticchiare il ritornello mentre si cammina, non è certo da scartare. La voce del cantante e possente e si intarsia bene nel sound proposto in ogni singolo brano. Un buon lavoro con brani incisivi che continueranno a far arricchire il repertorio degli Hatebreed, si ascoltino la traccia suddetta e “Immortal Enemies” per rendersene conto.

Stefano De Vito
:: Hatebreed - The Divinity of Purpose - (Nuclear Blast - 2013)
Sesto album in studio per la band del Connecticut, sesto gran disco di hardcore americano. Pur sempre di East Coast si tratta, e dunque sono inevitabili i confronti con i colleghi dell’area di New York che percorrono i medesimi sentieri; d’altronde, dopo Madball e Agnostic Front, gli Hatebreed sono un’altra band del genere che approda a mamma Nuke. Il risultato? Un disco con ottimi e azzeccati break costruiti con l’ausilio dei cori, che ricorda da vicino la definizione di “Celtic Frost hardcore” coniata apposta per il quintetto. Forse quello con i maestri svizzeri è un paragone un po’ azzardato per quanto colorito, ma quel che è certo è che il legame della band con una certa scena metal è molto forte: provate ad ascoltare “Dead man breathing” e ditemi se il confronto tra la coppia Lozinak/Novinec e i blasonati Hanneman e King non vi salta in mente in maniera vivida! D’altronde, un’occhiata alla tracklist dell’album di cover “For the Lions” chiarirà le idee, con Slayer, Metallica e altre band dell’Olimpo metal lì rappresentate.
Comunque sia, Jamey Jasta si conferma inossidabile singer di una band caleidoscopica, che apre splendidamente il nuovo “The Divinity of Purpose” con il controtempo iniziale di “Put it to the torch”, seguito dal mosh di “Honor never dies”. A breve arriva quella che è la prima perla dell’album: come non riconoscere nel ritmo ossessivo ma oscuro di “The language” forti richiami a Entombed e Unleashed? Gli Hatebreed qui convincono come non mai, sia che propongano soluzioni più raffinate, sia che si lancino in pure dimostrazioni di potenza come “Before the fight ends you”. Qualcuno obietterà che gli Slayer di “Diabolus in Musica” hanno già percorso sentieri simili, ma quello che distingue gli Hatebreed da tutti i loro pur illustri mentori è quello spirito da East Coast che rende le realtà provenienti da quest’area geografica quasi investiti di un’aura “nobile” e ricercata rispetto ai loro cugini dell’Ovest. Ok, sto procedendo per stereotipi, ma la realtà è molto vicina, specie in ambito hc. Se fossero nati ad Orange County, a quest’ora gli Hatebreed starebbero trattando un qualche endorsement Nike o Adidas, e così non è.
La title track è guidata da un giro di basso che più classico non si può, con qualcosa degli Youth Of Today, mentre “Nothing scars to me” riesce nell’incredibile impresa di rendere le suggestioni Nu Metal meno indigeste del solito alle mie orecchie, impreziosita com’è da un paio di coretti nello stile del Jonathan Davis che fu. Bella davvero. In conclusione, abbiamo qui undici tracks condensate in trentaquattro minuti che si fanno ascoltare, a differenza di analoghi polpettoni usciti con produzioni laccatissime negli ultimi anni e forti solo di un richiamo ad un concetto di attitudine superiore che però da solo non basta a costruire un buon disco. Se siete in cerca di una band vera e di un disco degno di questo nome, allora gli Hatebreed e “The Divinity of Purpose” fanno decisamente per voi.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.hatebreed.com
<<< indietro


   
Buffalo Grillz
"Martin Burger King"
Monnalisa
"In Principio"
Overkhaos
"Beware Of Truth"
Antonio Giorgio
"Golden Metal - The Quest For The Inner Glory"
Avatarium
"Hurricanes And Halos"
Ecnephias
"The Sad Wonder of the Sun"
Antipathic
"Autonomous Mechanical Extermination"
Aurelio Follieri
"Overnight"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild