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Reviews - Handful of Hate
:: Handful of Hate - Adversus - (Code 666 / Aural Music - 2019)
Di puro e serafico black metal parlano e suonano con questo loro nuovo album “Adversus” gli italiani Handful of Hate, proponendo un misto di perizia tecnica, di caos sonoro che odora di guerra, di dolore, di male. Blasfemi, nella morbosa attitudine musicale e testuale infondono nelle loro partiture il potere quasi ipnotico e cristallino del pentagramma musicale. Il loro brutal black metal parte in quarta con “An Eagle Upon My Shield (Veteris Vestigia Flammae)” e i nostri ci fanno camminare verso l’inferno nella marcia trionfale del black metal più puro.
La malvagità che viene sputata vocalmente dalla canzone “Before Me (The Womb of Spite)” ci porta direttamnte dentro l’infero abisso. Rallentamenti che sanno di zolfo nella successiva “Carved in Disharmony (Void and Essence)” con una ricerca di caos multistratificato. In ogni lavoro black che si rispetti vi è un attacco ferale di chitarre zanzarose ed è questo il caso per “Severed and Reversed (Feudal Attitude)”. Quando uno stanco Satanasso si trovasse a impartire gli ordini dall’alto (o dal basso, dipende dai punti di vista) lo farebbe con questa canzone “Down Lower (Men and Ruins)”, e sarebbero feste e orge sataniche di sottofondo! Il death di stampo svedese affiora su “Celebrate, Consume ... Burn!”, mentre in “Toward the Fallen Ones (Psalms to Discontinuity)” i nostri connazionali sfornano una versione prog del loro black sciorinando un assolo di chitarra davvero prezioso. “Thorns to Redemption (Gemendo Germinat)” ha un’infinità di cambi di tempo e un’attitudine quasi groove con i suoi riff grassi e rotondi, confermando l’unicità e la varietà di questo lavoro. Quasi con i timpani doloranti ma felici di cotanta bellezza si arriva alla song “Idols to Hung” molto potente e ipnotica. Il finale concilia la summa di tutto l’album: “Icons With Devoured Faces”, freschezza, modernità produttiva e complessità strutturale. Dopo tre decadi di musica gli Handful of Hate sfornano quello che è il loro lavoro più completo, più unico e più importante, massiccio, cattivo, superiore a moltissimi colleghi presi a scimmiottare sinfonicamente il canto del diavolo.
Nessuna caduta di tono, preziose disarmonie musicali e la completa padronanza degli strumenti rendono quest’album un top, un must di pura malvagità e potenza black metal. Da ascoltare invocando gli Dei Esterni e pregando gli Antichi sperando in una loro jam session.
Voto: 8/10
Daniele Mugnai

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:: Handful of Hate - You Will Bleed - (Cruz Del Music – 2009)
Partiamo da un presupposto: gli Handful of Hate rappresentano una pietra miliare dell\'underground italiano e sono una band che merita rispetto. Hanno iniziato dalla più profonda gavetta, ben conosci che la strada intrapresa, quella del metallo oscuro con una spiccata matrice satanista e violenta di stampo Nord Europeo, non fosse affatto semplice. Malgrado non abbiano trovato mai la pappa pronta ed un piatto caldo dietro l\'angolo (metaforicamente parlando), hanno continuato imperterriti, dal loro esordio “Qliphotic Supremacy”, datato 1997, sino a questo “You Will Bleed”, che rappresenta, già ai primi ascolti, una delle prove più mature del combo italiano.
L\'atmosfera che avvolge l\'intero lavoro è quella sulfurea e soffocante aurea, marchio di fabbrica degli HOH, violenta e devastante, che non conosce alcun compromesso.
Si parte con la title track “You Will Bleed” con un riff micidiale sparato a mille, in puro stile Marduk (se il buon giorno si vede dal mattino...), a seguire l\'apocalittica “Pest\'s Son” e le crudeli “Bliss Between Thorns” e “I Gave You Scars”. Ma è con la successiva “Earhtly And Crawling” che il clima cambia, con ritmi più trascinati e melodie (va bè non esageriamo...) più cupe. Con la successiva “The March Of Hate”, si raggiunge l\'apice più alto dell\'album, gran guitar riffing, grandi break, gran ritmo....grande tutto, insomma. Senza dubbio il miglior pezzo dell\'album, che a volte sembra mandare dei richiami agli immensi Darkthrone. Sulla stessa falsariga, sembra svilupparsi la successiva “Between Pain And Perdition”. Gli ultimi due pezzi, sembrano riprendere in un gioco oscuro di specchi il clima iniziale e spietato dell\'album le cui note si sviluppano tra la funesta “TheFault To Exist” per poi chiudersi sulla velocssima “Extremism Made Of Fire”..
Come già accennato “You Will Bleed” rappresenta la prova di maturità di un gruppo storico del panorama underground italiano (e non solo), un gruppo onesto e sincero che si presenta per quello che è: Una porta spalancata sul lato più oscuro dell\'inferno.
Voto: 7,5/10
R. Doronzo

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