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Reviews - Guido Campiglio
:: Guido Campiglio - Rumble in the jungle - (SG Records - 2011)
È la seconda volta che mi trovo a recensire un lavoro di chitarra strumentale targato SG Records. Più di un anno orsono era stata la volta di Ivan Mihaljevic e del suo “Destination Unknown”, ora tocca a Guido Campiglio, tornato sulle scene a fine 2011 con il suo “Rumble in the jungle”. Due guitar heroes, due approcci diversi a tecniche e soprattutto direzioni musicali. Se nel caso del croato axeman degli Hard Time l’impressione era di una notevole affiliazione a quella frangia nobile derivativa della lezione zappiana, lo shredder bergamasco insegue la scia del neoclassico, accostando non di rado le sue soluzioni armoniche a quelle del mai troppo celebrato Jason Becker.
Il risultato, a mio parere, non è ugualmente convincente. Di sicuro Campiglio ha dalla sua il gusto raffinato che proviene da cotanto padre putativo, ma che per la verità è spesso soffocato da scelte ritmiche ripetitive e poco dinamiche. In sostanza, “Rumble in the jungle” non eccelle particolarmente in godibilità, una caratteristica che è richiesta persino ai più intransigenti seguaci della fusion, figuriamoci a chi ripercorre le strade aperte nel lontano 1984 dal famigerato svedese amante del vino, delle Ferrari e della velocità per antonomasia. Ok, non tutti possono permettersi i fratelli Johansson nella band, specie se non sono propri connazionali o vicini di casa, ma sono qui a chiedermi quanto sia opportuno affidare alla fredda drum machine l’accompagnamento dei propri virtuosismi. È pur vero che il lavoro compositivo di quest’album è incentrato sul confronto tra neoclassicismo e fredde sonorità meccaniche, ma è anche indiscutibile che una buona produzione può servire ad aprire le porte a fette di pubblico più vaste dei semplici “addetti ai lavori”, e uno dei difetti più evidenti del disco risiede nella scarsa attenzione al suono della chitarra, quasi fastidiosa nelle ritmiche di “Tomahawk”, nonché nella poca pertinenza delle parti dal sapore tribale, che intervengono come un fulmine a ciel sereno nel bel mezzo delle composizioni. Se poi aggiungiamo che nello stesso brano la ripetitività la fa da padrone in scale non certo eccelse dal punto di vista prettamente tecnico, la frittata è fatta. E dire che le idee non mancherebbero al giovane guitar hero, che forse sarebbe più a suo agio in una dimensione di “band” vera, dove la sua presenza risulterebbe una delle tante componenti in gioco, e non l’unica. Tra gli spunti che emergono, va evidenziata la title-track, i cui stacchi introduttivi inseguono il suono di “Perpetual Burn”, il riff rompicapo di “Butterfly Op. No. 1”, con un interessante fill iniziale che affoga purtroppo in scale sin troppo elementari per poi emergere nel pacato finale, e “Resurrection”, i cui echi verdiani qui assumono quasi il sapore di colonna sonora di spy-story anni ’70. In fase conclusiva, affiorano le atmosfere taglienti di “Drakkar”, non priva di spunti interessanti dal punto di vista del riffing orientaleggiante, e dotata finalmente di una decisa virata centrale dal punto di vista delle sonorità. Una serie di componenti che purtroppo non riescono a far emergere l’album dal piattume, e che soprattutto non aggiungono nulla di nuovo al pur variegato mondo del virtuosismo chitarristico.
Voto: 5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/guidocampiglio
:: Guido Campiglio - Wood - (Autoproduzione - 2009)
Guido Campiglio è un ragazzo lombardo che ha deciso di dedicare la sua vita alla chitarra. Lo strumento per eccellenza del rock. Un amore a 360° in quanto Guido Campiglio si occupa di tecnologia di costruzione delle chitarre, di impartire lezioni, di incidere, di fare il turnista e tanto altro ancora. Questo amore lo si può invenire nel dischetto “Wood” composto da sei brani. Ogni brano ruota attorno a sua maestà la chitarra. Ogni brano rappresenta una sfumatura di guitar playing. Esso, mi riferisco al guitar playing, può assumere tonalità easy listening, classicheggianti, metal, folk e jazz. Insomma, tutto lo spettro con il quale si declina il suono della chitarra ai giorni d’oggi. Il tutto con una cura dei dettagli alquanto impressionante e positiva. Certo i brani sono totalmente strumentali ed hanno un senso se li si considera alla stregua di supporti didattici. Guido Campiglio dovrebbe cimentarsi con una band vera e propria e con brani cantati.
Emanuele Gentile

Contact
www.myspace.com/guidoking
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