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Reviews - GrimNote
:: GrimNote - Screaming Underground - (LadyMusicRecords - 2012)
Ecco il caso di una recensione che, inizialmente orientata in una certa direzione, ha visto una decisa modifica “in corso d’opera”. Ciò che a mio parere fuorvia l’ascoltatore dei GrimNote è il brano di apertura “Screaming Underground”, title track dell’album: con un singer dal timbro così caldo e mai eccessivamente indulgente sulle tonalità acute, non si può non pensare ai Whitesnake del periodo più blues, qui mischiati a sonorità più sleazy e “americane” ma senza quella sensazione di “laccato” presente nei dischi di maggior successo del Serpente Bianco (e successivi al periodo blues di cui sopra). Il guitar work di Giobo Bergamin fa il resto, e la sezione posta al termine dell’assolo di chitarra fa davvero tremare i polsi per la capacità di richiamare quel pathos e quel feeling di cui sopra. Questo era quanto ero pronto a scrivere sui GrimNote dopo aver ascoltato solo un brano del loro album. Il disco però di tracce ne presenta dieci, con un caleidoscopio stilistico a volte eccessivo ma sostanzialmente orientato al rock (sezione Italia) più che a una qualche declinazione dell’hard rock.
E in effetti, l’intro di “Pirati” sembra fare un salto di dieci anni in avanti, e lo shock iniziale per il cantato in italiano è accompagnato da un incedere alla Ligabue, secondo i dettami più canonici (e stantii) del rock di casa nostra. Se l’organo settantiano di “27 coffees” costituisce un valido contraltare alla linea vocale, la ballad “Mistery” è un po’ troppo zuccherosa per i miei gusti, mentre “Burning my sky” è più post grunge che hard rock, con una sezione ritmica non sempre precisa e convincente e una maturità compositiva ancora di là da venire. “Big Tits” ha se non altro il merito di riportare una qualche coerenza stilistica – in questo simile a “Tits” dei Whitesnake – anche se appiattita su coordinate musicali e testuali di facile fruibilità, e un leggero feeling latino fa capolino in “Mirando el mar”. Quando alla fine si giunge a “Crow will come”, la sensazione è quella di un gruppo che abbia voluto impreziosire fenomeni rock stradaioli come Nickelback e Creed con influenze latineggianti; se preferite vederla da un altro punto di vista, pensate a come sarebbe il classico sound Litfiba di metà anni ’90 rivestito di rispettabilità grungettona. Proprio la traccia in oggetto è una delle più interessanti dell’album, con il cantante che recupera espressività dopo averne persa per strada nel corso dell’album (complici alcune soluzioni di linee vocali non proprio irresistibili), assumendo qui una timbrica simile a Eddie Vedder. Sicuramente è questo il punto da cui ripartire per il futuro lavoro di composizione, che avrà come compito primario quello di lasciare alle spalle le soluzioni alternativamente spigolose o scontate presenti in tante, troppe delle tracce di “Screaming Underground”.
In conclusione, i GrimNote si pongono un po’ troppo in mezzo ai generi per i miei gusti. Italiano o inglese? Rock facile o ricerca stilistica (per quanto possibile)? Con tutto il rispetto per chi comunque propone musica propria, mi ricordano un po’ quelle cover band che, dopo aver previsto un set fatto di Metallica, Maiden e Dream Theater, ficcano nella loro scaletta anche un Litfiba o un Ligabue, giustificandosi poi con l’intento (nobilissimo, per carità) di catturare l’attenzione del pubblico. Per i curiosi: questo non è un episodio inventato…
Voto: 6/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/grimnote.rock
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