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Reviews - Graveworm
:: Graveworm - Engraved In Black - (Metal Mind - 2015)
Quando i Graveworm nel 2003 esordirono su Nuclear Blast con Engraved in Black, avevano alle spalle ben tre album di ottimo livello, soprattutto Scourge of Malice. Sembrava giunto il momento per il salto definitivo nella seria A del black metal continentale, ma qualcosa non ha funzionato, così EIB, pur contente ottimi spunti (alcuni controversi, come la cover di “Loosing My Religion” dei REM), ha non ha mantenuto le promesse. Per onor di cronaca, bisogna ricordare e come la band arrivò al nuovo contratto dopo alcuni cambi di formazione - Didi Schraffel (basso) abbandonò la nave, mentre il chitarrista Harry Klenk vienne sostituito da Eric Treffel/Righi – che magari comportarono alcuni scossoni di assestamento. Accattivante la copertina a firma Kristian Wahlin, un po’ meno le song, che risentono del periodo di stanca creativa che stava vivendo il movimento black sinfonico in quel momento. Il vero problema di quel genere è che le stesse caratteristiche che lo rendono affascinante, alla lunga stancano. Gli stessi Dimmu Borgir, tra i padri del movimento, in quegli anni facevano uscire quel capolavoro di Puritanical Euphoric Misanthropia, disco che in parte prendeva le distanze dalla formula passata. I Graveworm lo faranno con il disco successivo, per questo possiamo considerare EIB un disco di transizione, non il migliore della carriera degli italo-austriaci. A riprova del cambiamento in atto, la band optò per un sound meno grezzo e doom oriented, a favore di soluzioni più pompose, sinfoniche e, sicuramente, più “commerciali”. Nel disco successivo, invece, ci sarà un incattivimento generale. Oggi che EIB viene ristampato a 12 anni di distanza dalla Metal Mind, il giudizio resta lo stesso, un po’ più della sufficienza. Decidete voi se è il caso di mettere o meno mano al portafogli.
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

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:: Graveworm - [N]utopia - (Metal Mind - 2015)
Qualche tempo fa ci siamo occupati della ristampa di Engraved In Black dei Graveworm edita della Metal Mind. Strategicamente l’etichetta polacca in occasione del lancio sul mercato del nuovo Ascending Hate, oltre al lavoro sopraccitato ha rimesso i circolazione anche [N]utopia del 2005. Se EIB l’avevo descritto come un lavoro di transizione, con [N]utopia i nostri compatrioti sono giunti a una proposta più definita. Forse più cattivo del suo predecessore, maggiormente focalizzato sull’anima black della band, questa ristampa propone una manciata di pezzi che coniugano al meglio questo ritrovato spirito estremo con le necessità di cassa dell’etichetta tedesca. [N]utopia piacerà di certo, nonostante la pessima copertina, anche chi ha apprezzato la svolta elettronica dei Dark Tranquillity o a chi semplicemente trova interessanti gli Agathodaimon. Un album commerciale nelle melodie ma cattivo nei passaggi più diretti. Potrebbe sembrare un controsenso, ma non è così. [N]utopia è un disco equilibrato, che puoi piacere a molti (magari non a tutti), così come la stessa la title track, manifesto di questo di lavoro. Non un platter originale, certi cliché del genere e i richiami ai padri putativi Dimmu Borgir non sono stati spazzati via, però capace di evidenziare come i Graveworm abbiano comunque una marcia in più rispetto agli altri. Se dopo 10 anni ani dalla pubblicazione originaria stiamo qui ancora a parlare di un loro disco nuovo, un motivo ci sarà, no? Questa ristampa, più della precedente di EIB, vale i vostri denari. Fateci un pensiero, magari dirottando i soldi che risparmierete non andando in spiaggia - perché i veri metallari non vanno al mare! – in questa torrida estate 2015!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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