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Reviews - Gorefest
:: Gorefest - Erase & False - (MetalMind – 2012)
Da un certo punto in poi la parola d’ordine fu groove. Questo è quello che accadde negli anni novanta. Vuoi il successo del Black Album, vuoi l’invenzione dei Pantera da parte di Terry Date, vuoi infine la riscoperta dei Black Sabbath da parte di una manciata di band di successo provenienti da Seattle, non restò immune da questo fenomeno neanche il death metal, movimento che all’epoca tirava avanti il carrozzone metallico più ortodosso. Se il caso eclatante è stato quello della svolta degli Entombed con Wolverien Blus, altre band percorsero un cammino simile, tra queste i Gorefest. I primi passi di questa nuova era artistica gli olandesi li hanno mossi con due album False ed Erase. Oggi i due dischetti vengono riproposti in una lussuosissima edizione digipack limitata griffata MetalMind. A distanza di quasi venti anni dalla loro pubblicazione, entrambi possono essere annoverati, senza ombra di dubbio, tra i classici del death metal europeo. Tra i due sicuramente il migliore è False, ma anche Erase si mantiene su livelli molto alti. Di lì in poi la carriera dei tulipani sarà in netto calo e culminerà in un momentaneo stop, con successivo ritorno sulle scene datato 2005. Acquistando questo Erase & False, in un solo colpo farete fare un salto di qualità alla vostra discoteca e inoltre entrerete in possesso di un ricco booklet zeppo di foto e aneddoti relativi a quel periodo della storia del combo.
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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www.myspace.com/gorefest
www.metalmind.com.pl
:: Gorefest - La Muerte - (Nuclear Blast - Audioglobe)
Ritornano sulle scene dopo qualche anno dallo scioglimento i Gorefest, band dedita all’inizio di carriera ad un normalissimo death metal che poi proprio prima dello scioglimento pubblico un cd dal titolo “Soul Sourvivor” più che discreto che cavalcava l’onda degli In Flame dell’epoca e del fenomenale “The Jester Race”. Ora si ripresentano con questo “La Muerte” certo un cd non trascendentale, ma che a confronto con altri platter dello stesso genere è quasi un capolavoro. I Gorefest hanno dalla propria il fatto di saper scrivere buona musica e di avere un carattere molto poco influenzabile, infatti anche se parliamo di death metal melodico questo cd si fa apprezzare per davvero per la sua diversità. Infatti qui gli assoli sono curati tantissimo e l’impianto ritmico è molto vario inoltre si gioca un pò con la voce che in “Malicious Intent” per esempio viene filtrata. Interessante anche “‘Till Fingers Bleed” brano strumentale con un break acustico nel mezzo davvero degno di nota. Chiudendo ribadisco che “La Muerte” non è niente di eccezionale, che ricalca bene o male tutti gli stilemi del genere, ma che di sicuro in tutto il marasma di uscite attuali è degno di nota. Ascolto preventivo d’obbligo.

Fabio Calandrino
:: Gorefest - La Muerte - (Metal Mind – 2015)
Certi dischi ti ammazzano. Chiedetelo ai Carcass di Swansong o ai Gorefest di Chapter 13. Però niente è eterno, neanche la morte. Così capita che i gruppi ritornino in ballo, magari rinnegando i passi subito antecedenti allo split. Se le motivazioni siano di stampo catartico o meramente commerciale, visto che di solito il disco del ritorno suona come quello di maggiore successo, non è dato sapersi. I Gorefest l’hanno fatto con La Muerte (giusto per rimanere in tema), un lavoro che lascia a casa le intemperanze rock del disco su citato e riprende il discorso lasciato con Erase. Niente più suoni vintage (che oggi, curiosamente, vanno tanto di moda), ma tanto death metal, non estremo come quello degli esordi, ma sicuramente gustoso. Ecco La Muerte è un disco gustoso, l’ascolti e ti piace, ma se non lo ascolti non ne senti mica la mancanza. Non vi capiterà mai di alzarvi di notte con la voglia improvvisa di sentirlo (a me capita con la Coca-Cola), però, probabilmente, se lo vedete là in un angolino della vostra discoteca, un “quasi-quasi l’ascolto” vi può sfuggire. Sufficiente a giustificare il ritorno di una delle death band metal più importanti degli anni 90? Non credo, alla fine ci bastava quello che già avevamo, compresi i due ultimi dischi rilasciati (per me restano comunque dei lavori dall’elevata importanza storica per l’evoluzione del genere), quindi sta ristampa Metal Mind, così come l’originale, acquista senso solo se siete dei completisti (termine che odio), altrimenti non vedo perché dovreste consumare i vostri euro per questo cd quando in giro c’è la ristampa di Erase o dei capitoli precedenti.
Voto: 6,5/10

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:: Gorefest - Mindloss + Demos - (Metal Mind - 2015)
Anni orsono la Nuclear Blast ripubblicò in tre doppi cd parte della discografia dei Gorefest. Il primo volume di questa serie raccoglieva il debutto, Mindloss, e i seminali demo della band olandese. La Metal Mind ha comprato dall’etichetta tedesca i diritti di questi album e oggi li sta riproponendo in maniera speculare, unica differenza il packing, originariamente in formato jewel case e oggi in digipack. Il primo dischetto è l’esordio Mindloss, risalente al 1990 e pubblicato per la prima volta dalla Foundation 2000 Records, per essere poi riproposto dalla label crucca nel 2003. Inutile dire come si tratti di un album di death metal cupo e marcio, quello che piace a al sottoscritto, ben lontano dalle cose iperlaccate che vengono proposte oggi. Il sound è ancora acerbo e lontano dalla svolta groove che contraddistinguerà il periodo più celebre, però è innegabile che pezzi come “Mental Misery”, \"Putrid Stench of Human Remains\" e, soprattutto “Foetal Carnage” restino dei classici del Death. Anche a livello tematico l’album si rifà alle caratteristiche dei primi capolavori che stavano arrivando da oltreoceano, quindi horror e gore, che ben si sposavano con il sound decadente della band. La setta copertina per quanto nonsense, comunque rimane lo specchio di un movimento che in quegli anni, nonostante le ingenuità, avrebbe dato il meglio di se. Accanto a questo pezzo di storia troviamo il secondo cd, quello contente i demo, la cui maggior parte dei pezzi è andato poi a finire nel debutto. Queste registrazioni mostrano non sostanziali differenze rispetto le versioni definitive, però rappresentano, oltre che un documento importante per i fan degli orange, anche una testimonianza di come il gruppo fosse ancora più grezzo. Probabilmente Mindloss non ha raggiunto i picchi di vendita dei capitoli successivi, però per un vecchio nostalgico dei primi anni novanta come me, è sicuramente un album da conservare gelosamente: perché il death metal è questo.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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:: Gorefest - Rise to Ruin - (Nuclear Blast/Audioglobe)
E’ un ritorno particolarmente gradito quello degli olandesi Gorefest. Infatti, questa band qualche anno fa rappresentava uno dei valori centrali della scena death continentale. Ora si rifanno vivi con un album molto interessante e che suona come nessun altro album death. Come mai questo? Semplicemente, perché i Gorefest partono da una base di violento rock’n’roll che viene reso brutale, acido e corrosivo. Ascoltatevi attentamente “Rise to Ruin” impreziosito da una bellissima cover e ditemi a chi possano rassomigliare i Gorefset. A nessuno…credetemi… Non c’è il death growling tipico del death metal “made in Cannibal Corpse”. Nessuna assonanza con il tipico thrashy crunch del death metal tedesco. Per non parlare del death metal melodico alla InFlames. I Gorefest suonano come i Gorefest. Piuttosto indicherei un’ascendenza Motorhead… Un album davvero bello suonato da quattro musicisti scevri da qualsiasi moda e in grado di dire qualcosa di nuovo. Up the Gore!

Emanuele Gentile
:: Gorefest - Soul Survivor - Chapter 13 - (Metal Mind - 2014)
Il biennio 1996-1998 fu un periodo strano per i Gorefest, nonostante i buoni risultati in termini di vendite e popolarità raggiunti con Erase nel 1994, la band decise di virare in modo deciso sul rock, mentendo solo in parte le peculiarità death degli inizi. I due album che trovate in questo digipak doppio della Metal Mind, Soul Survivor e Chapter 13, sono la prova di come in quegli anni il death metal, raggiunta la propria maturità, cercasse degli sviluppi alternativi. C’erano passati i Tiamat, gli Entombed i Paradise Lost, i The Gathering prima degli autori di Mindloss, ma nessuno si era spinto a una tale commissione con il rock anni 70. Ricordo ancora le interviste dell’epoca in cui la band ingenuamente ammetteva di aver scoperto da poco Led Zeppelin e Doors! In qualche modo anche i Metallica di Load e Re-Load in in quei giorni stavano rispolverando certe sonorità dopo la sbornia milionaria del Black Album. Non meravigliatevi quindi se ascoltando questa doppietta vi ritroverete a provare una sensazione di già sentito, perché in altri termini i Gorefest fecero un salto all’indietro nel tempo, costringendo il death a farne uno in avanti, andandosi a scontrare con i fan più duri e puri. Non è un caso che di lì a poco la band si sciolse per tonare poi solo nel 2005 con La Muerte. Chiamateli hard rock, chiameteli album stoner, però SS e C13 restano, col senno di poi, due classici del death, piacciano o non piacciano. Il sound ricco di groove e di melodia unito con le vocals growl di Jan-Chris negli anni successivi è stato ripreso e sfruttato da tanti, senza però raggiungere gli stessi livelli qualitativi. Se Erase resta il capolavoro della band, probabilmente questi due capitoli rimangono i più coraggiosi della carriera degli orange. Dovrebbero essere presi d’esempio dalle band attuali formate da ventenni che suonano ciò che suonavano i loro coetanei quattro lustri prima, in barba alle teorie evoluzionistiche di Darwin!
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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