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Reviews - Generation On Dope
:: Generation On Dope - Ghosts - (Futurebeat - 2012)
Metto su “Ghosts” e mi accoglie l’intro “J’accuse!”: campionamenti minimal sullo sfondo che fanno pensare ai Massive Attack, e poi l’esplosione dei classici loop di chitarra e delle ritmiche in ostinato del Nu Metal. Appena lo stacco di voce introduce la prima vera traccia “The Jackals”, le cose sono chiare per tutti: incedere anthemico, effetto “megafono” (che sa tanto di proclama) e un testo che inaugura quello che, più che un concept, è un filo conduttore sulla società odierna e sugli spazi negati alle nuove generazioni dai dinosauri del passato (i fantasmi del titolo). A sottolineare un simile intento contribuisce il video di “Ghosts”, con la sua forte carica allusiva ai poteri forti e con richiami a film di inchiesta del calibro di “Il divo”. Insomma, i Generation On Dope suonano alternative metal, new hardcore, emotional softbeat o come preferite definire il genere lanciato (prima) dai System of a Down e canonizzato (poi) dai Papa Roach. Parafrasando Tom Araya, non è una colpa la loro, non è una colpa la mia che proprio non riesco a digerirne lo stile e a farne miei i concetti basilari.
Lungi tuttavia dal fare di tutta l’erba un fascio, non si può negare come, tolti alcuni fastidiosi cliché legati al genere di provenienza, i Generation On Dope siano un gruppo che ha effettivamente qualcosa da dire, al di là dell’ottimo packaging e della buona produzione di cui possono avvalersi. Se le voci sembrano essere uno di quei punti su cui la band deve lavorare (come testimonia proprio la già citata “The Jackals” e la title track, dotate di linee vocali non sempre efficaci), spiragli di maturità in questo senso fanno capolino in “(I called you) Misery”, che gioca la carta del trasformismo vocale in stile Serj Tankian, per poi raggiungere livelli apprezzabili in “The Longest Day”, con le sue ritmiche cadenzate e la reprise dal sapore timburtoniano. Da annotare anche l’intro di “Am I the sun?”, che ricorda da vicino “The Philosopher” dei sempiterni Death, ma piano con i vostri facili entusiasmi da defenders: la ricerca di un sound moderno, a tratti modaiolo, lascia ovviamente spazio ridotto a qualsiasi influenza classica nel sound della band. Su questa falsariga si colloca anche la discreta rilettura personale di “Burn” dei The Cure, uno dei brani più duri della band di Robert Smith, noto ai più per essere stato incluso nella colonna sonora del cult movie “The Crow”.
Fortunatamente, la cover serve anche da spartiacque tra le due parti in cui è idealmente diviso il cd, almeno secondo la mia opinione: una prima caratterizzata dalla quasi pedissequa aderenza ai dettami del genere di provenienza, e una seconda costituita dalle ultime quattro tracce, in cui la band si muove in maniera al contempo convincente e personale. Parliamo di “Statement”, con la sua carica tipica del pop punk californiano, e una melodia azzeccata che finalmente non gira intorno a stilemi stantii, della già citata “The Longest Day”, della reprise acustica di “Ghosts” e della conclusiva “Plan B”, con il suo riff alla Refused e la vocalità tipica dei migliori Saves The Day, e con un testo che getta un barlume di speranza sul terribile scenario quotidiano che si specchia in maniera vivida nelle tracce dell’intero disco.
Probabilmente il magnetismo e degli ultimi brani è dovuto alla loro minore durata, o probabilmente sono portato ad apprezzare i pezzi più lontani dal classico stile nu metal/alternative a cui si rifanno i Generation On Dope. Detto questo, è ormai tempo di ingaggiare in redazione il mio quasi vicino, che vedo girare ogni giorno con le braghe larghe di ordinanza. Magari con un po’ di chitarrone nelle sue cuffie da rapper riesce a fare due cose ganze nell’immediato: aprire la sua mente e soprattutto iniziare a lavorare per me, per dare una degna collocazione a dischi che rischiano, giorno dopo giorno, di passare attraverso le forche caudine dei miei archeologici timpani.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.generationondope.com
www.facebook.com/generationondope
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