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Reviews - Flotsam And Jetsam
:: Flotsam And Jetsam - The Cold - (Nuclear Blast – 2011)
Ci deve essere qualche problema se è la seconda volta in poco tempo che mi capita di recensire un disco metal e trovarmi davanti ad un incipit alla Queens of the Stone Age. O sono le mie orecchie ad essere ormai completamente compromesse (e chi mi conosce potrà confermarlo) o è vero che, passati vari decenni e acqua in abbondanza sotto i ponti del fiume di acciaio di manowariana memoria, le propaggini musicali partite dal Grande Rumore (o meglio, dalla Grande Madre che risponde al nome del quartetto di Birmingham ispirato al classico di Mario Bava) iniziano inesorabilmente ad influenzarsi a vicenda. Solo impressioni, appunti di viaggio, non temete. Perché il nuovo album dei Flotsam And Jetsam è più puro del fiume di cui sopra, classico thrash melodico che affonda le radici in quella frangia del genere che decise di dotarsi di un lead singer in formazione, piuttosto che affidare le parti vocali ad uno degli strumentisti. Per carità, nulla da obiettare ai vari Araya, Hetfield e Mustaine, ma è evidente che la strada tracciata dagli Anthrax, con reminescenze della scuola classica del metal, ha fatto parecchi proseliti.
Tra questi ci furono senz’altro i Flotsam And Jetsam del vocalist Eric A.K., noti al grande pubblico soprattutto per essere stati la prima band di Jason Newsted, che è tra l’altro responsabile della stesura della maggior parte dei testi del debutto “Doomsday for the Deceiver”, datato 1986. Lungi dall’essere rimasti un fenomeno puramente legato alle successive fortune del bassista, il gruppo ha proseguito una carriera che tra alti e bassi li ha portati ad una certa prolificità discografica, non troppo comune in ambito thrash metal. Dopo gli inizi per la verità molto influenzati dal quartetto di Frisco, il contratto per la MCA e il conseguente ammorbidimento con “Cuatro” sulla falsariga dei soliti noti (era il 1992…), i Flotsam giungono con “The Cold” al traguardo del decimo album in studio. Un lavoro per la verità molto ben congegnato, con una opening track come “Hypocrite”, che pur non risultando del tutto convincente nella strofa in controtempo rivela presto preziosi spunti melodici a partire dalla sezione centrale. È subito la volta dell’intricata “Take”, densa di ritmi incalzanti e con una ricercatezza lirica che punta all’introspezione a livello testuale, una caratteristica che è riscontrabile in molti dei testi dell’album. Altro leitmotiv di “The Cold” sono gli assoli di chitarra, davvero ben eseguiti e molto belli, come quello della title-track, che rivela un inaspettato gusto alla Steve Vai su armonie aperte.
La propensione del quintetto per la melodia è ben evidente nell’evocativa “Better Off Dead”, costruita ad arte sull’abilità vocale del frontman, perfettamente a suo agio sia nei passaggi acustici che nelle sfuriate elettriche: si ha ancora una volta l’impressione che la maturità compositiva raggiunta dalla band non faccia rimpiangere affatto la parziale gloria di un passato ormai superato. Stesso discorso vale per l’incedere di “Falling short”, e soprattutto per la conclusiva “Secret Life”, a cui è affidata la summa del percorso artistico dei Flotsam And Jetsam: armonizzazioni a metà tra Metallica e suggestioni art rock, sfuriate thrash metal alternate ad arpeggi in controtempo, e una linea vocale che richiama molto John Bush e i suoi successivi emuli di Seattle, indugiando spesso su acuti diretti e taglienti, e facendo della prova di Eric A.K. una delle migliori ascoltate negli ultimi tempi. Uno di quei casi in cui il presente vale molto più del passato…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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www.flotsam-and-jetsam.com
www.myspace.com/fandj
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