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Reviews - Finister
:: Finister - Please, Take your Time - (Red Cat Records - 2018)
Eccoci con il secondo lavoro della band fiorentina Finister, che nasce tra la più frenetica vita metropolitana e la chiusura nel proprio universo musicale. Con tanta ricerca sonora, aperta a tante strade (musicali) e che incontra una scrittura intima e più minimalista che in passato. L’attuale nucleo della band nasce nel 2012 con l’uscita dell’Ep “Nothing is Real”; nel 2015 esce il primo album “Suburbs of Mind” (sempre con Red Cat Rec.) e prodotto da Guido Melis (Diaframma, etc.). L’album fu accolto positivamente non sono in Italia, tanto che i Finister hanno potuto condividere il palco con band del calibro di: Prodigy, The Kooks, Manu Chao, Motorhead, etc… nel 2017, scrivono il nuovo disco e lo registrano in Inghilterra con la collaborazione di Howie B – già producer trip-hop di star internazionali come U2, Bjork, Tricky, etc… Ascoltando il nuovo lavoro dei Finister si viene catapultati in sonorità esplicitamente alternative e sperimentali – che non nascondono influenze trip-hop, grazie al massiccio utilizzo dei synth; per cogliere le sfumature del disco, consiglio l’ascolto accurato e con un volume abbastanza alto. Già dalle prime note si intuisce il livello dei giovani ragazzi… che oltre alle “influenze” trip-hop, non nascondono l’amore per gli ultimi Radiohead, anche nell’interpretazione di alcune canzoni da parte del cantante. Non vi cito un brano in particolare, perché tutti gli episodi sono abbastanza vari, passando dalla psichedelia che richiama anche i primi Pink Floyd, al sound moderno dei già citati Radiohead, sino alle melodie e sfumature trip-hop. Cito “In A Free Bug”, perché vede un inserto di tromba che, come nel Jazz, si incastona nel brano con disinvoltura (grazie al “duello” con il basso). Cos’altro aggiungere? Se cercate qualcosa di diverso dalle solite band italiane da classifica o vi piacciono le sonorità descritta fin qui... beh, i Finister posso fare a caso vostro! Sicuramente, c’è ancora da lavorare e rendere più “personale” la proposta, ma chissenefrega! La strada è quella giusta; con il prossimo disco, spero in qualcosa di ancor più affascinante e sperimentale.
Voto: 7,5/10
Giovanni Clemente

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:: Finister - Suburbs Of Mind - (Red Cat Records - 2015)
La foto promozionale tradisce immediatamente la giovane età dei componenti dei Finister, quartetto toscano che ha ottime probabilità di fare breccia nei cuori dei lettori più attenti alle sonorità dark e psichedeliche. Con Suburbs Of Mind il gruppo arriva all’esordio grazie all’intraprendenza della Red Cat Records, che si propone come alternativa a etichette, tipo la Go Down Records, che si muovono da anni in questi ambiti (basti pensare anche agli stoner-garage-proto punk Madre De Dios). “The Morning Star” apre il disco mettendo subito in chiaro quelle che saranno le linee stilistiche di tutto il lavoro: canzoni semplici e, comunque, ben strutturate, che rapiscono con il proprio incedere incalzante dal sapore lisergico. Buona la voce che si staglia sul tappeto di note messo su dalle tastiere di Orlando Cialli (per lui anche sax e cori), che donano al disco anche un vago sapore progressivo. Il fascino vintage che sprigiona la musica dei Finister è evidente nella seconda Bite The Snake, che si regge su una base beat\\garage alla Fuzztones, sua quale poi vengono costruite le digressioni elettroniche che caratterizzano il sound di questi ragazzi. “The Way (I Use To Know)”, è il pezzo più vario, con le sue svariate anime, che lo contraddistinguono come uno dei migliori del lotto. Ancora un gioiellino, “A Decadente Story”, che il fa il paio con il prezzo precedente, ricordandoci quando fatto da Buckley (figlio) negli anni 90. E tutto il disco continua con gli stessi livelli qualitativi nella seconda metà, sino alla conclusiva “Everything Goes Black” (titolo che avrebbe fatto invidia all buonanima di Peter Steely). In definitiva un lavoro che può piacere a tutti, grandi e piccini, amanti del rock e ascoltatori meno attenti.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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