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Reviews - Extrema
:: Extrema - And the best has yet to come - (About-Rock rec. - 2003)
Si, forse il meglio deve ancora arrivare e questa nuovissima uscita per gli Extrema può solo servire da antipasto e ad allietare l\'attesa a ciò che la band potrà proporre in futuro.
In effetti \"And The Best.\" non può essere considerato una nuova release anche se vi contiene tre brani inediti, ma neanche lo possiamo accostare a un The Best o tanto meno ad un mini cd per via della sua durata alquanto ristretta, tuttavia è un buon motivo per mettere insieme un po\' di materiale che forse non avrebbe mai trovato spazio; ed ecco quindi riproposte le due canzoni nate dalla collaborazione con gli Articolo 31 (\"Mollami/m\'hai rotto\" e \"Vai bello/qui non si scherza\"), il delizioso inno (Dai Tempi del Paron\") dedicato alla squadra del cuore che tante soddisfazioni ha regalato ai suoi tifosi, oppure i due remix discreti ma nulla di così trascendentale di \"Dude\" e \"All Around\", oltre alle due cover \"Truth Hits Everybody\" dei Police e \"Too Drunk To Fuck\" dei Dead Kennedys già presenti nei primi due lavori. E i tre brani inediti? Perfettamente in linea con lo stile Extrema e che comunque pongono maggiore interesse in questo cd.

R
:: Extrema - Better Mad Than Dead - (Seven Rec. - 2001)
Se gli Extrema si erano fatti apprezzare in passato per i due precedenti albums, dimostrando che non avevano nulla a che invidiare a band più famose, ora, con questo terzo capitolo, ci si aspetta come minimo una giusta consacrazione dopo tanti anni di attività tra gioie e dolori.
La lunga attesa è stata premiata se non altro per un lavoro concepito nei minimi dettagli con canzoni intriganti ed affascinanti, che tuttavia non colpiscono l’ascoltatore da subito, bensì si fanno apprezzare dopo ripetuti ascolti. Anche se non si tratta di un album di difficile interpretazione, per scorgere tutte le sue particolarità, bisogna dosare il giudizio un po’ per volta, senza essere precipitosi, poiché alla fine ci si rende conto di quanto esso sia fenomenale. La “freschezza” di idee nel songwriting è diventata una prerogativa assoluta del four piece milanese, che ha dimostrato fin dai tempi di “Tension At The Seams” di come si possa essere originale senza forzature e senza snaturare il proprio sound, rimanendo quindi legati alle radici del buon vecchio thrash targato Bay Area, con l’aggiunta di una buona dose di modernismi sonori (vari impulsi che vanno dal funky al noise, ecc.). Messa da parte l’aggressività totale di “Positive Pressure”(e guai a chi li considera ancora i Pantera italiani…), i nostri sembrano quasi intenzionati a creare un proprio mondo, all’interno della scena musicale, e basterebbe ascoltare brani come la significativa “Generation”, o le toste “Dude” e “Family Affair”, oppure l’irresistibile “All Around” per rendersene conto.
Elogi scontati, ma doverosi ai quattro ragazzi per la loro tenacia e professionalità (con un GL Perotti superlativo, che con gli anni è migliorato sempre più).
Da 0 a 10… 10 per l’album, 11 per l’attitudine positiva da prendere come esempio.

R
:: Extrema - Set the world on fire - (Ammonia records - 2005)
Personalmente ho sempre amato gli Extrema. Una passione nata proprio da quel loro mini lp d’esordio dal significativo titolo “We Fuckin’ Care”, il quale, nonostante appartenga alla preistoria e che per molti motivi sembri aver poco a che spartire con gli Extrema di oggi, lasciava tuttavia intravedere già all’epoca le grandi potenzialità a lungo inesplose di questa band. Solo il tempo e la grande determinazione ha dato loro ragione, e dopo aver superato le mille difficoltà di ogni tipo si è giunti a questo “Set The World On Fire”, ultimo tassello che mancava ad una carriera magari discontinua ma portata avanti sempre ad alti livelli ad ogni produzione.
Che dire quindi sul nuovo album? Innanzitutto da segnalare di come il songwriting, sempre aggiornato e dinamico, sia diventato maggiormente “cazzuto” rispetto al precedente “Better Mad…”, riprendendo spunti appena accennati da “Positive Pressure” per l’irruenza e “Tension At The Seams” per la spontaneità e la freschezza di idee, senza tralasciare comunque quel “Better Mad…” in quanto a lezione di maturità.
Riduttivo sarebbe citare solo alcuni dei (grandi) pezzi contenuti nel cd, ma vale comunque riconoscere di quanto sia cresciuta ulteriormente la band in fatto di creatività e professionalità. Che la lunga gavetta sia davvero terminata?

R
:: Extrema - The Seed Of Foolishness - (Fuel Records – 2013)
Sono particolarmente legato agli Extrema, essendo stati tra i pochi ensemble italiani capaci di arrivare al traguardo del disco quando io muovevo i primi passi nel mondo del metallo pesante. Quindi il percorso più che ventennale nella scena l’abbiamo percorso insieme, e così come sono cambiato io, anche la band ha subito dei mutamenti. Non tanti però, basta ascoltare l’iniziale “Between The Lines”, per capire che i ragazzi sono incazzati, forse anche troppo. Thrash pesante, che però lascia trasparire poco il trade mark del gruppo, fatto sì di thrash ma anche di hard core. Peculiarità che, però, non manca di venire a galla nel terzetto di canzoni successive, “The Politics”, “Pyre Of Fire” (primo singolo, da cui è stato ricavato anche un video a firma Mauro Tettamanzi) e “The Distance”. Ritrovata la vena stilistica che m’aveva fatto innamorare del gruppo, continuo l’ascolto e mi imbatto in “Ending Prophecies” e “Bones”, la prima parte forte per rilassarsi nel finale, la seconda m’ha ricordato non poco gli Alice In Chains (soprattutto per le voci). Finita la parte più lenta, il treno riparte con “Again And Again”, per poi passare a “Deep Infection” e “Sick And Tired”, entrambe con un retrogusto Suicidal Tendencies. Il finale è a sorpresa con la skynyrdiana “A Moment of Truth”. Gli Extrema non sono mai stati un gruppo stilisticamente immobile, l’esordio aveva una vena hard core, il secondo era molto panteroso, “Better Mad Than Dead” aveva una vena modernista. Però all’interno del singolo album c’era una certa omogeneità tra i brani, da questo punto di vista The Seed Of Foolishness è il lavoro più cangiante. Altro aspetto che caratterizza in modo fondamentale il disco è quello lirico: quest’album è una sorta di concept incentrato sul nuovo ordine mondiale e sulla setta degli Illuminati: ancora una volta GL e company optano per la denuncia sociale. Non starò qui a dire che The Seed Of Foolishness è il miglior disco dei meneghini, perché non sarebbe vero, però è un ottimo album, che riesce a mantenere un flavour anni novanta, pur non risultando un’oncia vintage. Avanti così, Extrema!
Voto: 7/10
g.f.cassatella

Contact:
www.extremateam.com
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