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Reviews - Exciter
:: Exciter - Death Machine - (Massacre – 2010)
Lo speed metal è sempre stato un concetto ibrido per la maggioranza degli ascoltatori. Anello di congiunzione tra classic e thrash, e vero antesignano di quest’ultimo e del power metal in tutte le sue salse, appare spesso come uno di quegli elementi instabili pronti a sconfinare nell’una o nell’altra incarnazione. Troppo cattivi per il power, troppo buoni per il thrash? Eppure, le band che hanno prevalentemente goduto di quest’etichetta hanno in fin dei conti creato un sound particolare e poco avvezzo a rientrare nelle strette e rigorose maglie dei due senz’altro più fortunati generi precedentemente citati. Si pensi ad esempio agli Agent Steel, o agli Accept. O anche agli Exciter, canadesi d’acciaio che la maggioranza della popolazione metal ricorda come uno dei pochi gruppi del genere ad avere avuto un batterista/cantante, ai suoi esordi negli anni ‘80. Di acqua ne è passata sotto i ponti da quei giorni, e il periodo del power-trio ha contestualmente lasciato ai posteri un paio di dischi di culto come “Heavy Metal Maniac” e “Violence & Force”. Intanto, Dan Beehler non è più in formazione da tempo, e dopo una serie di avvicendamenti dietro il microfono e il ritorno del figliol prodigo John Ricci alla chitarra – notizia un po’ datata, per la verità – gli Exciter sembrano aver trovato una formazione stabile con Kenny “Metal Mouth” Winter nel ruolo di cantante da ormai quattro anni a questa parte. E anche una certa regolarità di pubblicazione, dato che il predecessore di questo “Death Machine” risale a non più di due anni fa.
Il disco parte con la title-track, torrenziale e diretta nella migliore tradizione speed: una sorta di Judas Priest in versione abrasiva, con la tagliente voce di Winter a farla da padrone. Stacchi pirotecnici di batteria caratterizzano le successive “Dungeon Descendants” e “Razors in your Back”, oltre agli assoli a profusione, alle ritmiche a testa bassa, e ai ritornelli secchi e diretti.
La serie ritmica a mitragliatrice viene interrotta con la cadenzata “Power and Domination”, dal rifferama ad accordi aperti che riporta alla mente act come i TSOL, e vocals evocative di scenari di tortura e dolore. Altro punto di apertura è l’intro di “Slaughtered in Vain”, con un’accoppiata di basso e batteria che ricorda un po’ le soluzioni care ai Violet Theatre – in versione speed, ovviamente! La conclusione è che dinanzi a dischi del genere non si grida di certo al miracolo, sia per la ridondanza stilistica che per la presenza di troppi filler di second’ordine. In altre parole, le tracks si assomigliano un po’ tutte, ma non è certo questo il cruccio di chi comprerà l’album: la presenza di ben due minuti e mezzo di assolo di John Ricci come rozzissima ghost track finale farà precipitare nei negozi più di qualche personaggio di mia conoscenza. Garantito.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/exciterofficial
www.hemidata.se/exciter
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