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Reviews - Evoken
:: Evoken - A Caress Of The Void - (I Hate Records - 2007)
Quarto full-length per il quintetto degli Evoken, una band rivestita da un nuovo e importante line-up perchè ad affiancare gli ormai noti John Paradiso all voce, Nick Orlando alla chitarra e Vince Verkay alla batteria si aggiungono nomi come Craig Pillard al basso e Don Zaros alle tastiere.
Questo quarto lavoro degli Evoken, prende il nome di “A caress of the void”, sette brani per una durata di sessantuno minuti, ecco la tracklist:

A caress of the void
Mare erythraeum
Of purest absolution
Astray in eternal night
Descend the lifeless womb
Suffer a martyr’s trial (procession at dusk)
Orogeny

Nuovo lavoro degli Evoken, nuovo in tutti I sensi, la band per questa volta mette da parte le aperture orchestrali, gli archi, per dare vita a nuovi strumenti, come ad esempio la presenza costante di chitarre che più in là analizzeremo, insomma gli Evoken non si ripetono, lasciando da parte il vecchio death-doom, e aggiungendo a quest’ultimo in questo nuovo lavoro una chiave di lettura nel sound assolutamente oscura e catacombale, lenta, pesante.
“A caress of the void” è un lavoro difficilissimo, parlo da ascoltatrice, è pesante alle orecchie e per chi non mastica doom o certe sonorità a bisogno sicuramente di dedicare molto tempo all’ascolto di questo album.
Ho letto in giro che molto probabilmente la nota pesante di questo lavoro sia scaturita dalla mancanza di inventiva e creatività della band, ovviamente io non la penso cosi, penso che gli Evoken abbiano voluto fortemente distanziarsi dai precedenti lavori e differenziare il sound partendo dal lavoro vero e proprio del suono, dallo strumento.
Il growl del singer è eccezionale, ancora di più per il fatto che sia alternato ad una voce pulita e a tratti recitata. Le chitarre sono presenti sempre, a volte con riff violenti e distorti, a volte arpeggiati per lasciare un attimo di tregua, ma la cosa straordinaria e che a tratti nel disco si possono ascoltare queste due sfaccettature contrapposte nello stesso momento. Niente da controbattere alla batteria, belli i controtempi, precisa, pulita, perfetta. Le tastiere vengono un attimo messe da parte, ovviamente sono presenti i tappeti, ma per chi conosce gli Evoken sà che strumenti come le viole le tastiere ecc. erano strumenti per eccellenza nel loro sound.
Il disco scorre lento, pesante, come un carro funebre che non arriva mai alla meta, straordinario a mio parere, oscuro al punto giusto e la capacità indubbia dei musicisti lo dimostra, rendono il loro sound perfettamente, con immagini, con sensazioni, riescono a regalare tutto ciò usando solo voce e strumenti.
L’album si apre con 9 minuti di “ a caress of the void” che già lascia presagire, la scelta del sound della band all’ascoltatore.
Una nota positiva va anche a “Mare erythraeum” sette minuti per un brano strumentale in cui gli arpeggi di chitarra si alternano a distorsioni violente che caratterizzano la novità degli Evoken rispetto ai loro precedenti lavori, un brano davvero d’atmosfera.
“Astray in eternal night” è il brano che mi ha colpito di più, John Paradiso, rapisce con la sua voce che dal growl, dai ruggiti, passa a recitare, con enfasi e particolarità accompagnato da una musica come sempre atmosferica.
“Descend the lifeless womb”, drammatica e funerea è qui che gli Evoken raggiungono una consolidate perfezione nel nutrire con la loro musica all’ascoltatore immagini ed emozioni, il brano è una continua salita verso il drama, verso l’oscurità, davvero eccezionale e ben riuscito.
Ottima la chiusura, davvero in bellezza dell’album, che dire la tecnica è indiscutibile, come è indiscutibile l’intento della band di creare, anzi di differenziarsi dai loro precedenti album, “A caress of the void” è un fantasma che si trascina per più di 60 minuti come un macigno pesantissimo.
MaryStarr

Contact
www.myspace.com/evoken
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