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Reviews - Eresia
:: Eresia - Airesis - (Andromeda Relix - 2019)
Per i cultori dell’underground tricolore l’Andromeda Relix rimette in circolazione alcune delle prime tracce mai composte di death metal cantato in italiano. Autori di quei pezzi, all’epoca insoliti, furono gli Eresia. Vero che anche oggi il nostro idioma è poco utilizzato in ambito estremo, ma a metà anni 90 si trattava di un vero e proprio atto di coraggio. Nati come Suicide nel 1995, gli Eresia adottarono il moniker definitivo un anno più tardi. Un demo nel 1998 e due album, il primo rimasto inedito e il secondo ormai introvabile da parecchio. A colmare quindi le eventuali lacune della vostra collezione giunge questo Airesis, che altro non è che un compendio delle gesta passate della band. Il disco è composto da quattro brani che giungono dall’inedito primo disco Parole Al Buio. Queste tracce sono state ri-registrate e vanno ad affiancare quelle del secondo lavoro, Moto Imperpetuo, riproposto nella sua versione integrale. Come se non bastasse, la tracklist contiene anche due pezzi inediti dal vivo. Il piatto è ricco, ma gli Eresia non giocano la sola carta della quantità, ma anche quella della qualità. I brani evidenziano un approccio classico al genere, specchio di quello che andava per la maggiore all’epoca d’oro del genere, ma vario. Le diverse scuole si intersecano tra loro, lo stile floridiano dei Morbid Angel e degli Obituary si alterna alla prima scuola scandinava di Grave ed Entombed. Non mancano neanche i richiami allo stile inglese (spesso dimenticato) di Benediction e Extreme Noise Terror, incline alle contaminazioni con il punk più bastardo e marcio, forse retaggio dei tempi in cui la band con il nome Suicide proponeva sonorità punk. Il disco risente, ovviamente, delle diverse tempistiche di composizione e registrazione, per questo non appare sempre omogeneo e bisogna pescare nelle diverse epoche i pezzi migliori. Io ho apprezzato particolarmente ‘Dahmer’ e ‘Fai o Muori’ dalla prima parte ed ‘Eresia’ e ‘Moto Imperpetuo’ dalla seconda (o terza, se preferite, dato che in mezzo ai due dischi c’è la coppia di brani live). Tutto sommato, quando ci si trova ad avere a che fare con questi lavori bisogna fare un media tra il valore oggettivo dei pezzi (che va sempre contestualizzato) e quello storico, dato che si parla pur sempre di una band che si muoveva in un ambiente molto più ostico di quello di oggi (sì, oggi voi giovin virgulti disponete di strumenti di diffusione e promozione che noi vecchietti all’epoca ci sognavamo). Ecco, il numerino alla fine di questo pezzo esprime la media tra quei due fattori.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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