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Reviews - Enslaved
:: Enslaved - Axioma Ethica Odini - (Indie Recordings - 2010)
Eppure non riesco a odiarli gli Enslaved. Fan della prim’ora, ho amato alla follia il secondo e il terzo album della band, Frost ed Eld, che a metà anni novanta gettarono le basi del movimento viking. Quando da un certo momento in poi il gruppo ha deciso di diventare l’alternativa black agli Opeth, qualcosa in me ha vacillato. Da un lato ero deluso, dall’altro ero affascinato dal nuovo corso. Oggi guardando indietro, dico che il gruppo pur pubblicando all’inizio del nuovo corso un paio di album confusionari, oggi si attesta su livelli qualitativi alti. Rimanendo simile a se stesso (un ulteriore cambiamento di genere è improbabile) riesce a sfornare degli album convincenti e affascinati. La ricetta è la stessa degli ultimi capitoli, black, prog, Black Sabbath e via dicendo. Forse viene ripescata qualche atmosfera degli esordi, ma è ben poca cosa. Gli Enslave tirano dritti per la propria strada, tendo d’occhio dignità artistica e business (una caterva di edizioni limitate di questo album verranno pubblicate). Qualcuno griderà al capolavoro, io non sarò tra loro. Un disco onesto e niente più.
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

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www.circle2circle.net
www.myspace.com/circleiicircle
:: Enslaved - Vertebrae - (Indie Records - 2008)
Da prime movers del fenomeno black metal norvegese gli Enslaved hanno saputo evolvere profondamente la propria arte lungo un percorso stilistico durato 18 anni, passando dal crudo black degli esordi, al viking metal, sino a giungere alle suggestioni progressive dell\'ultimo periodo. Il nuovo “Vertebrae” è probabilmente uno dei picchi della carriera degli Enslaved, un lavoro in cui la furia del black metal si stempera nell\'incedere prog rock anni \'70, in cui predominano atmosfere dilatate, lisergiche, che a molti potrebbero ricordare la melanconia degli Opeth, mentre in realtà richiamano alla memoria la psichedelia dei Pink Floyd, e basta ascoltare attentamente la ariosa “Ground” per rendersene conto.
Tutto il disco è un susseguirsi di emozioni, in cui l\'ira e la violenza si alternano perennemente a passaggi più riflessivi, arpeggiati, melodici ed oscuri. Si può senza dubbio notare in certi frangenti una palese somiglianza con il sound dei Tool, e difatti l\'ottimo lavoro dietro la consolle del mixer è stata svolto dal grande Evil Joe Barresi, produttore per l\'appunto di Tool e Queens of the Stone Age.
“Vertebrae” è un disco che di black metal ormai non ha più quasi nulla, se si eccettuano le gelide sfuriate di “New Dawn”, pertanto non incontrerà di sicuro i favori dei black metallers più incalliti ed ortodossi, tuttavia è uno stupendo lavoro, che dimostra come all\'interno del mondo del rock non esistano barriere, se non quelle che ci si autoimpone. Non lasciatevi scappare questo “Vertebrae”, uno degli highligth di quest\'anno.
Voto: 9/10
Marco Cramarossa

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