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Reviews - Elvenking
:: Elvenking - Red Silent Tides - (AFM Records - 2010)
Il sesto album della band italiana Elvenking, “Red Silent Tides”, presenta ottimi elementi provenienti da una fusione tra il power metal e il folk metal. L\'ombra del folk metal è amplificata dalla frequente presenza della viola e del violino che, con le loro melodie armoniose, all\'interno di questo cd portano un\'atmosfera magica e d\'altri tempi. Nell\'accompagnamento musicale l\'armonia di questi due strumenti assieme ai riff e agli assoli eccellenti della chitarra e alle tonalità della tastiera formano un quartetto musicale alquanto paradisiaco e, allo stesso tempo, malinconico e infernale: l\'unico difetto della prevalenza di questi tre strumenti è il rischio di eccessiva copertura delle sonorità del basso che si sente leggermente. I tempi di batteria sono ottimi e si fanno largamente sentire. La voce è ottima ma, con un po\' di impegno e grinta aggiuntiva, può diventare eccelsa. L’illustrazioni della copertina di questo album è molto attinenti allo spettroe canzoni di questo album: è talmente raffinata da sembrare un dipinto di un indefinito e remoto passato, creato da un pennello e da un turbine di nostalgiche emozioni. Un album buono ma con piccoli difetti che dovranno essere eliminati in futuro se la band avrà intenzione di essere totalmente eccelsa musicalmente parlando.
Voto:8/10
Lara Calistri

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www.elvenking.net
www.myspace.com/elvenking
:: Elvenking - The Pagan Manifesto - (AFM Records - 2014)
Dopo 7 album, tour con Rhapsody Of Fire, Primal Fear e Jon Oliva, presenza a tutti i più grandi festival e video stravisti su YouTube, ecco la nuovissima fatica degli Elvenking: “The Pagan Manifesto”.
Dopo questa semplice presentazione di una delle band più rappresentative e geniali del magnifico metal di casa nostra, faccio una mia premessa personale sulla band.
Gli Elvenking ebbi l’opportunità di vederli dal vivo all’Agglutination del 2003: la loro bella esibizione, anche se all’epoca probabilmente ancora ragazzino, purtroppo non incise sulle mie orecchie; bisogna dire che quel periodo era quello senza Davide Moras (storico cantante), l’epoca di “Wyrd”, album in cui canta un sì bravo Kleid ma poco adatto alla proposta musicale della band.
Sentendoli con un po’ di scetticismo, ma con molto rispetto, alla pubblicazione di “Red Silent Tides” il mio punto di vista cambiò grazie a “The Cabal”, brano che avrò sentito 1000 volte.
Altrettanta fu l’ammirazione e l’approvazione per “Era”, ritorno all’origini più folk; ma ecco la svolta della carriera, la consacrazione artistica per questa band: “The Pagan Manifesto” l’ultima faticaccia degli Elvenking.
Album studiato per essere primo della classe, presentandosi sul mercato come un vero fuoriserie e che di sicuro si candiderà come uno dei migliori album del 2014; architettura perfetta creata da una produzione fantastica ad opera di Simone Mularoli grazie al suo fantastico Domination Studios, che ormai sforna dischi di qualità straordinaria; i coristi di qualità, la collaborazione di Antonio Agate (Secret Sphere) negli arrangiamenti orchestrali, la partecipazione per quanto riguarda flauti e cornamuse di Maurizio Cardullo (Folkstone) e una nuova e prestante sezione ritmica vanno a sommarsi alla magnifica qualità compositiva degli Elvenking; qualità compositiva oggi di livello altissimo, grazie agli anni di esperienza ma anche alla fusione di tutte le sperimentazioni che negli anni la band ha fatto uso, creando un mix di power/speed/melodic/folk metal da far innamorare chiunque ascolterà questo bellissimo disco.
Andiamo a visionare il lato musicale più dettagliato di “The Pagan Manifesto”, composto da 12 tracce con relativo intro, che dà spazio a una mossa rischiosa o come direbbe qualcuno presuntuosa, piazzando dopo l’intro una maestosa suite di circa 13 minuti. La “presunzione” di “King Of Elves” (titolo della suite) viene subito ripagata prima dalle linee vocali catchy e orecchiabili di Davide Moras (mai così in grande spolvero) che si lasciano subito amare, grazie anche alla partecipazione di Amanda Sommerville e sfidando minuto dopo minuto i campioni delle suite degli ultimi anni come Rhapsody Of Fire; ma chi ha fatica e terrore di ascoltare suite e brani chilometrici non si dovrà preoccupare, dopo la magnifica e maestosa “King Of Elves” sarà un tuffo nel piacere melodico, grazie al primo singolo “Elvenlegions” e al suo epico ritornello; all’arabesco mid tempo di “The Druid Ritual Of Oak” e al capolavoro “Moonbean Stone Circle” che ricapitola quello che oggi sono gli Elvenking musicalmente: speed-power-folk-power… vera cavalcata senza tempo che farà innamorare tutti i fedeli come me (sentita a ripetizione ogni giorno)! Passiamo all’atmosfera di “The Solitaire” che va strizzare l’occhio un po’ al gothic, ma contornato dal sound folk che ha sempre caratterizzato la band; spazio alla ballata folk “Towards The Shores” dai sapori molto romantici; si ritorna alle cavalcate epiche con “Pagan Revolution” e il suo magnifico ritornello da stadio; al metallico mid tempo di “Grandier’s Funeral Pyre”; per ritornare ai magnifici speed power che da oggi definirò “alla Elvenking”, con “Twilight Of Magic” (qui ai nostalgici di Helloween e Gamma Ray di sicuro scapperà una lacrimuccia). Su questo mi vorrei soffermare, su come la band abbia preso le sonorità care ai signori del power rendendole proprie e personali grazie al proprio sound unico e particolare; si ritorna ai mid tempo tanto cari alla band con “Black Roses For The Wicked One”, con il solito bel ritornello a rimanere subito nella testa, e a chiudere questo nuovo disco degli Elevenking ci pensa “Witches Gather”, una piccola mini suite che si apre con un intro da colossal per trasformarsi minuto dopo minuto in un altro condensato di puro godimento, passando da riff veloci a parti folk, ma incredibilmente supportato da un ritornello dai sapori industrial quasi a ricordare Rob Zombie, un vero e proprio riassunto di quello che sono oggi.
La mia conclusione mai come questa volta è così semplice, definendo “The Pagan Manifesto” un vero e proprio capolavoro, studiato per essere un must del suo genere, grazie alle composizioni di qualità eccezionali, ma anche a degli accorgimenti eccezionali come gli arrangiamenti orchestrali, come su detto ad opera di Antonio Agate, e una grande performance dei singoli, come un Moras mai così prestante e sicuro delle qualità espressive che lo hanno contraddistinto negli anni; stupendo e delicato il violino di Lethien, come sempre a dare bellezza e unicità; grandi Aydan e Rafahel come al solito macchine da guerra dei riff e geniali negli arrangiamenti, senza mai soffermarsi a soli e virtuosismi senza senso, dando spazio alle belle melodie e la bellezza dell’arrangiamenti; ma di sicuro a dare nuova linfa ci hanno pensato i due nuovi innesti della sezione ritmica: Jakob al basso e Simone Morettin (Symhon) alla batteria, vera macchina da guerra che ha donato quel power che secondo me mancava per dare una marcia in più.
CAPOLAVORO!
VOTO: 10/10
Antonio Abate

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:: Elvenking - Two Tragedy Poets (...And a Caravan of Weird Figures) - (AFM Rec. – 2008)
Raggiungere il traguardo del quinto album per una band italiana non è cosa molto frequente. Gli Elvenking ci sono riusciti con il patrocinio dell’attiva AFM. L’etichetta di powermetal band che questi ragazzi si portano dietro è fuori luogo per il lavoro in questione: la proposta odierna del gruppo friulano, infatti, contiene poco power (e anche metal, forse) e fonda il proprio fascino su un approccio folk ormai preponderante, soprattutto per merito del violino di Elyghen che non può non riportare alla mente gli Skyclad. L’atmosfera che si respira durante l’ascolto è piuttosto happy, probabilmente è questo mood che distingue la band dai gruppi nord europei e le tracce (nel digipack versione limitata è presente anche la bonus track “My Little Moon”) si lasciano ascoltare gradevolmente trasportando l’ascoltatore in scenari bucolici dal gusto antico. Alcuni brani presenti nell’album sono classici del gruppo ri-arrangiati in chiave acustica (“The Wanderer”, “The Winter Wake” e “The Perpetual Knot”), mentre gli altri dieci sono stati composti appositamente per TTP. Sarei curioso di sentire il parere di un fan dei Modena City Ramblers: i due gruppi, fatte le debite distinzioni di genere, hanno più d’una affinità (anche se i MCR hanno un sound più socialpopolare-raulcasadeiano) su questo disco, e probabilmente sarebbe positivo. Piacevole sorpresa è la rilettura del successo anni 80 “Heaven Is A Place On Earth”in chiave folk. Buona prova, in fin dei conti, per gli Elvenking, che si dimostrano una creatura tra le più originali della scena italiana.
Voto: 6,5/10
g.f.cassatella

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