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Reviews - Elepharmers
:: Elepharmers - Erebus - (Go Down Records - 2016)
A distanza di tre anni mi ritrovo al cospetto degli Elepharmers. Il successore del buon Weird Tales from the Third Planet è finalmente disponibile, ancora una volta grazie alla Go Down Records. Il trio cagliaritano riparte da dove si era fermato, introducendo però alcune novità nel proprio sound e ottenendo Erebus, un disco dalla doppia anima, che farà la gioia di tutti voi sabbadipendenti. Il vinile (anche se io ho la copia promo in cd) vede sei brani, divisi equamente per lato. Questa dicotomia fisica è quasi emblematica, perché il lato A (“Erebus”, “Spiders”, “The River”) è più tradizionalmente stoner e ripercorre quanto presentato sul disco d’esordio, con sonorità in linea con i grandi del genere, Kyuss e Karma To Burn su tutti. Quindi uno stoner monolitico e travolgente, che ti lascia senza fiato e ti sommerge con una valanga di riff. Il secondo lato invece denota alcuni cambiamenti, si parte con “Cannibal Supernova”, a suo modo un’evoluzione di quanto contenuto nella facciata A, perché prende le sonorità del tris iniziale e le arricchisce di nuove influenze, come, per esempio, gli Uncle Acid. Un brano che spezza l’omogeneità che c’era stata fino a quel momento, grazie all’inserimento di melodie acide. “Of Mud And Straw” dà un’ulteriore spallata al passato, proponendo nella parte iniziale un sound che fa il verso ad Allman Brothers e The Black Crowes nel suo essere tipicamente americano, per poi trasformarsi in un bucolico lento sorretto dall’hammond dell’ospite Baro. Il platter si chiude con “Deneb” che riporta alla luce le influenze Black Sabbath, ben più evidenti sull’esordio, e che mostra l’anima più doom dei sardi. Con un cantato più epico questo pezzo non avrebbe sfigurato sui due capolavori (sì, capolavori) From the 13th Sun e Dactylis Glomerata dei Candlemass. Chi ne capisce più di me definirebbe Erebus un album di transizione verso il fatidico disco numero tre, per il sottoscritto, invece, quest’opera è più semplicemente l’espressione di una band che forse ha deciso di staccarsi dal manierismo per divertirsi con le proprie influenze, tirando fuori un lavoro più che soddisfacente.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

Contact
www.facebook.com/elepharmers
www.godownrecords.com
:: Elepharmers - Weird Tales from the Third Planet - (Go Down Records - 2013)
Una copertina così attira subito le attenzioni, quindi il primo plauso ai cagliaritani Elepharmers va tributato per l’aspetto “esteriore” del loro album d’esordio, Weird Tales from the Third Planet. Poi ovviamente arriva il momento di inserire il dischetto nel lettore, per la prova definitiva di qualità. Anche in questo caso i sardi riescono a superare indenni l’esame con il loro sound che si rifà apertamente ai Black Sabbath, ma che non disdegna di incorporare elementi cari agli Hawkwind. Roba vecchia quindi? Sì e no, perché gli Elepharmers non si fermano a guardare solo quello che è stato fatto negli anni 70 ma rinvigoriscono il proprio sound con partiture di scuola Kyuss e soprattutto QOTSA primo periodo. Il trio composto da Guido “El Chino” Solinas (chitarra ritmica, basso e voce), Andrea “Fex” Cadeddu (chitarra solista) e Maurizio Mura (batteria), riesce nel giro di otto tracce a coinvolgere l’ascoltatore, il quale, pur non rimanendo stupito da trovate eclatanti o innovative, si ritroverà a canticchiare i pezzi dopo pochi ascolti, perché i riff grassi, le sbandate psichedeliche e il fuzz faranno facilmente breccia. Al sottoscritto sono bastati i primi secondi di matrice Sabbath del brano di apertura per accogliere a braccia aperte questa nuova realtà del panorama stoner nostrano. Una buonissima prima prova, senza alcun dubbio.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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