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Reviews - Electric Wizard
:: Electric Wizard - Time To Die - (Spinefarm Records - 2014)
Gli Electric Wizard sono una di quelle band per cui personalmente la “teoria delle copertine” ha trovato piena applicazione: come dimenticare la loro prima e omonima release, uscita nel 1995, su cui campeggiava un logo sabbathiano della primissima ora e un artwork che sembrava figlio di una realtà parallela appartenente a Lee Dorrian e soci? Non a caso, il marchio della Rise Above rendeva l’acquisto obbligatorio, e l’opener “Stone Magnet” non poteva che rassicurare gli animi più devoti ai maestri di Birmingham e all’accoppiata Jennings/Lehan. Certo, ogni band deve trovare la sua strada, ed è innegabile che Jus Oborn (uno che si chiama così, poi, non poteva che avere ascendenze sabbathiane…) e soci abbiano acquisito maggiore personalità a partire dal successivo “Come My Fanatics…”, un disco duro e spigoloso, senza compromessi, giusto preludio a quel “Dopethrone” che avrebbe successivamente consacrato gli Electric Wizard nell’Olimpo dello stoner/doom più acido e pesante – un aspetto, questo, esaltato dalla professione di fede alla canapa indiana che ha indiscutibilmente segnato la storia del gruppo. Se la voce di Oborn ha da tempo smesso di seguire pedissequamente i canoni di alienazione dettati da Ozzy Osbourne in favore di un approccio “filtrato” e al contempo decadente, il rifferama del combo da lui capitanato continua ad essere pesante e magnificamente monolitico, anche grazie all’apporto della degna comprimaria Liz Buckingham. Ecco duque che “Time To Die” sciorina nove composizioni che non hanno fretta di scorrere, e che anzi si trascinano inesorabilmente per i sessantacinque minuti di durata del disco: si va dal lamento disperato e malefico che emerge nella title-track, sino ad una vera e propria discesa nei recessi della Terra che non manca di richiamare i primi Trouble su “I am nothing”, una track sottolineata dal drumming marziale ed ossessivo del redivivo Mark Greening; si procede attraverso l’ideale ponte lanciato tra passato e futuro da “Destroy Those Who Love God”, con il suo organo dal sapore retrò che stride con i samplers cinematografici di cui il brano è disseminato, fino a giungere alla nera processione di caratura frostiana di “I Love The Dead”. Certo è che l’attenzione alla tradizione non manca mai nei britannici, che mostrano il loro lato più groovy sulla dinamica “Funeral Of Your Mind”, si trascinano decadenti e ossessivi su “Sadiowitch”, dove vi sembrerà di sentire i Sabs con il vinile passato sotto un qualche solvente che ha liquefatto e decostruito il rifferama di Iommi e le alienazioni di Ozzy in tanti piccoli pezzi, salvo poi ricomporre il tutto sulla maestosa “Lucifer’s Slaves”. I più attenti non mancheranno di notare la ciclicità che lega la conclusiva “Saturn Dethroned” all’inizio del disco, e in generale non credo che gli aficionados degli Electric Wizard possano dirsi insoddisfatti di questo più che dignitoso capitolo della loro discografia, anche grazie a quei guizzi di personalità che hanno sempre contraddistinto i quattro del Dorset dalla folta schiera di “colleghi”. Se poi condividono con la band anche le passioni extramusicali che tanta importanza sembrano rivestire nella loro economia compositiva, tanto meglio, e tanto più consigliato l’ascolto di “Time To Die”!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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