Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - Egart
:: Egart - De Termine Ordinis - (Autoproduzione – 2010)
Gruppo molto particolare, questi Egart. Attivi dal 1997, passano attraverso una lunga gavetta fatta di demo e concerti, per giungere nel 2010 alla pubblicazione del loro primo full-length autoprodotto, “De Termine Ordinis”. La definizione che danno della loro musica è “chaos metal”. Se il termine evoca brutalità iconoclasta con influenze crust core a go-go, la realtà è un pelino diversa: siamo dinanzi ad una band che parte da una base di metal nordeuropeo – Gorefest e la scena svedese come influenze di primo piano – inserendo elementi epici, con una forte predominanza conferita alle tastiere.
Parte l’intro di “Ultra”, e si ha l’impressione di trovarsi dinanzi a “Look at Yourself” degli Uriah Heep, impressione confutata dal pomposo coro che introduce il cantato in growl. Una concezione quasi black dell’uso delle tastiere, ma con una voce lontana dagli stilemi del genere, che nella successiva “Lament Configuration” presenta un timbro quasi riflessivo, nello stile dei milanesi Ophidian. Echi di epic metal fanno decisamente capolino nel chorus “Necronomicon”, traccia che presenta anche un avvicendamento tra la voce pulita e il classico stile death. Nel complesso l’effetto è un po’ kitsch, ma impreziosito da ottimi fills di lead guitar. “Innsmouth” paga il giusto tributo a Lovecraft, mentre lo stile swedish ricompare in “Imperial Guard”, un episodio che ricorda i primissimi In Flames, e nei riff delle due tracce successive, in cui si assiste ancora una volta all’avvicendamento vocale di cui sopra che, per inciso, non mi fa impazzire. In definitiva, un disco suonato discretamente – benché non prodotto in maniera eccelsa – che a tratti riesce davvero a spiazzare l’ascoltatore, forse a causa della proposta musicale un po’ troppo “caleidoscopica”. Se questo sia un pregio o un difetto della band, solo il tempo potrà dircelo.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/egartchaosmetal
:: Egart - Divide By Zero - (Copro Records - 2014)
Tornano i piemontesi Egart, gli alfieri del “chaos metal” che avevamo già avuto modo di intercettare in occasione dell’uscita del primo full length “De Termine Ordinis”. Ecco dunque che la band fa il bis sulla lunga distanza con questo “Divide By Zero”, otto pezzi compressi in trentasei minuti. Lo stile particolare degli Egart è sostanzialmente rimasto invariato, e questa affermazione è quasi un ossimoro, dato che si tratta di un sound caledoscopico che prende a piene mani sia da influenze “moderniste” che dalle suggestioni viking death metal della scena scandinava, con effetti che vanno dalle fredde lande dell’industrial metal al tono epico di un certo Gothenburg sound. Il bello è che l’artwork avrebbe fatto pensare ad un qualcosa di futuristico tout court, e invece… tuttavia, è pur vero che il contrasto è l’essenza stessa del sound degli Egart, con il death moderno dell’opener “ASDF” (cavolo, ho capito solo ora che il titolo ha a che fare con la successione sulla tastiera QWERTY…) che tende a diluirsi nel viking/folk alla Skyclad di “My Will”, in un’ideale evoluzione verso sonorità più epiche. A mio parere, è questa la dimensione più congeniale alla voce del singer Raimu, forse l’elemento che più di tutti segue l’ideale percorso tracciato dalla tracklist di “Divide By Zero”, risultando molto convincente su episodi come “Last Templar”. Il contrasto stridente che anima le sonorità dell’album si declina nelle coordinate più disparate: su “White Dark Lady” le suggestioni folk si mescolano alla matrice melodica nello stile dei Marillion, mentre il tema di “No One At My Funeral” spariglia le carte nella direzione degli HIM o dei Sentenced (con qualcosa che ricorda anche il nostro Steve Sylvester solista), e la cavalcata death/prog di “Love” è stemperata da una divertente coda rock’n’roll. Certo, non mancano i momenti in cui i due mondi (le suggestive timbriche fantasy e le fredde geometrie fantascientifiche) si incontrano in maniera più armoniosa: è il caso della sezione strumentale di “Lord Of Change”, su cui alla fine sono le melodie dal sapore antico a prevalere. Probabilmente a “Divide By Zero” manca un po’ di quel sano intento dissacratorio alla Venom, o magari un filo rosso concettuale che ne giustifichi i tanti cambi di registro che ne fanno un disco a tratti poco compromissorio, ma al di là dell’assenza di un simile trait d’union possiamo essere sicuri dell’indiscutibile evoluzione che vede gli Egart passare su un livello superiore, più vicino alla cosiddetta “maturità artistica” (che poi… esiste davvero?). Restiamo in attesa di ulteriori “sviluppi”…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact
www.facebook.com/egartchaosmetal
<<< indietro


   
Le Jardin Des Bruits
"Assoluzione"
Fragore
"Asylum"
Dark Ages
"A Closer Look"
Ananda Mida
"Anodnatius"
Ars Divina
"Atto Primo"
Time Lurker
"Time Lurker"
Anno Senza Estate
"MMXVII"
Face Down Hero
"False Evidence Appearing Real"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild