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Reviews - Eddie Ojeda
:: Eddie Ojeda - Axes 2 axes - (Black Lotus - 2005)
Proporre un lavoro decisamente vario nei sui contenuti non è sempre una scelta felice e indovinata, poichè il più delle volte si rischia di pregiudicarne il valore effettivo del medesimo. Non sfugge quindi alla regola neppure Axes 2 Axes primo album solista del chitarrista storico dei Twisted Sister Eddie Ojeda che, nonostante si avvalga della collaborazione di gente come Joe Franco (già ex della “sorella schizzata”) e Rudy Sarzo (ex Quiet Riot e tanti altri) e addirittura di presenze nelle vocals quali R.J. Dio, Joe Lynn Turner o Dee Snider, tutto sommato il risultato riesce appena sopra la sufficienza, merito guadagnato forse in gran parte dai nomi su citati che dalla materia prima, ovvero le songs. Sarà che qui abbiamo a che fare con gente che indubbiamente sa il fatto suo, ma nelle undici tracce che compongono l’album si ha la vaga sensazione di come i brani siano stati conservati in un cassetto per chissà quanto tempo e messi insieme ora in un assemblaggio ben poco omogeneo o che quantomeno non sa ne di carne e ne di pesce.
L’opener “Tonight” per esempio, potrebbe essere il brano di punta dell’intero lavoro, rocciosa nel suo incedere ed ha in R.J. Dio un sempre incredibile interprete, ma manca purtroppo di quel poco nell’essere pienamente convincente e stesso discorso vale per “Living Free”, dove viene esaltata la calda voce di Joe Lynn Turner in un contesto orientato sui “seventies”. Simpatica se parliamo di “Please Remember” cantata dallo stesso Ojeda per una song dal forte stampo rock blues “scanzonato”, oscura e destabilizzante se parliamo di “Evil Duz” la quale propone un sound pesantissimo e sorprendentemente “doom”. Altro brano e quindi altro ribaltone con “Senorita Knows” nella quale esce fuori un lato più intimista e sentimentale del chitarrista nel riscoprire anche le proprie origini sudamericane. Più colorita e di una vena più “funky” “Love Power” ha un certo retrogusto dance anni settanta (ma è una mia opinione più che personale) con il suo refrain ripetitivo, non certamente bello ma che ti resta in testa per molto tempo…purtroppo. E non poteva certo mancare la ballad di turno intitolata “The Reason”, ovvero parente stretta di quella “Forever” cantata dai Kiss oltre un decennio fa. Eppure in questo album, tralasciando le tre accettabili tracce strumentali dove il caro Eddie dà libero sfogo alla sua creatività, la parte del leone la fa forse la cover del classico dei Beatles “Eleanor Rigby”, stravolta per l’occasione dal compagno di mille avventure Dee Snider; davvero ottima.
Un disco onesto, niente di più.

R
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