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Reviews - Dragonhammer
:: Dragonhammer - The Blood Of The Dragon (MMXV edition) / Time For Expiation (MMXV edition) - (My Kingdom Music - 2015)
Mossa decisamente azzeccata da parte della My Kingdom, quella di ristampare i primi due album dei Dragonhammer, una delle band più rinomate del suo roster e soprattutto una delle migliori realtà italiane.
I Dragonhammer sono tra i pionieri del power di casa nostra e dettero alla luce il loro primo lavoro “The Blood Of The Dragon” nel 2001, un disco che conta 6000 copie vendute in tutto il mondo. All’epoca, la band capitanata dal bravo Max Aguzzi riuscì a farsi strada nel mercato grazie al suo metal di stampo teutonico con delle influenze prog qua e là e grazie a magnifici must come la magnifica “Legend”; poi si giunse al loro capolavoro supremo, il secondo album “Time For Expiation”, disco della maturità artistica in cui la band riuscì a creare un feeling unico, proponendo un sound adulto e curatissimo negli arrangiamenti e soprattutto nella scelta delle melodie eleganti e ammalianti: basta ascoltare la magnifica “Believe” per rimanere incantati.
Queste due ristampe, oltre ad essere rivisitate nel sound, reso più brillante e potente, vedono l’aggiunta di delle bonus track live dell’ultimo tour che i Dragonhammer hanno fatto nel 2014 insieme ai mitici Freedom Call per promuovere “The Experiment X”, loro ultimo disco.
Quindi… gente, chi ha intenzione di riscoprire dischi di un certo livello si faccia avanti!
Voto: 9/10
Antonio Abate

Contact
www.dragonhammer.com
:: Dragonhammer - The X Experiment - (My Kingdom Music - 2013)
Sono sempre felice quando mi cimento nelle recensioni di gruppi di casa nostra!
Questa è la volta dei Dragonhammer, band capitolina sulla scena da diversi anni con due album e un demo; dopo la bellezza di 9 anni eccoli ritornare sul mercato con un nuovo lavoro intitolato “The X Experiment”.
Certo il terzo disco ufficiale è sempre la prova del nove per la maggior parte delle band, dove si cerca di far capire al massimo le proprie qualità e la maturità che in questi anni si è riusciti a raggiungere: è questo è il caso dei Dragonhammer, che si presentano sul mercato con un vero potenziale best seller.
Sì, “The X Experiment” ha tutte le carte in tavola per diventare un successo del genere, grazie a un lavoro di maturità artistica e compositiva che in questi anni la band capitana da Max Aguzzi e Gae Amodio ha acquisito, passando dal vecchio power teutonico che decorava le vecchie releases ad un power sempre di chiare estrazioni teutoniche ma che grazie all’innesto delle tastiere di Giulio Cattivera si barda di un elegante prog, che dà una certa originalità alle 9 tracce di questa nuova fatica. Tanta melodia, ritornelli epici e grande feeling, che favoriscono un approccio mestoso, ricercato e nello stesso tempo non difficile all’ascolto; anche se devo ammettere a primo impatto ho avuto difficoltà ad apprezzare, ma basta dare una seconda chance e vi conquisterà
Tanti ospiti illustri che danno altra qualità a questo concept futuristico “The X Experiment”: a seguito dell’intro ecco la prima canzone “The End Of The World”, dove Aguzzi – che trovo migliorato a livello vocale – si imbatte in un bellissimo duetto con Roberto Tiranti; una classica song power speed che si lascia ascoltare alla grande, ma per capire la maturità artistica dei Dragonhammer basta arrivare alla traccia successiva “Seek In The Ice” dove la band fa davvero sul serio, creando un sound attualmente unico per le mie orecchie, grazie un eccezionale lavoro tastieristico di chiaro stampo prog che si mescola con i riff di chitarra di puro sano metal di casa nostra. Gli altri ospiti che troviamo in questo disco sono il grande chitarrista Francesco Fareri, che ci regala un solo in “My Destiny”, stupendo brano dal sapore Queensryche, e Titta Tani, che duetta nello stesso brano.
Grande Davide Folchitto (batterista Stormlord), che presta le sue fatiche in tutto l’album.
Ma non sono certo gli illustri ospiti a dare qualità a questo cd, quanto di sicuro le belle tracce come la title track e la violenta “Escape”, farcita da riff sincopati e un hammond che va strizzare l’occhio ai Dream Theater.
Che dire… in conclusione, ci sono tutte le carte in tavola per un buon successo; se proprio devo trovare il pelo nell’uovo (ma questa è più una faccenda di gusto personale) la produzione è sì pulita e definita ma si presenta leggermente spenta in alcuni casi.
Voto: 8/10
Antonio Abate

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